Il 15 maggio del 1993 è un giorno storico nella storia della lotta alla mafia. Quella mattina un gruppo di carabinieri del ROS, dopo mesi di appostamenti, intercetta a Palermo l’auto sulla quale sta viaggiando Totò Riina, capo indiscusso di Cosa Nostra, noto anche come il Capo dei capi. Riina è latitante da 24 anni e ha guidato i Corleonesi al comando dell’organizzazione criminale con una sanguinosa guerra dichiarata ai clan palermitani. E c’è lui dietro tutti gli attentati agli uomini dello Stato che hanno indagato su Cosa Nostra, da Rocco Chinnici e il generale Dalla Chiesa a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. A capo del gruppo di carabinieri che riesce ad arrestare Riina c’è il capitano Sergio De Caprio, noto come Ultimo. Per molti una leggenda, per qualcun altro un soldato fuori controllo i cui metodi suscitano non poche perplessità. Un personaggio discusso che comunque lo si voglia giudicare ha segnato la storia della nostra Repubblica. La sua storia viene ricostruita in “Ultimo, il capitano”, una docu-serie in due puntate prodotta da Indigo Stories in onda domenica 18 elunedì 19 ottobre alle ore 21:25 sul Nove e in esclusiva su Dplay Plus.

La docuserie prodotta da Alessandro Lostia, scritta da Giovanni Filippetto e Antonio Plescia con la regia di Graziano Conversano, racconta la vicenda di Ultimo, tra ascese e cadute, dal suo punto di vista, dove sua è la voce narrante di un racconto arricchito da immagini originali di pedinamenti e investigazioni, audio di intercettazioni ambientali e telefoniche, interviste ai membri della squadra e materiale di repertorio. Per l’occasione Ultimo torna in prima persona nei luoghi delle sue più importanti indagini, e con lui anche la sua squadra di uomini pronti a tutto – Vichingo, Arciere, Daigoro, Nello, Alchimista, Pirata, Petalo e Androide – che l’hanno affiancato nei casi più difficili e pericolosi e che si sono contraddistinti per l’ineguagliabile tecnica investigativa.

Il primo episodio è incentrato sul periodo immediatamente precedente all’arresto di Totò Riina. Tutto ha inizio con la conferma da parte della Corte di Cassazione delle condanne del Maxiprocesso di Palermo, che aveva stabilito l’ergastolo per 19 capimafia. Una sentenza che Riina e la cupola di Cosa Nostra speravano venisse smontata in Cassazione grazie ad appoggi politici e che invece vede la vittoria del lavoro del pool guidato da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Da quel 30 maggio 1992 parte dunque la controffensiva mafiosa, che punta a vendicarsi degli uomini dello Stato. È un periodo sanguinoso che vede gli omicidi di Salvo Lima, ex sindaco di Palermo, colpevole di non aver salvaguardato come promesso gli interessi mafiosi, ma ci sono anche le stragi di Capaci e via D’Amelio, in cui cadono Falcone e Borsellino insieme agli uomini della scorta. Di fronte a una simile dichiarazione di guerra servono armi speciali. Così viene coinvolto il gruppo operativo dei carabinieri dei Ros che si trova a Milano, che conosce Palermo e che ha conosciuto bene Giovanni Falcone. A capo del gruppo c’è il capitano Ultimo. Nato a Montevarchi, in provincia di Arezzo, è figlio di un maresciallo dei carabinieri e la sua carriera militare ha una svolta nel 1982 quando viene ucciso il generale Dalla Chiesa. Dopo la scuola ufficiali a Roma decide di trasferirsi a Palermo, a Bagheria. Dopo poco tempo riesce ad arrestare l’assassino del capitano dei carabinieri Emanuele Basile. I successi professionali si susseguono uniti a una sempre maggiore conoscenza del mondo mafioso. In questo periodo fa la conoscenza con il colonnello Mario Mori che decide di portarlo con sé a Milano. Qui, dopo aver costituito la sua squadra di fedelissimi, sul finire degli anni ‘80 partecipa attivamente all’indagine sulla Duomo Connection. Con un simile curriculum, nel 1992, gli viene chiesto di scendere a Palermo con il compito preciso di catturare Totò Riina e decapitare Cosa Nostra. Lo fa accompagnato dalla sua squadra che in questo caso ha un nome di battaglia: si chiama CRIMOR – Unità militare combattente. Scatta così l’Operazione Fenice.

Il secondo episodio si concentra invece su quanto accaduto dopo l’arresto di Riina. Il gruppo di Ultimo non solo non ottiene quei riconoscimenti e quel balzo di carriera che si sarebbe aspettato dopo un simile successo, ma si trova persino al centro di forti polemiche. A partire da quelle per la mancata perquisizione immediata del covo del boss mafioso, dove le forze dell’ordine entrano solo 15 giorni dopo l’arresto trovandolo completamente vuoto e addirittura con le pareti dipinte di fresco. Un pasticcio che sfocia in un processo. Iniziano a sorgere dubbi, insinuazioni, la squadra stessa di Ultimo viene messa sotto indagine. È un periodo buio in cui la figura di Ultimo viene messa in discussione, a lui viene impedito di lavorare e addirittura viene reso noto il suo vero nome che fino a quel momento era rimasto segreto. Nell’occhio del ciclone finisce anche il comandante Mori, che di Ultimo era stato il mentore. Ultimo lascia quindi il ROS per passare al NOE, il Nucleo Operativo Ecologico. E anche qui riesce a lasciare il segno, con un’indagine che porta allo scoperto un giro di affari loschi che porta al clan dei Casalesi. Un’altra indagine sullo smaltimento delle macerie del terremoto dell’Aquila conduce invece al tesoro di don Vito Ciancimino.

Neppure i numerosi successi investigativi ottenuti al NOE sono bastati e oggi il Capitano Sergio De Caprio, senza veri incarichi operativi, si dedica ad altri ultimi, cercando di accogliere i bisognosi e dare loro la speranza di un futuro migliore. Si dedica a formare un sindacato dei carabinieri, ma soprattutto lavora alla Mistica, la sua casa famiglia alla periferie est di Roma. Un luogo particolare dove Ultimo addestra grandi uccelli rapaci. I suoi preferiti sono le aquile con cui instaura un rapporto simbiotico. Ma la Mistica accoglie soprattutto bisognosi: famiglie rom, disperati in fuga. Musulmani, cattolici, ortodossi, alla Mistica convivono in armonia e producono per autosostenersi. Questo luogo, per Ultimo conta moltissimo. È la sua missione. Ultimo tra gli ultimi.