29 Novembre 2011
17:23

Tg1 mai così in basso, ma Minzolini non lascia la poltrona

L’edizione serale di domenica 27 novembre è stata battuta dal Tg5 e dal Tg3 in termini di telespettatori e share: Minzolini imputa la colpa alla Formula 1 e afferma di non rinunciare al suo posto, ma in Rai il problema dell’evidente crisi del telegiornale della prima rete desta preoccupazione.
A cura di Marianna D Onghia

I 5 punti di share in meno registrati dal Tg1 serale di domenica rispetto alla stessa edizione oraria del Tg, hanno riportato a galla il clamoroso calo di ascolti del contenitore d'informazione di Augusto Minzolini. Dal 2009 ad oggi, quello che prima era il primo tg nazionale, ha perso dapprima un milione tondo tondo di telespettatori e nei 24 mesi di direzione minzoliniana ha visto lo share raggiungere i minimi storici per il telegiornale della prima rete.

Il direttore Augusto Minzolini, però, sin dai primi attacchi al suo Tg1, ha da sempre risposto in maniera decisa e pepata, soprattutto quando ci si trovava di fronte a gaffe e strafalcioni poco degni di un contenitore informativo della prima rete su scala nazionale (nel video una delle innumerevoli gaffe):

Nell'edizione del Tg1 delle 20.00, di domenica 27 novembre 2011, il telegiornale della prima rete è stato seguito da 4 milioni e 178.000 persone per uno share del 16%: contemporaneamente il tg dell'ex Clemente Mimun toccava quota 5 milioni e 295 mila con quasi 5 punti di share in più rispetto al contenitore d'informazione di Augusto Minzolini. Il punto clamoroso, però, è quello che vede addirittura il Tg3, che non è il tg di punta della Rai per gerarchie televisive, raggiungere una percentuale di share superiore a quella del Tg1, con un ottimo 17, 69 % di share. Per questo evidente calo di ascolti e questo smacco registrato dal suo TG1, Augusto Minzolini ha però una risposta.

Le ragioni di Augusto Minzolini sul calo d'ascolto

Quello di domenica sarebbe un calo registrato periodicamente dal telegiornale della prima rete, ogni qualvolta, prima della messa in onda del tg, vi è il Gran Premio del Brasile di Formula 1 e il suo relativo speciale, con i commenti sulla gara. Proprio lo speciale di approfondimento che ha preceduto l'edizione delle 20.00 del Tg1, registrando ascolti non positivi, avrebbe comportato la sconfitta del telegiornale di Rai1, poichè poco trainante verso il contenitore d'informazione, quanto invece si rivela puntualmente il quiz di punta di Rai1, L'eredità. Insomma, la colpa sarebbe del programma di traino, quello cioè che precede il tg ( potremmo dire lo scaldapubblico del tg) che non essendosi rivelato di valore, avrebbe allontanato i telespettatori.

“Mai vista una tale fiera dell'ipocrisia e della faziosità e tante strumentalizzazioni come in questa occasione”
Augusto Minzolini
Queste le spiegazioni di Augusto Minzolini, appoggiate dal capogruppo PDL  della Vigilanza Rai Alessio Butti e dal consigliere Rai Antonio Verro, il quale crede che "le polemiche relative al Tg1 sono del tutto strumentali e frutto di mere logiche politiche". Tale corrente di pensiero è sostenuta ovviamente in primis dal direttorissimo Augusto Minzolini, che ai dati d'ascolto palesemente in calo e alle accuse di faziosità e incompletezza d'informazione che gli vengono continuamente mosse, risponde a tono ogni qualvolta.

Quando il presidente Garimberti espresse preoccupazione sul primo dato, gli fu chiesto da Minzolini di guardare al calo di tutta Rai1 e alla seconda accusa è arrivata la difesa alla linea editoriale corretta e non faziosa che il tg1 si prodigherebbe a fare, risposta veicolata dai celebri editoriali del direttore.

Quello sopra è uno degli editoriali del direttore del Tg1, risalente al recente ottobre 2011: un sicuro e beffardo Minzolini parla di una crisi di governo virtuale, di un Europa contenta delle manovre dell'amministrazione nazionale italiana e di un certo ghibellinismo diffuso che tenta l'assalto al saldo trono Berlusconiano. Nella stessa settimana, però, l'alleato dell'ex premier Bossi mostrava la sua palese preoccupazione sulle sorti di governo e l'ex ministro Tremonti evidenziava le divergenze di opinione interne al governo, che sarebbero state virtuali e frutto di malpensanti, per il buon Minzolini.

Sappiamo cosa succederà di lì a un mese nello scenario politico italiano, ma resta il fatto che il direttore di uno dei più importanti tg nazionali ha dimostrato un certo distacco dalla realtà, a favore di una precisa fazione, andando contro ciò per cui si prodigava all'inizio del suo mandato, parlare cioè della vita reale come egli stesso declamò nel suo discorso di presentazione, oltre che violando la deontologia giornalistica stessa.

Oggi, dopo l'ulteriore smacco del suo Tg1, nell'irrefrenabile declino della sua credibilità, Minzolini annuncia che non se ne andrà, convinto di far bene il suo lavoro: nei vertici Rai la spaccatura tra chi lo licenzierebbe e chi no sembra veramente una faccenda politica, ma si perde di vista il vero punto della questione.

Il tg della prima rete, che sia fazioso di destra o fazioso di sinistra, non sembra più in grado di fare informazione, informazione intesa in quanto indipendente e corretta e il telespettatore evidenzia tale mancanza cambiando canale: se volesse vedere il tg1, metterebbe su Rai1 alle 20.00 a prescindere dal programma che precede il telegiornale, ma secondo la volontà di vedere o no un determinato prodotto e negli italiani tale volontà verso il Tg1 vien sempre meno. Alla Rai l'ardua sentenza.

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