Si è chiuso con una scena della grande famiglia in spiaggia, sulle note di Vasco Rossi, l'ultima puntata della terza stagione di "Tutto può succedere", la serie televisiva italiana ispirata al successo di "Parenthood", serie a sua volta tratta dal film diretto da Ron Howard. Un'avventura, quella del prodotto, che è appunto durata tre stagioni e che non è stata rinnovata dalla Rai per una quarta.

Una fine annunciata?

Chi mastica un po' di ascolti aveva intuito già che sarebbe stata questa la strada intrapresa dal servizio pubblico, di cui si faceva già fatica a comprendere la decisione di piazzare la terza stagione di "Tutto può succedere" nel periodo estivo, prima in concorrenza coi mondiali di calcio in esclusiva su Mediaset e poi nella stessa serata di messa in onda di "Temptation Island", che ha ribadito anche quest'anno i numeri notevoli delle passate edizioni.

Il risultato è stato quello di una media di pubblico tutt'altro che esaltante per "Tutto può succedere", attestatasi attorno al 14% di share (con un colpo di coda importante all'ultima puntata), a dispetto di numeri che facevano ben sperare per quel che riguardava la piattaforma RaiPlay, dove la serie era stata messa a disposizione degli utenti diversi giorni prima della messa in onda in prima visione su Rai 1 ed aveva registrato 2.5 milioni di visualizzazioni circa. A confermare la chiusura della serie e un certo disappunto proprio per questa scelta di programmazione è stato il regista Lucio Pellegrini, che ha rilasciato un'intervista al quotidiano La Verità:

No, non ci sarà una quarta stagione e spiace anche a noi. Ma già all’inizio erano state programmate tre stagioni. La storia si conclude, ma è stata una bella avventura per tutti […] la Rai ha voluto contro-programmare i mondiali di calcio. Non il massimo. Era pronta da poco, forse poteva partire un mese prima. Su RaiPlay la settimana precedente alla messa in onda ha avuto 2.5 milioni di visualizzazioni. […] Da quando E’ arrivata la felicità è stata interrotta causa bassi ascolti si è pensato che il genere family non tirasse più. E ci si è concentrati sul giallo o sul noir.

Il caso simile di "E' arrivata la felicità"

Il riferimento di Pellegrini a "E' arrivata la felicità" non è casuale, perché proprio nella scorsa stagione Rai 1 si era ritrovata a gestire l'insuccesso di pubblico della seconda stagione del prodotto con Claudia Pandolfi e Claudio Santamaria. Dopo i numeri bassi registrati in prima serata la serie è stata destinata alla messa in onda ala domenica pomeriggio, subito dopo Domenica In. "Tutto può succedere" era sbarcata su Rai 1 nella stessa stagione della serie ideata da Ivan Cotroneo, quella 2015-2016, dando il via a un ciclo che pareva destinato ad essere arricchito negli anni successivi. Probabilmente complice un numero di episodi troppo ampio, o forse una promozione non esattamente centrata, due prodotti interessanti sotto il profilo del valore attoriale e della scrittura non hanno avuto la fortuna che meritavano.

Le proteste dei fan per la chiusura di "Tutto può succedere"

E alla notizia della fine di "Tutto può succedere" non sono mancate le proteste dei fan, evidentemente affezionati al prodotto di Rai 1 e che si erano appassionati alle vicende della grande famiglia allargata che hanno seguito per tre stagioni. Tra questi anche alcuni volti noti della tv come Rita Dalla Chiesa, che ha dato voce così al pubblico di fedelissimi, raccogliendone il malumore e la sorpresa: