Da diversi giorni si parla con insistenza di abolire il canone Rai, per distacco la tassa più odiata d'Italia. Il tema è tornato ad essere all'ordine del giorno dopo la presentazione della proposta di legge di abolizione del canone Rai concepita dalla rappresentante del Movimento 5 Stelle Maria Laura Paxia (cofirmatari Gianluigi Paragone e l'attuale ministro Stefano Patuanelli). Niente che riguardi l'esenzione dal canone Rai 2020, ma qualcosa che, se andasse in porto, riguarderebbe tutti.

La proposta dell'onorevole Paxia è stata depositata il 13 novembre ed ha suscitato non poche discussioni tra le varie forze politiche e il sindacato Rai. Proviamo quindi a districarci, nel tentativo di fare un po' di chiarezza su chi è favorevole e chi è contrario ad eliminare il canone, passando anche per chi propone una riduzione del discusso tributo.

La proposta di abolizione del canone Rai del M5s

Di questa proposta avevamo parlato alcuni mesi fa, spiegando come in sintesi puntasse all'abolizione del canone Rai e all'aumento della pubblicità. In buona sostanza la natura del servizio pubblico televisivo prevede entrate miste, derivanti dai tributi dei cittadini (il canone appunto) e dalla pubblicità. Quest'ultima prevede un tetto massimo – il limite di affollamento pubblicitario – che la Rai non può superare. È questa, in parole povere, la ragione per la quale sulle reti Rai vediamo generalmente molti meno spot pubblicitari rispetto alle reti private.

Su questo aspetto Maria Laura Paxia, che è tra l'altro membro della commissione di vigilanza Rai, ha spiegato così la sua proposta a Fanpage.it affermando di trovare non ritenere giusto "che i cittadini continuino a pagare per una RAI che è politicizzata e piena di interessi. E’ giusto che diventi una rete pubblica senza interferenze e che sia al servizio di tutti per l’interesse di tutti". L'obiettivo della proposta sarebbe quello di accelerare un processo di snellimento dell'azienda e liberare la Rai dai partiti. I mancati introiti del canone verrebbero compensati da un drenaggio di risorse da altre tasse, come quella sui servizi digitali (web tax) e, spiega Paxia, "da un contributo delle altre reti, diverse dalla pubblica". Il suddetto contributo verrebbe stabilito di anno in anno il Ministero dello Sviluppo Economico e il Ministero delle Economie e Finanze. Nessun pericolo, aggiunge l'onorevole del Movimento 5 Stelle, che la cosa privi la Rai dell'accezione di azienda pubblica:

Il controllo della RAI sarà sempre pubblico. Anzi, aumenteremo l’essere pubblico della RAI grazie a questo intervento perché la vincoleremo a fare di più e meglio e in modo imparziale.

Le diverse opinioni nel Movimento 5 Stelle

Diverse le voci che si oppongono alla proposta Paxia di abolizione del canone Rai e non è escluso che siano anche interne al Movimento 5 Stelle. L'idea di abolire il canone e rimuovere i limiti di pubblicità pare infatti andare in contraddizione con le idee storiche della forza politica rappresentata dall'onorevole Paxia (l'attuale presidente della Camera Roberto Fico esultava nel 2016 quando si raggiunse l'obiettivo dello stop alla pubblicità su Rai YoYo). E d'altronde è curiosa la posizione del Movimento 5 Stelle su una proposta di una propria parlamentare, dato che gli alti esponenti del Movimento 5 Stelle, a cominciare dal ministro dello Sviluppo Economico, Patuanelli (cofirmatario della legge, appunto), fino ad arrivare al capo politico Luigi Di Maio, che in una dichiarazione in merito ha affermato: "Il nostro obiettivo è ridurre il canone, poi non spariamo cifre perché stiamo parlando di 2 miliardi di euro circa, ridurlo garantendo sempre che la Rai possa essere più indipendente possibile".

Chi è contrario all'abolizione del canone Rai

A criticare senza mezzi termini la proposta è la senatrice Pd Rita Borioni, consigliere di amministrazione Rai, che con un paradosso equipara la proposta grillina all'ipotesi che si possano togliere i finanziamenti alla sanità e alla scuola (pubblici come il canone Rai), compensandoli con finanziamenti privati, equivalente della rimozione del tetto pubblicitario.

Una posizione che vede concorde anche l'altro consigliere Riccardo Laganà, eletto dai dipendenti del Servizio Pubblico, il quale evidenziando i dati positivi sul canone Rai in bolletta elettrica capace di ridurre sensibilmente l'evasione, ritiene che la riflessione si dovrebbe orientare sulla redistribuzione delle risorse (e la destinazione del tanto discusso extragetitto), più che sull'abolizione del canone.

Abolire il canone senza privatizzare la Rai

Un'altra criticità riguarda la questione privatizzazione, assente dalla proposta di abolizione del canone Rai. La riassume bene un articolo di Simone Cosimi su Wired che fa riferimento all'incongruenza tra l'ipotetica abolizione del canone e l'assenza di un piano preciso per la privatizzazione della Rai. "Per equiparare la Rai alle reti commerciali – si legge – dovresti privatizzarla, non basta eliminare il canone. Finché non lo fai, il 99,56% di viale Mazzini rimane del ministero dell’Economia. Quindi sostenere di eliminare il canone non elimina il prelievo dalle casse pubbliche ma inganna solo i cittadini: in qualche modo la macchina va fatta funzionare". Posizione che attribuisce alla proposta grillina una natura essenzialmente propagandistica. Sulla questione privatizzazione Rai, altro tema caro che ritorna ciclicamente in auge, Paxia si limita a dire che in questo momento non è all'ordine del giorno. La deputata M5s si è espressa anche sulla questione privatizzazione:

In questo momento il discorso della privatizzazione della RAI, o di una delle sue reti, non è all’ordine del giorno. Sicuramente, però, occorrerebbe avere almeno una rete pubblica. La completa privatizzazione potrebbe farci perdere un pilastro di imparzialità ed equità che vogliamo creare con la RAI.

