L'omaggio de Le Iene a Nadia Toffa, l'abbraccio dei 100 volti che hanno segnato la storia del programma di Davide Parenti, mette simbolicamente un punto alla vicenda che ha riguardato la malattia e poi la morte della conduttrice Mediaset. Una storia drammatica, a tratti divenuta epopea, che ha certamente segnato in modo irreversibile la percezione comune sul modo di vivere e affrontare una malattia. Uscendo per un attimo dalla bolla sentimentale che ci induce a guardare ai fatti di queste ultime ore con grande commozione, il caso Toffa stimola una considerazione sul sistema televisivo degli ultimi due anni, quasi interamente assorbito dal racconto di due grandi lutti: quelli di Fabrizio Frizzi e Nadia Toffa.

Due morti dall'enorme peso mediatico per diverse ragioni. Non solo l'età di Frizzi e Toffa al momento del decesso, la convinzione generale che si trattasse di qualcosa di prematuro, ma soprattutto il modo in cui il degenerare dei due mali si è incastrato con chirurgica precisione nelle pieghe del racconto televisivo.

È con il temporaneo arrivederci a "L'Eredità" che parsa chiara a tutti la gravità delle condizioni di salute di Fabrizio Frizzi, così come Nadia Toffa si trovava in giro per lavoro quando è stata colta da quel primo malore che ha segnato l'inizio di tutto. Poi il ritorno di entrambi nelle rispettive trasmissioni, una prova di forza parallela con la quale sia Frizzi che Toffa, forse consapevoli di non avere più molto tempo a disposizione, hanno deciso di tuffarsi nello tsunami di affetto del pubblico. L'apoteosi di questa logica è arrivata con il video postumo di Nadia Toffa, in cui la conduttrice in qualche modo si prepara alla sua morte, decidendo di immortalare i suoi ringraziamenti alle persone speciali della sua vita.

 

Il racconto del lutto a reti unificate

Il racconto televisivo in prima persona delle fasi della malattia è stato affiancato da quello che la televisione stessa ha fatto delle due vicende. La morte di Fabrizio Frizzi e Nadia Toffa ha rotto le tradizionali barriere tra emittenti, trasformandosi in un ecumenico dolore a reti unificate, trasversale, nel quale si faticava a distinguere reti Rai e Mediaset. Ore ed ore di trasmissioni dedicate alle notizie sui loro rispettivi malori, pensieri di solidarietà inviata in diretta da colleghi alla conduzione di altre trasmissioni, e ancora il ritorno in TV a sorpresa a "La Prova del Cuoco" di Frizzi, con lacrime annesse di Antonella Clerici, e quello di Nadia Toffa a Le Iene, con l'annuncio del cancro. Due casi unici, senza precedenti, se non quelli di rappresentanti dello Stato e grandi volti del mondo della cultura e dello spettacolo (Mike Bongiorno su tutti), la cui morte è tuttavia giunta come notizia improvvisa, quasi mai preceduta da mesi di ansia, in bilico tra condizioni in miglioramento e il sopraggiungere di un ineluttabile regresso. Frizzi e Toffa sono stati in qualche modo la traduzione televisiva dell'agonia.

La TV parla solo di se stessa

C'è infine un altro aspetto che questa considerazione fa emergere: la televisione parla sempre più di se stessa. Bando a qualsiasi giudizio morale, è indiscutibile come le vicende di Fabrizio Frizzi e Nadia Toffa abbiano avvantaggiato il progresso di un fenomeno tipico del piccolo schermo: la TV è una finestra su se stessa. Lo è sempre di più per quell'ambizione di realtà che la televisione rivendica, nella convinzione che questo concetto si traduca con il tentativo di riprodurre in TV la realtà, anziché raccontarla accettando l'impossibilità di mettere in scena una realtà parallela credibile. Parlare di se stessa, dei personaggi che la vivono, e in questo caso della malattia e della morte di due nomi di spicco, sintetizza perfettamente questa caratteristica della TV moderna, chiarendo una volta per tutte come i casi Toffa e Frizzi non cadranno mai in oblio, ma resteranno due pilastri della televisione dei prossimi anni.