12 Novembre 2013
17:23

The Walking Dead 4×05, la recensione di “Internment”

Il quinto episodio di The Walking Dead 4 è decisamente il migliore di questa stagione. Perché? Perché c’è tutto: tensione, introspezione, dialoghi, colonna sonora ed un Hershel all’ennesima potenza.
Il quinto episodio di The Walking Dead 4 è decisamente il migliore di questa stagione. Perché? Perché c'è tutto: tensione, introspezione, dialoghi, colonna sonora ed un Hershel all'ennesima potenza.

A tutti gli zombie in ascolto, dopo un quarto episodio che mi aveva lasciato abbastanza deluso dall'incoerenza narrativa mostrata per l'abbandono di Carol, faccio l'inchino a quanti hanno lavorato per il quinto episodio, Internment (L'inferno, se preferite la traduzione in italiano), di The Walking Dead 4. Una tensione continua ed incessante, finalmente lasciata libera di colpire lo spettatore al petto e tenerlo lì, stretto sulla poltrona con la stessa forza con cui gli eventi hanno messo a dura prova l'assoluto protagonista a questo giro: Hershel. Adesso muore, adesso muore, occhio che muore...alzi la mano chi non ha pregato per cercare di evitare che il peggio potesse accadere: così non è stato, fortuna nostra. Hershel il credente, il saggio, quello che sa di avere uno scopo e tampona l'infezione del braccio D come meglio può, nell'attesa che la squadra partita alla ricerca di antibiotici e medicinali possa tornare prima che sia troppo tardi. Non si scomoda nemmeno ad usare il fucile davanti ai bambini, quando ormai "l'inferno" è sceso tra le celle delle prigione, quando tutti quelli che ce l'hanno fatta sono ritornati dalla morte. Immenso. 

Finalmente ci siamo tutti. Tenendo sospeso il giudizio sulla grana Carol (piccolo spoiler, lo scontro tra Rick e Daryl avverrà solo nel prossimo episodio), l'impianto narrativo di questo quinto episodio finalmente non si abbatte su nessuno dei suoi protagonisti, anzi li fomenta e li tiene caricati a mille. Trovano spazio rilevante anche Glenn e Sasha, non più confinati a semplici malati da curare, ma vere e proprie spalle eroiche del monumento del giorno, Hershel. Trova spazio Rick e le sue ragioni (che ripeterò fino alla morte, io non condivido) sull'abbandono di Carol, trova spazio Carl nelle sue definitive richieste di ritornare utile a tutti gli effetti come braccio armato e ne ha subito occasione con la pulizia ai cancelli e trova spazio Maggie, facendo irruzione nel "braccio della morte" per salvare suo padre e il suo ragazzo. Ognuno ha un compito, ricordate?

VOTO: 10! Que viva Hershel! Dicevamo del pianto liberatorio, misto tra gioia e rabbia, di Hershel. Ecco, quelli siamo noi. In quel preciso istante, quando Hershel molla la presa, la narrazione ci da un attimo di pace e di respiro, ma solo un attimo. Il tempo di ritrovarsi a respirare di nuovo l'aria aperta in un paio di inquadrature, che subito questa serie (controversa, compassata, decisamente bella) ci mette di fronte a quello che sarà e che non sarà piacevole: la reazione di Daryl all'assenza di Carol e il profilo del Governatore all'esterno dei cancelli della prigione. Boom. Da segnalare ancora una volta la colonna sonora, quest'anno stanno dando definitivamente il meglio. Lui è Ben Howard e questa è Oats in the Water.

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