L'esperienza di Viva Raiplay! è terminata e adesso Fiorello può tirare le somme di quello che per la Rai è stato un vero e proprio esperimento targato Salini (Amministratore delegato Rai) che un giorno ha chiamato il presentatore e invece di proporgli "il solito varietà" su Rai Uno ha tentato di pensare laterale e proporgli una sfida vera e propria. Un programma senza l'assillo dell'Auditel, in cui il presentatore ha potuto invitare chiunque, senza porsi il problema se potesse piacere al pubblico, se fosse conosciuto etc, ma solo se piacesse a lui e se funzionasse il quel contesto. Il risultato è stato un aumento di oltre il 50% degli utenti registrati sulla piattaforma

L'esperienza più bella

"È stata l’esperienza più bella della mia carriera. E adesso che è finita mi dico da solo che sono stato scemo ad accettare" ha detto in un'intervista al Corriere della Sera, in cui ha spiegato che la sua pigrizia lo ha portato a fare uno sforzo enorme ha ribadito scherzando parlando di come la trasmissione sia aumentata, man mano che l'idea cresceva, nel minutaggio. Questa esperienza "è stata una spinta a cambiare, i tempi erano serrati, era tutto più veloce. È più bello avere meno tempo, ma fare più cose, tanti momenti di spettacolo che si possono tagliare in piccoli contributi da far girare sul web" ha ribadito, sottolineando lo spirito dell'iniziativa.

Viva Raiplay, una trasmissione senza snobismi

Dopo le prime puntate sulla Rai, che ha fatto da traino, Fiorello si è spostato solo su RaiPlay e ha allungato la durata, continuando quella che era l'idea principale, unire un po' i vari pubblici, da Venditti a Coez, passando per Gianluca Vacchi: "L’obiettivo era portare il pubblico della generalista sulla piattaforma di streaming, però questo ha contribuito a far arrivare anche i giovani, perché se invito Calcutta e Coez si incuriosiscono anche loro. Questa contaminazione tra classico e moderno ha funzionato. In una puntata c’erano Brunori Sas, Piero Angela e pure Gianluca Vacchi, che a molti non piace: io invece prendo tutto, senza nessuno snobismo. Penso al varietà nel vero senso della parola: uno spettacolo che mette in scena una varietà di cose".

Il no di Fiorello a Weinstein

Un successo che ha portato anche Variety a interessarsi del boost avuto dalla Rai online. Al media americano il presentatore ha spiegato di non avere velleità di riconoscimento all'estero e ha raccontato di quando, dopo il cameo ne "Il talento di Mr Repley" Harvey Weinstein, noto per le accuse del movimento #MeToo, gli avesse proposto un altro cameo. Ma Fiorello non aveva voglia di fare da sfondo e rifiutò, mandando su tutte le furie il produttore che gli inviò un messaggio in cui gli diceva che non avrebbe mai più lavorato a Hollywood: "Chi se ne frega", gli risposi.

Fiorello, Amadeus e Sanremo 2020

Al Corriere, infine, Fiorello ha anche parlato del Festival di Sanremo e in particolare di Amadeus, che ha definito una persona "buona": "Una bella persona, generosa. Se avessi fatto io Sanremo me ne sarei andato in un eremo; lui no, bello tranquillo ha fatto Sanremo giovani e Telethon, sarà in onda a Capodanno, continua a condurre i Soliti Ignoti, e poi andrà al Festival. È un grande professionista".