Ospite della puntata di Domenica In del 15 novembre 2020 è Tiziano Ferro. Il cantante era stato ospite di Mara Venier a dicembre dallo scorso anno, questa nuova intervista in collegamento da Los Angeles, è un voler riprendere in mano quel racconto e rimpinguarlo con nuove emozioni, nuove esperienze. Non poteva mancare, poi, il riferimento al grande evento che vede protagonista l'artista di Latina, ovvero il debutto del 6 novembre del suo docu-film su Amazon Video.

La nascita del docufilm Ferro

Un'intervista, quella dello scorso dicembre, particolarmente intensa. Nella quale Tiziano Ferro non si è risparmiato e ha parlato a cuore aperto seduto nel salotto domenicale di Rai1: "il punto non è quello che dici è che Mara ti mette a tuo agio, come se raccontassi delle cose ad un amico". Eppure questo racconto riprende da un momento preciso. Quarant'anni di Tiziano Ferro, un traguardo, un momento in cui fermarsi a riflettere e fare bilanci per creare qualcosa che, però, non fosse un'autocelebrazione, ma qualcosa di diverso, di più elevato, più intenso, come racconta lui stesso a Mara Venier, spiegando cosa l'ha spinto ad abbracciare questo nuovo progetto:

Nella vita delle persone ci sono dei passaggi, dei capitoli, poi arrivi ad un momento nel quale capisci che mantenere vive 3, 4, 5 versioni di te stesso per piacere a tutti, fa più fatica che averne una sola. Capisci che una sola versione, che porta amore e odio, è meno faticoso. A 40 anni sentivo la necessità di alzare il livello della conversazione, non è stata un'opera di coraggio, ma di necessità mia, come uomo e professionista, perché voglio di più. Ti mantiene vivo, appassionato per quello che fai, ti dà la possibilità di vedere anche dove sbagli, ed è un privilegio quando la scelta che fai è veramente tua.

Ripartire dalle cicatrici

Un docufilm che ha preso spunto da una sofferenza affrontata nel tempo, un dolore che però gli ha permesso di conoscersi più a fondo: "Parlare delle mie ferite è stato l'inizio di una terapia molto importante che consiglio a tutti, nel momento in cui esci dalla segretezza, ci guadagni sempre un po'." Col passare del tempo le sofferenze si sono attenuate, hanno preso altre forme:

Io non dimentico mai, per me non è stato un lavoro il ricordo, ma imparare a dire le cose. Quando diventi famoso a 20 anni non sai chi sei, ma tutti te lo chiedevano, nel tempo ho imparato a rispondere. Dove c'è chi odia, se hai tanti haters hai anche molti che ti amano. Non dedicare tempo a chi ti odia, ma dedica un minuto a chi ti ama. Le cicatrici adesso sono i miei superpoteri, guardo il mondo da quelle cicatrici. Il documentario è una celebrazione delle soluzioni, le cicatrici sono anche belle, i difetti sono anche quello che ci fanno amare le persone.

La difficoltà di diventare Tiziano Ferro

Prima di diventare Tiziano Ferro, però, la strada è stata lunga, tortuosa. L'immagine di quel ragazzo di soli vent'anni è stata sottoposta a continui cambiamenti, rimaneggiamenti, che non sempre sono stati volontari, ma erano il risultato di un lavoro anche manipolatorio: "Diventa una sorta di ricatto morale, sei bravo però, e per una ragazzo di provincia che si sente in dovere di meritarsi quello che gli sta succedendo. Io non sapevo come dimagrire, iniziai a non mangiare, sono dimagrito tantissimo, ma se vedi le foto di quel periodo io ero evidentemente malato. Qualcuno ancora me lo dice, hai preso un po' di chili, ancora un po' mi ferisce". A questo proposito, quindi, l'artista parla della necessità di far approvare una legge che faccia comprendere che le discriminazione, di ogni genere, non può essere tollerata, accettata:

Una legge contro l'odio serve, la manipolazione, l'odio, la segregazione, l'dio, la discriminazione io glielo lasciavo fare perché pensavo che me lo meritassi. Quando fai una regola la percezione nei confronti di quella cosa cambia. A molte persone mancano i punti di riferimento, dall'azione forzata si arriva poi alla comprensione.