Claudio Bisio ha emozionato i telespettatori del Festival di Sanremo 2019 con il monologo sul figlio dal titolo "Il mestiere del padre". Il monologo portato sul palco dell'Ariston è ispirato a Father and son, scritto da Michele Serra, ed è stato in giro in molti dei più grandi teatri italiani, racchiuso in uno spettacolo perennemente in bilico tra il comico e il tragico. Bisio interpreta un padre che parla da solo, non dispone di un reale figlio come interlocutore e diventa così protagonista di un soliloquio semiserio, che a teatro durava un'ora e venti minuti.

Un riflessione sul concetto di autorità e di libertà, uno spaccato dei nostri tempi, invischiati in discorsi obsoleti e nuove tecnologie, che fa a pugni con il tentativo disperato di educare a dispetto della facilità con cui si è portati a trasgredire. Il monologo di Claudio Bisio è stato un momento di puro teatro che ha ricordato molto quello del 2018, che vide un intenso Pierfrancesco Favino nell'interpretazione del testo La notte poco prima delle foreste, atto unico del drammaturgo e regista francese Bernard-Marie Koltès del 1977, che si concentrò totalmente sul tema dello straniero e sulla necessità di comprensione dell'altro da sé.

Claudio Bisio è padre di due ragazzi adolescenti, avuti dalla giornalista Sandra Bonzi: Alice, nata nel 1996, e Federico nel 1998. Ed è Federico il figlio al quale fa riferimento all'inizio del suo monologo, quando dice: "Secondo me il bello del festival è che unisce le generazioni. Io ricordo da bambino lo guardavo con papà e adesso l’avrei visto con mio figlio se non fossi stato qui. Tra l’altro mio figlio, che ha vent’anni, ieri mi ha mandato un video a casa sul divano che con l’accendino in mano cantava “Notte prima degli esami” guardando la tv. Alcuni dicono che questi ragazzi sono pigri, indolenti, fannulloni i ventenni, i millennials. Io non credo, io gli do fiducia a questi ragazzi. Per esempio mio figlio si è svegliato nel momento stesso in cui si è svegliata tutta la città. Quando la gente va a lavorare, i bambini vanno a scuola e tutti sembrano partecipi dello stesso ritmo, membri della stessa comunità. Peccato che la città sia Sydney, a nove ore di fuso orario. Qui da noi sono le sette di sera, rabbuia e lui dorme ancora, ma almeno so che è passato da casa".

Come continuava il monologo Il mestiere del padre

Le tracce della sua presenza sono inconfondibili in bagno valanghe di asciugamani zuppi mi rendo conto che appendere un’asciugamani è un’attività che deve risultargli incomprensibile come chiudere un cassetto e un’anta di un armadio dopo avergli aperti come raccogliere da terra quelle felpe. Felpe farcite da una maglietta che lui sfila in un solo colpo insieme a qualunque indumento sovrastante c’è la parte superiore del suo vestiario è un multi strato che si compone vestendosi ma che non si scompone svestendosi.

Calzini sporchi, ovunque. A migliaia, a milioni. Appallottolati. E in virtù del peso modesto e dell’ingombro limitato, non tutti per terra. Alcuni su mensole, sull’armadio, sul lampadario come palloncini che un gas misterioso e sicuramente fetido ha fatto vibrare in ogni angolo della casa. Portacenere che traboccano di cicche allestite di canne spero non solo sue. Ecco in questo quadro bisunto e tendente all’oscuro quasi rabbiosa è l’aureola candida che sta sotto la macchinetta del caffè. Come descriverla, è un alone di zucchero dai contorni sfumati con al centro un piccolo cerchio intonso. Non riesce a centrare la circonferenza della tazzina e dunque mi sparge il suo zucchero (che tra l’altro è sale). Il suo computer scarica musica sempre. 
 
Forse è colpa mia, è colpa di noi genitori del fatto che i figli siano così. Smandrappati. Dicono gli psicologi, gli esperti che avreste bisogno di un padre con la P maiuscola. Un vero padre. Che avreste avuto bisogno del suo ordine ben strutturato, ben codificato così da poterlo fare tuo. Oppure combatterlo. E combattendolo diventando di nuovo. Non c’è argomento che mi metta più in difficoltà del padre io non ho che alcune attitudini per esempio quella non trascurabile del mantenerli con il mio lavoro e la mia fatica ma so che è sconveniente farlo pesare anche se è altrettanto sconveniente lo dico a carico tuo è dimenticarlo.

Ma riconosco che di tutte le altre tradizionali attitudini del padre stabilire regole, punire, rimproverare disciplinare io non sono un grande interprete le poche volte che cerco di riportare l’ordine sottolineare regole sento di avere un tono maldestro dell’improvvisatore senza talento. Parlo e dubito di almeno la metà delle parole che dico. Ho provato a seminare la casa di una parodia di comandamenti appiccicando post it alle porte. Parodie. Ecco il sogno mio era che dopo aver letto avresti capito da solo cosa avresti dovuto fare. Ma in fondo ti chiedo poco, molto poco. Forse troppo poco. Vuol dire che richieste cosi mediocri non possono scalfire il tuo spirito.

Il finale affidato ad Anastasio nelle vesti di figlio

Nel finale del monologo, Claudio Bisio si siede e scende il rapper Anastasio, grande fenomeno della scorsa edizione di X Factor. Il testo di Correre, il brano da lui cantato, da mezzanotte sarà reso disponibile sulle piattaforme digitali, avendo già beneficiato di una vetrina così importante come quella del Festival. Claudio Baglioni non si è fatto problemi nel coinvolgere un membro della scuderia Sky, che nell'edizione 2018 ha fatto molto parlare di sé per lo stile originale di alcune cover come Generale di Francesco De Gregori.