La presentazione dei palinsesti Rai 2019-2020 rappresenterà, nella storia dell'azienda, il tentativo di un cambio di passo netto rispetto al passato. Mentre si parla tanto di una Antonella Clerici orfana di programmi in prima serata, o di Lorella Cuccarini che approda a "La Vita in Diretta" innescando la prevedibile polemica sul vento sovranista che l'avrebbe portata fino a lì, si rischia di sottostimare la vera notizia di questi palinsesti: il processo di integrazione definitiva di RaiPlay nell'agenda quotidiana della Rai, legato inevitabilmente al ritorno di Fiorello in Rai.

Come cambia con Fiorello?

Il progetto è ampio e ambizioso, lo ha raccontato alla presentazione dei palinsesti a Milano la responsabile di RaiPlay Elena Capparelli: "In autunno, la Rai diventerà protaginista del mercato, dei servizi over the top. Ci sarà un canale autonomo, editorialmente, con una offerta digilale dedicata. Cambierà pelle, ci sarà una proposta per una nuova fruizione, via smart tv, su tutti i device. Un momento straordinario perché c'è una visione industriale nuova, ci sono nuove abitudini di consumo […] Sarà un laboratorio dove sperimentare nuovi format".

RaiPlay esce dalla nicchia

Cosa significa tutto ciò? Prima di tutto che Fiorello non farà il solito show in prima serata su Rai1. Ma vuol dire soprattutto che i vertici dell'azienda hanno capito come RaiPlay non dovesse essere solo un oggetto ornamentale, luogo per frequentatori occasionali o nerd appassionati e bramosi di poter ostentare i contenuti RaiPlay gridando che "oltre Netflix c'è dell'altro". Il futuro di RaiPlay ha ancora dei contorni sfumati e incerti, ma è inutile dire che il fulcro di tutto gira attorno alla figura di Fiorello, il cui ritorno in Rai ha un significato enorme.

Un progetto vero per Fiorello

Per la prima volta, dopo anni, l'azienda non ha proposto a Fiorello di tornare promettendogli, come moneta di scambio, la libertà di fare ciò che volesse. Gli ha anzi proposto un progetto lungimirante, funzionale alle esigenze dell'azienda di ampliare un settore ancora di nicchia e, contemporaneamente, incline alle caratteristiche di Fiorello, che da anni dice di non volerne sapere più nulla di fare one man show in prima serata.

Negli anni Fiorello è riuscito a riportare attenzione sulla radio quando pareva destinata all'oblio, grazie all'operazione di "Viva Radio 2"; alla stessa maniera ha aperto uno spazio nuovo sui social network prendendo la sua rassegna stampa mattutina al bar, registrata con un cellulare, tirandoci fuori "L'Edicola", un format che poi la televisione non ha potuto far altro che tentare di assorbire. Insomma, la sua inventiva non ha mai perso freschezza, innestandosi alla perfezione su qualsiasi mezzo di comunicazione, rende Fiorello il cavallo di Troia perfetto per avviare la migrazione del pubblico Rai (tradizionalmente non proprio giovanissimo) sulla piattaforma RaiPlay. In parole povere, è la carta per portare la Rai nel futuro. Futuro che qualcuno affetto da una smania di spirito critico, potrebbe considerare presente, sottolineando il gap con altri paesi. Ma tant'è. Il ritardo della Rai sotto questo punto di vista è noto ed è giusto dare a questa operazione la connotazione che merita secondo i nostri parametri: progresso.

Come dovrà essere lo show di Fiorello per funzionare

Perché l'operazione  Fiorello riesca, ci sarà bisogno di uno show efficace, in grado di valorizzare quella frammentazione che è tipica degli show contemporanei, distanti dal varietà classico settato sui parametri della Tv lineare. Serve un contenuto in pillole, capace di stimolare la condivisione sui social, con una costante aspirazione di viralità. Come fa Fallon in America, per intenderci, come fa Cattelan su Sky qui in Italia. Con la differenza che a farlo sarebbe Fiorello, il volto televisivo più amato d'Italia. Se lui sarà in grado di farlo con "Viva la Rai" (questo il titolo provvisorio del programma) si tratterà del suo ennesimo capolavoro. Ma gli applausi, in tal caso, toccherà farli soprattutto all'attuale gestione della Rai.