La fiction Doc – Nelle tue mani sta registrando ascolti da capogiro. La seconda puntata ha intrattenuto ben 8.044.000 spettatori, registrando una crescita rispetto ai numeri già sensazionali della puntata di esordio. Fanpage.it ha intervistato Matilde Gioli, che nella serie tv interpreta Giulia Giordano. L'attrice ha commentato lo straordinario successo di Doc, poi si è raccontata tornando con la mente all'incidente avuto quando aveva 15 anni e per il quale rischiava di non poter più camminare. Inoltre, ha confidato la sua grande empatia verso il prossimo, che la porta a temere di ferire gli altri con un gesto o una parola sbagliata. Ha evidenziato il legame fortissimo che ha con la sua famiglia e ha svelato il significato dei suoi tatuaggi.

Gli spettatori stanno premiando ‘Doc – Nelle tue mani‘. La seconda puntata è stata vista da 8.044.000 spettatori…

Siamo entusiasti. Ci abbiamo messo tanto impegno. Vedere che è stato riconosciuto e apprezzato è davvero una grandissima gioia. Non ce lo aspettavamo. Era un po' un banco di prova. La serie tratta un argomento che non era scontato che avesse presa sul pubblico.

Nella fiction interpreti Giulia Giordano, una donna che sembra essere molto diversa da te.

Indubbiamente il carattere di Giulia, talvolta freddo e poco empatico, non rispecchia proprio la mia personalità. Però se fossi un medico, chi lo sa come sarei? Credo che in qualche modo, nella professione ci si trasformi un po'. Giulia, poi, è un medico internista. È il cervello dell'ospedale, a lei arrivano i casi, deve fare delle diagnosi. Credo che la sua professione l'abbia spinta a diventare fredda anche per protezione. Non sono come lei, ma non la voglio giudicare.

Che processo hai seguito per caratterizzarla?

Da quando faccio questo lavoro è come se avessi un database in testa di persone che conosco e che mi hanno colpito per dei tratti o dei caratteri. Prendo un po' di aspetti da ognuno. In questo caso, mi serviva un po' di freddezza, l'ambizione, uno sguardo che lascia trapelare sensibilità. Prendo da persone che ho conosciuto e in parte invento, poi metto tutto insieme.

Puoi darci una piccola anticipazione su ciò che Giulia riserverà agli spettatori?

Di certo ci sarà un percorso di trasformazione. Giulia, in reparto, era simbiotica con Fanti. Seguiva tutto ciò che faceva lui. Dopo lo sparo, il dottore ricomincerà ad apprezzare l'empatia e il contatto con i pazienti. Per amore di Andrea, lo farà anche lei anche se inizialmente è restia.

Proprio alla luce dell'amore che Giulia prova per Andrea, la scena in cui il medico le dice di voler riconquistare la moglie spezza il cuore…

Poverina. Nella serie c'è la tragedia dello sparo, la tragedia della perdita di memoria, la tragedia della morte prematura del figlio di Andrea. Giulia rimane sempre in silenzio perché non ama manifestare i suoi sentimenti, ma anche per lei è una botta grossa. È innamorata di Andrea ma lui non si ricorda di lei. Io da donna mi metto nei suoi panni.

Hai riflettuto su come sarebbe scomparire dai ricordi della persona che ami?

Sì, non sono fidanzata ma ho immaginato cosa proverei se l'uomo di cui sono innamorata mi dicesse: ‘Ma ci conosciamo?'. È tosta. Se fosse successo quando stavo con il mio compagno, sarebbe stata una tragedia. Non si può rispiegare a una persona, le esperienze vissute insieme.

Ti piaci quando ti rivedi in tv?  

Quando c'è una mia scena nella serie Doc, mi sembra tutto molto strano. Purtroppo quando mi vedo, vedo la finzione. Invece negli altri noto una naturalezza incredibile, mi commuovo anche. Sono stati meravigliosi.

Non ho notato disparità tra te e gli altri. Credo sia una tua percezione.

Non dico che io non mi sia impegnata o sia stata meno brava, ma so di non essere davvero un medico. Quando mi riguardo, vedo me che fingo di fare qualcosa. Credo sia anche normale.

Come è stato lavorare con Luca Argentero?

Luca è un professionista. Si vede che ci tiene a questo lavoro. L'ho trovato molto maturo e mi ha insegnato tanto. Sul set tendo a essere un pochino caciarona e a distrarmi facilmente. Lui ha mostrato sempre grande concentrazione e professionalità, nonostante si lasci andare nei momenti di gioco.

Che atmosfera si respirava tra voi attori?

Eravamo veramente una grande famiglia. L'ospedale è stato ricostruito in teatro a Formello. Ogni mattina c'era chi arrivava cantando, chi col muso, chi con le brioche. Un'atmosfera molto bella.

La fiction è ispirata alla storia di Pierdante Piccioni, un uomo che è ripartito da zero dopo un incidente. Seppure con dinamiche molto diverse, è accaduto anche a te di dover ricominciare dopo un trauma.

Sì, tra i 15 e i 16 anni ero in vacanza studio a Londra e ho fatto un brutto incidente in un parco acquatico. Mi è caduto sulla schiena un ragazzo di 90 kg e mi ha spaccato 5 vertebre. Ho rischiato la paraplegia, poi fortunatamente è andato tutto bene. Ho passato quasi due anni chiusa in casa col busto, perché ho avuto dei traumi molto, molto importanti. Ho dovuto ricominciare, lasciando tutto quello che facevo. Non potevo fare sport o ginnastica ritmica, non potevo frequentare luoghi pubblici e nemmeno andare in macchina a scuola per non danneggiare la schiena. È stato davvero un periodo tosto.

