3 Dicembre 2013
14:03

The Walking Dead 4×08 recensione: “Indietro non si torna” è un capolavoro

Salutiamo il finale di metà stagione con una certezza: ogni volta che lo show si avvicina al fumetto, succede che The Walking Dead diventa un capolavoro.
Salutiamo il finale di metà stagione con una certezza: ogni volta che lo show si avvicina al fumetto, succede che The Walking Dead diventa un capolavoro.

Quando si era diffusa la notizia che Scott M. Gimple sarebbe diventato lo showrunner della quarta stagione, ricordo d'aver tirato un enorme sospiro di sollievo. Ringraziai mentalmente Glen Mazzara per lo straordinario lavoro fatto per due stagioni, attendendo un "The Walking Dead 4" più fedele al fumetto che messo lì a cercare altre direzioni. Cosa che, nonostante le premesse, non è avvenuta, se non nell'ultima meravigliosa puntata, la 4×08 che segna il finale di metà stagione e si riconcilia, in parte, con l'universo delle tavole create da Robert Kirkman. E, cazzarola, era anche l'ora. Perché questo show, ogni volta che decide di mettere in scena quello che è presente sul fumetto, sforna dei capolavori enormi. A giudicare da quanto raccolto in giro, tra social, amici, colleghi recensori e sopravvissuti in ascolto, non è solo una mia impressione, celata da un desiderio primordiale: d'altronde se "The Walking Dead" è il fumetto più venduto da anni, in un mercato messo in ginocchio da reboot e remake di supereroi ormai da pensionare, ci sarà un motivo plausibile che non sia il solito "e vabbé, ma il marketing?".

Però, perché c'è sempre un però, senza tutto il percorso che la serie ha fatto in questa quarta stagione, dallo scoppio dell'epidemia al rivisto concetto di sopravvivenza, senza le due puntate "stand alone" dedicate al Governatore, insomma senza tutto quello che tanti hanno visto solo facendo spallucce e lanciando anatemi, non avremmo mai potuto goderci i 40 minuti più belli di sempre di tutta la serie. Un episodio che, più che rappresentare un "midseason finale", sembra quasi un finale di stagione bello e buono, aprendo di fatto ad una nuova era quando, il prossimo 10 febbraio, ci godremo la seconda parte.

Rick è finalmente quel leader di cui essere fieri, lasciandosi guidare con orgoglio e senza incertezze. Questo lo assimiliamo in quello sguardo pieno di ammirazione, con cui Hershel accompagna il discorso di Rick ai sodali del Governatore, appostati fuori ai cancelli della prigione e pronti alla guerra. "C'è posto per tutti qui, anche per voi. Lo abbiamo già fatto una volta". Qui il gruppo dei "nostri" ha già vinto, quale che sia l'esito finale della battaglia. E le ragioni del Governatore si sciolgono come neve al sole, ancor prima di conoscere quale sia stato il destino della piccola Megan, suo unico scopo di una redenzione forzata. Una sconfitta morale che Hershel pagherà con la morte, una decapitazione brutale che darà inizio alla sanguinosa battaglia. Nella cronaca degli scontri, vale la pena soffermarsi un attimo sulle bambine, quelle allevate alla sopravvivenza proprio da quella Carol cacciata frettolosamente da Rick. Il loro intervento salva la vita a Tyreese, gli sceneggiatori qui avranno una bella occasione per tirare in ballo la maturazione di Carol, quasi come una naturale leader al femminile, spianando la strada magari ad un suo possibile rientro.

Il Governatore colpito a morte.
Il Governatore colpito a morte.

"Non guardarti indietro". Il finale con Rick e Carl in lacrime per aver perso la piccola Judith lascia più di un interrogativo allo spettatore: la piccola è morta oppure no? Qui si è voluto ricreare, a mio avviso sbagliando, gli stessi toni del fumetto. (occhio agli spoiler) Nel fumetto, quel "non guardarti indietro" assume un significato completamente diverso se Rick e Carl hanno appena visto morire Lori e Judith sotto i colpi del fucile di Lilly, mentre nello show, lo spettatore sa bene che Judith è probabilmente stata messa in salvo dal gruppo delle bambine (oltre all'ovvia assenza di Lori, morta nella terza stagione). La considerazione finale è per il Governatore (David Morrissey), personaggio straordinario e reso in maniera molto più profonda nello show, piuttosto che nel fumetto. Curioso che, dopo essere stato trafitto dalla spada di Michonne, sia la stessa Lilly a finirlo con un pallottola in testa. Al pari di quanto accade sugli albi di Skybound/saldaPress, con dinamiche però sensibilmente diverse.

VOTO 10 e lode. Si scrive tanto su questa serie, molto spesso si gioca a sottrarre, altre volte ad aggiungere smisuratamente. In questa sede quando si è trattato di picconare, lo si è fatto senza esclusione di colpi, ma questa quarta stagione mi ha lasciato estremamente soddisfatto, ripagando ogni attesa. Adesso sappiamo quello che ci aspetta, nuovi luoghi, nuovi sopravvissuti e nuove minacce. Se la squadra al lavoro sullo show resterà fedele alle tavole, ci aspettano grandissime emozioni (e, ahimé, tanto sangue che non vorremmo vedere scorrere mai).

The Walking Dead 4x05, la recensione di
The Walking Dead 4x05, la recensione di "Internment"
The Walking Dead 4x06, recensione: il Governatore è cambiato?
The Walking Dead 4x06, recensione: il Governatore è cambiato?
The Walking Dead 4x04
The Walking Dead 4x04 "Indifferenza" - la recensione
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni