Il centro di produzione Rai di Napoli
in foto: Il centro di produzione Rai di Napoli

In queste settimane si discute di come far ripartire la Tv in questa Fase 2, compatibilmente con le misure restrittive e l'emergenza coronavirus che continua a imperversare. Uno dei luoghi chiave per il ritorno a regime della Rai è il centro di produzione di Napoli, dove nelle prossime settimane potrebbero riprendere le produzioni della soap più amata e longeva d'Italia, Un posto al sole, e il primo show comico in prima serata dell'era Covid, Made in Sud. Il condizionale è d'obbligo, viste le misure restrittive, ma per capire se e quando potranno partire questi programmi, ne parliamo con Antonio Parlati, neo direttore del centro di produzione Rai di Napoli.

Direttore, come state organizzando la ripartenza?

Da tempo siamo organizzati con dispositivi di protezione e misurazione della temperatura, c'è un termoscanner all'ingresso del centro che la rileva. Il problema vero riguarda il distanziamento sociale, in particolare legato alla parte artistica. Se negli spazi comuni si può garantire, sul palco non si può andare con la mascherina e tenere la distanza comporta difficoltà di tipo organizzativo.

La situazione appare molto più complessa di quanto si potesse immaginare. Per ripartire avrete bisogno dell'ok definitivo della task force Rai su un protocollo. 

Ci sono linee guida che sono quelle del governo, poi lì dove ci sono peculiarità, la Rai inserisce ulteriori norme a maggior garanzia dei lavoratori. E in questo senso c'è la necessità di avere ingressi e percorsi diversificati, tutta una serie di accortezze che bisogna capire se siano compatibili con le nostre esigenze.

Si può quantificare il numero di persone necessarie alla realizzazione un programma?

Bisogna tenere conto che in azienda non lavorano solo maestranze Rai, ma anche quelle dei produttori esterni, da Tunnel per Made in Sud a Fremantle per Un Posto al Sole. Un altro problema è che nel nostro centro, come gli altri centri Rai, convivono più produzioni contemporaneamente e questo complica la situazione. La difficoltà è rispettare le regole calandole nella specificità logistica.

Nelle prossime settimane, secondo i palinsesti a Napoli dovrebbero partire tre produzioni, oltre a Upas e Made in Sud anche quella di Reazione a Catena.

Le tre produzioni sono in valutazione, prima di poter partire dobbiamo verificare che quella produzione, con spazi, regole e prescrizioni, sia effettivamente realizzabile nel centro di produzione. Verificato questo, bisogna poi capire come diversificare gli spazi per le diverse produzioni, evitare di far incontrare persone di diversi gruppi di lavoro. 

E la questione non riguarderà solo attori e artisti. 

Il ragionamento è molto ampio perché bisognerà anche contingentare il numero di ingressi per ogni produzione. Non pensiamo solo all'aspetto palco, ma ai camerini, alla necessità che gli artisti debbano essere truccati, debbano indossare un costume. Alcune attività che non si potranno più fare o saranno limitate.

Cambierebbero anche le dinamiche dei programmi: i comici di Made in Sud dovrebbero far ridere, ma senza un pubblico.

Conterà molto la personalità di chi sta sul palco, dire una battuta nel vuoto restituirà una sensazione strana. Soprattutto gli attori comici si appoggiano a ciò che funziona, il concetto del tormentone si basa su questa logica.

Lei ha avuto questo incarico a inizio aprile, nel bel mezzo di una pandemia, dopo aver lavorato al centro di produzione per anni. Come l'ha presa?

Diciamo che io c'ero già dentro, per me non è cambiato molto. Ovviamente da direttore ho una responsabilità maggiore, ma conoscevo già le attività e non ho fatto altro che alzare il livello di attenzione, preoccupandomi di salvaguardare la salute di tutti in un momento complesso.

Su Un Posto al Sole ci è arrivata notizia di copioni già pronti, ma che ci sarebbero spaccature tra tecnici e attori proprio in relaziona alle disposizioni di sicurezza.

Non mi risultano frizioni e divisioni tra cast e troupe. In questo momento c'è in tutti una grande voglia di tornare alla normalità, il problema è che Un Posto al Sole è una fiction, non uno spettacolo di varietà. Non ha solo un problema di tempistiche, perché affinché si mantenga la distanza tra gli attori, c'è bisogno di una riscrittura totale. Le sceneggiature disponibili prima del Covid non parlano di Covid, ma gli attori si comporteranno in base alle regole del Covid. In più c'è un'altra criticità: al momento non è ancora possibile girare in esterna.

Nelle sceneggiature al momento disponibili quindi non si parla di Covid?

In questo momento immagino che gli sceneggiatori stiano pensando come riprendere e da quando riprendere anche adattando la scrittura a quello che è accaduto.

Neighbours, la soap da cui Un Posto al Sole è tratta, ripartiràcon misure di sicurezza stringenti, che rendono tuttavia possibile girare. Lei che ne pensa?

Bisogna fare attenzione alle differenze che ci sono tra i due contesti. Quella soap si gira in Australia, dove ci sono stati poco più di 6mila casi di contagio e un numero di decessi decisamente basso, dati che forse potremmo assimilare a quelli di una città italiana. Sebbene la Campania, toccando fuori, sia fuori dal picco grosso di pandemia, le condizioni sono completamente diverse, anche rispetto al sentire comune del problema.

Quindi in definitiva c'è la volontà di ripartire, ma non si sa se e quando si potrà?

Noi predisponiamo l'organizzazione della produzione rispetto alle normative, stiamo facendo tutto con estrema attenzione e l'intenzione è ripartire prima dell'estate.

Il 15 giugno come data di partenza di Made in Sud è quindi ipotizzabile, ma ancora prematura?

Puntiamo a quella data, si fa di tutto per partire prima di luglio. Se ce la facciamo è perché si saranno poste le condizioni per tenere tutti in sicurezza. Sono fiducioso che ciò accada.