Come hai trovato la forza di reagire?

Mi hanno consigliato di fare solo sport acquatici. Da lì ho scoperto il nuoto sincronizzato che è diventata la mia grande passione, tanto da arrivare a praticarlo a livello agonistico. Si ricomincia sempre, basta trovare qualcosa di bello da cui ripartire. Spero che questo messaggio arrivi.

Tra le tue passioni c'è anche l'Inter.

Sì, papà era interista e quindi abbiamo sempre tifato Inter a casa. Poi, ci ha portato allo stadio quando eravamo piccoli ed è stata un'esperienza che mi è piaciuta molto. Adrenalina pura.

Quanti anni avevi?

Tra i dieci e i dodici anni. Non ricordo bene. Poi l'Inter è diventata una passione mia e ho cominciato ad andare allo stadio con gli amici. Ora con l'Inter ho fatto anche dei lavori, ad esempio sono stata il volto del lancio della nuova maglia. È un vero peccato che mio padre non abbia fatto in tempo a vedere questa parte della mia vita. Quando se n'è andato ero ancora una studentessa universitaria. Anche se secondo me ha visto tutto e starà facendo i suoi commenti che sono positivi, ne sono certa. Io ho fatto tutto in buonafede come avrebbe voluto. Già questo credo sia sufficiente per farlo essere orgoglioso di me ovunque sia.

Questo tuo forte legame con la famiglia, si nota anche nei tuoi tatuaggi. Qual è il più significativo?

Sicuramente quello che ho sul polso. Ci sono due omini stilizzati, uno più grande e uno più piccolo, che siamo io e mio papà, uniti da un cuoricino. Poi sui piedi ho le iniziali della mamma e di papà. Ho la S sul piede sinistro, che sta per Stefano. E la F sul piede destro per Francesca. Sono le mie radici. Sono molto attaccata alla mia famiglia e ai miei fratelli.

Il tatuaggio che Matilde Gioli ha dedicato al padre
in foto: Il tatuaggio che Matilde Gioli ha dedicato al padre

Sei laureata in filosofia. Cosa ne penserebbe la studentessa universitaria che eri dell'attrice che sei diventata?

Domanda difficile. A 20 anni ero ipercritica con me stessa. Probabilmente avrei trovato un sacco di cose da rivedere, criticare, sistemare. A 30 anni sono molto cambiata. Sono contenta di quello che sono. La vecchia Matilde avrebbe criticato un po', però forse alla fine avrebbe apprezzato quello che sono riuscita a fare.

Sembri una ragazza molto sicura di te e determinata. C'è qualcosa che ti spaventa?

Prima del Coronavirus, la mia paura più grande era la solitudine. Poi mi sono ritrovata da sola. Attualmente sono a Roma mentre la mia famiglia è a Milano. Ero qui a lavorare alla serie, quando hanno chiuso tutto. Ho evitato di mettermi in viaggio perché ci chiedevano di non farlo. Ho sentito il dovere di rispettare gli altri e non partecipare a quel fuggi fuggi generale che credo non abbia fatto altro che spargere di più il virus. Volevo tornare a casa dei miei, certo, ma lo farò quando sarà possibile viaggiare.

Come è andato questo faccia a faccia con la solitudine?

Ce l'ho fatta. Alla fine ho trovato tanti modi per affrontarla. Quindi non è più la solitudine la mia paura.

E qual è?

Ho una grandissima paura di fare del male agli altri. Infatti, a volte, le persone che mi conoscono mi dicono: ‘Stai tranquilla, va tutto bene, non ti scusare sempre per tutto'. Ho l'ansia di ferire senza accorgermene, con una parola o con un gesto. Questa cosa non riuscirei a sopportarla. A differenza di Giulia, sono molto proiettata verso l'altro. A volte mi sforzo di non dire quello che penso perché ho paura di offendere le persone. Su questo devo un po' lavorare.

Tendi a mettere da parte te stessa per gli altri?

Sì, al momento prediligo fare stare bene gli altri anziché pensare a me stessa. È un meccanismo che non va bene, ma non sopporto l'idea che una persona dica: ‘Matilde mi ha fatto male'. Mi dispiace. Sento molto le sofferenze degli altri. Lo so, però, che non è possibile vivere senza ferire mai nessuno.

Una ragazza iperattiva come te, come sta affrontando la quarantena?

Mi annoio ma non riesco a lamentarmi. Noi che siamo a casa e che dobbiamo pensare solo a cosa cucinare e a cosa leggere dobbiamo ritenerci fortunati. Certo, l'idea di non potere uscire, correre, andare a cavallo, mi crea un po' di pressione sul petto, ma rispetto a quello che sta vivendo la gente negli ospedali in questo momento…non ho proprio il diritto di lamentarmi. Appena finirà tutto correrò dalla mia famiglia per abbracciarli tutti, poi andrò a fare una passeggiata con Fuego il mio cavallo, che mi manca da morire.

Per concludere, c'è qualcosa che i fan sarebbero sorpresi di sapere di te?

Sono una grande cuoca. Faccio il pane, cucino per tante persone perché sono abituata a farlo in casa mia. Ma è probabile che i fan che mi seguono dall'inizio, se lo aspettino da me. Sanno che a me piacciono le cose genuine.