L'addio di Chef Rubio a Discovery ha aperto inevitabilmente il dibattito. Tra retroscena, inciuci e veleni, Gabriele Rubini ha già detto la sua sui social network, smentendo "i cazzari" e spiegando di avere "perso la serenità" per continuare nel progetto. A tendere una mano allo chef rugbista c'è Michele Anzaldi. Il deputato di Italia Viva e segretario della commissione di Vigilanza Rai chiede che il servizio pubblico prenda in considerazione il profilo di Rubio per il futuro. Una provocazione dettata dalla linea politica dell'artista, notoriamente opposto a quello di Matteo Salvini.

La proposta di Michele Anzaldi

Michele Anzaldi non è nuovo a proposte sul filo della provocazione. Nel corso di questa estate ha fatto una grande battaglia sulle assunzioni di esterni vicini alla Lega e al suo leader. Ecco allora che chiede che il servizio pubblico dia una chance a Chef Rubio.

Chef RUBIO lascia Discovery: la Rai avrà il coraggio di proporgli un programma, magari che parli di ultimi e periferie e sappia interessare i giovani? Oppure ci sarà un pregiudizio politico per le sue idee? In questa Rai vengono ingaggiati solo biografi e supporter di Salvini?

La petizione per abbassare il canone Rai

Tra le ultime proposte di Michele Anzaldi, c'è la petizione su Change.org per tagliare il canone Rai. Un grande successo per l'iniziativa che, in meno di 24 ore, ha superato le 10mila firme.

I vertici Rai e i vertici della politica dovrebbero riflettere. Se l’informazione Rai continua a peggiorare, se il pluralismo non viene rispettato, se i soldi del canone vengono usati per pagare mega stipendi da 4 milioni di euro annui invece che per acquistare i diritti dei grandi eventi sportivi, allora è giusto che i cittadini paghino di meno. I telespettatori che vogliono informazione, sport, approfondimenti giornalistici devono troppo spesso cercare nelle emittenti commerciali. Alcuni Tg sono diventati veri e propri organi di partito, l’informazione in prima serata è stata smantellata in gran parte e quello che rimane brilla in certi casi solo per cattivo giornalismo e partigianeria.

Nel 2016, la cifra del canone fu abbassata a 90 euro dal Governo Renzi: "La qualità peggiora, l’offerta diminuisce, ma i cittadini devono comunque pagare la stessa cifra", scrive Anzaldi, "se le cose vanno avanti così, è giusto pagare ancora meno".