La raccolta firme per la riduzione del canone Rai

La posizione di Di Maio sulla riduzione del canone Rai genera un intreccio politico insospettabile con la proposta di Michele Anzaldi, segretario della commissione di vigilanza Rai ed esponente di Italia Viva, il nuovo partito di Matteo Renzi. "Tagliamo 10 euro all'anno fino a che non finirà la disinformazione" è il motto di Anzaldi, che da mesi, ancor prima che finisse l'esperienza del governo gialloverde, lancia l'allarme informazione in Rai, che è in effetti il settore più in difficoltà del servizio pubblico. L'onorevole ha lanciato una raccolta firme (che al momento ha superato le 25mila sottoscrizioni) per una riduzione progressiva del canone, che mira a sollecitare l'azienda a ripensare completamente il settore informativo. Anzaldi fa leva su un aspetto meramente economico, allargando il discorso agli sperperi Rai, che paga milioni di euro conduttori tenuti in panchina (e cita il caso di Antonella Clerici).

Di Maio e Renzi "uniti" contro il canone Rai?

Non è reato dire che la questione canone può fungere da trait d'union tra il Movimento 5 Stelle e Italia Viva. Stesse motivazioni, slogan identico (liberare la Rai dai partiti!), proposta diversa. Anche perché Italia Viva fa riferimento a quell'ex premier, Matteo Renzi, che aveva fatto del canone in bolletta uno dei simboli del suo esecutivo. Una decisione che ha ridotto sensibilmente il tasso di evasione del canone Rai, in quel caso abbassato da 113 euro a 90 euro annui. Farsi portatori di una condanna totale all'idea del canone per finanziare la Rai potrebbe essere un rischio.

Usigrai condanna la disinformazione sul canone Rai

A sottolineare e condannare l'inusuale corrispondenza di amorosi sensi tra il partito di Renzi e la forza guidata da di Di Maio è Usigrai (Unione sindacale dei giornalisti Rai), che condanna la "campagna di disinformazione sul canone Rai" con un attacco preciso alle forse politiche: "Distanti su tutto, ma pienamente d'accordo quando si tratta di colpire la libertà della Rai Servizio Pubblico. Il Movimento 5 Stelle di Luigi Di Maio e Italia Viva di Matteo Renzi improvvisamente trovano piena convergenza nel colpire la Rai. Del resto, è storia antica: quando bisogna racimolare consensi si tira fuori la carta della riduzione del canone". È quanto denuncia, in una nota, l'Esecutivo Usigrai". La nota dei giornalisti del Servizio Pubblico prosegue così:

Se vogliono davvero una Rai sana e libera non devono fare altro che togliere le mani dall'azienda e approvare in parlamento una legge di riforma. Dal testo Gentiloni a quello Fico passando per quello Tana De Zulueta, le proposte già esistono: basta calendarizzare e votare. O forse preferiscono fare demagogia sul canone la mattina e occupare le poltrone Rai la sera.

Come la pensa la Lega sul canone Rai

Manca all'appello tutta l'area politica che in questo momento, stando ai sondaggi, gode della maggioranza dei consensi in Italia, ovvero la Lega di Salvini e tutto ciò che attorno ad esso graviti. Risale a qualche mese fa la dichiarazione del segretario della commissione di Vigilanza Rai Massimiliano Capitanio, commentando la proposta di abolizione canone dei 5 Stelle (allora alleati di governo), affermava:

È naturale che la riduzione o l'abolizione del canone ci troverà sempre a favore Siamo disponibili sin da subito a lavorare per raggiungere l'obiettivo. E' altrettanto evidente, però che non asseconderemo mai nessuna operazione mirata a smantellare il servizio pubblico né asseconderemo altre logiche di informazione che non siano mirate all'interesse del cittadino e del Paese. Non dimentichiamo che parte del canone è utilizzato per sostenere il fondo per il pluralismo dell'informazione.

Una posizione ballerina, dunque, che visti gli equilibri politici in questa fase faticherebbe a trasformarsi in un'azione condivisa. E il sostanziale silenzio della Lega in questi giorni, in antitesi ai vigorosi attacchi alla Rai cui la forza guidata da Salvini ci ha abituati, ne è in qualche modo testimone.

Canone Rai abolito, quante possibilità ci sono?

Quante possibilità ci sono, dunque, che il canone venga abolito? Ad occhio e croce non molte. Al di là dell'opinione che si può avere sulla proposta Paxia, una legge di questo tipo richiede una larga condivisione dell'arco parlamentare, soprattutto se di mezzo c'è la Rai, tra i temi più delicati del dibattito pubblico e politico, visto l'intreccio di interessi che riguarda l'azienda. Più di tutto, sarebbe indispensabile una maggioranza di governo compatta sulla questione. Lo scenario sopra descritto fa capire come le posizioni di Movimento 5 Stelle e Partito Democratico sull'argomento siano diametralmente opposte. Salvo che il partito guidato da Zingaretti non accetti di fare un passo indietro, il futuro del disegno di legge sull'abolizione del canone Rai sembra già precario. E infatti Maria Laura Paxia commenta così questo aspetto:

Credo che i colleghi del Partito Democratico non siano contrari ad eliminare una tassa iniqua ed ingiusta. E’ però corretto, anche a livello istituzionale, aprire un dibattito parlamentare e chiunque potrà dire la propria per poi trovare finalmente la sintesi. Sono convinta però che, da rappresentati dei cittadini, nessuno può essere contrario a questa abolizione.