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13 Dicembre 2011
16:58

E’ finita l’era Minzolini, non è più il direttore del Tg1

Il direttore del Tg1, Augusto Minzolini, è stato riassegnato ad una carica equivalente dopo la votazione del CdA Rai: quattro voti favorevoli, quattro contrari ed un astenuto. Decisivo il voto, che in caso di parità vale doppio, del Presidente Rai, Paolo Garimberti.
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La seduta straordinaria del Consiglio d'Amministrazione della Rai, convocata ad oggi su richiesta espressa del direttore generale del servizio pubblico televisivo, Lorenza Lei, sancisce di fatto la fine dell'"era minzioliniana": da martedì prossimo, Augusto Minzolini  non sarà più il direttore del Tg1. Al suo posto, ad interim ed in carica fino al 31 gennaio 2012, ci sarà Alberto Maccari, attualmente direttore del TgR.

Minzolini, alla direzione del Tg1 dal 20 maggio 2009, viene assegnato a carica equivalente e rilevato dal suo incarico dopo la votazione a maggioranza, finita per la verità con voti pari, ma con il presidente Paolo Garimberti favorevole alla riassegnazione (in caso di parità, il voto del presidente vale sempre doppio). Favorevoli anche Giorgio Van Straten, Nino Rizzo Nervo ed Alessio Gorla, contrari Giovanna Bianchi Clerici, Guglielmo Rositani, Angelo Maria Petroni ed Antonio Verro con Rodolfo De Laurentiis uscito al momento del voto e, di fatto, astenuto.

Augusto Minzolini, dal "cattivo" Tg1 alle accuse di peculato

A sentir parlare Augusto Minzolini, tutto si riduce ad "una porcata", quello che sta accadendo in queste ore. I motivi che hanno indotto il CdA della Rai a riassegnarlo a mansioni equivalenti alla sua ormai vecchia carica (probabilmente sarà alla direzione di uno degli uffici di corrispondenza dall'estero, restando ai piani alti dell'informazione Rai), sono da leggersi nell'Ordine del Giorno del Consiglio: "esiti dell'udienza preliminare della vicenda del direttore del Tg1, provvedimenti di nomina correlati, varie ed eventuali".

Il rinvio a giudizio per peculato ai danni della Rai con spese non giustificate sostenute con la carta di credito aziendale costano il posto al direttore Minzolini che, appresa la notizia della sua riassegnazione, continua ad esprimere sgomento per quanto accaduto, specificando e chiarendo, ancora una volta, la sua versione dei fatti.

Mi è stata data una carta di credito che lo stesso direttore generale chiamò benefit compensativo. Dopo due anni, alla vigilia di quella che doveva essere la crisi del governo Berlusconi, il 14 dicembre dello scorso anno, mi dicono che quel benefit non era compatibile con l'ordinamento interno della Rai. Ne prendo atto e dico ‘potevate dirmelo prima'. Loro dicono che si dovevano mettere i nomi dei commensali nelle ricevute dei pranzi di rappresentanza. Ma non credo ci sia un direttore che lo faccia, se non altro per problemi di privacy. Se lo avessi saputo li avrei messi. Amministrativamente ho restituito alla Rai tutti i soldi che mi hanno chiesto, senza trattare. Nel frattempo però c'è stata una denuncia non di uno qualunque, ma di Di Pietro. Tutto il problema perché non ho messo quei nomi.

Se non dovesse bastare a chiarire la sua versione, specifica che il suo trasferimento è stato, evidentemente, condizionato dalla notizia del rinvio a giudizio (il processo è fissato per l'8 marzo presso il Tribunale di Roma), un pretesto "strumentale" per individuare un colpevole e cacciarlo via.

La riassegnazione di Augusto Minzolini non ha nulla a che vedere con le critiche aspre rivolte al suo Tg1, al suo modo di fare informazione che, come dimostrano i dati raccolti da Demos, sono costati all'informazione del servizio pubblico un crollo vertiginoso e negli ascolti e nella fiducia del telespettatore. Il minimo storico del Tg1 è stato realizzato appena due settimane fa, un 16% di share, con ben cinque punti percentuali sotto il Tg5, e sulla stessa lunghezza d'onda del Tg4 di Emilio Fede che, in quanto ad imparzialità, non gode certo di grande fama.

Minzolini via dal Tg1, le reazioni

Le reazioni sulla riassegnazione di Augusto Minzolini presso incarichi equivalenti sono abbastanza spiazzanti. Più che commentare l'uscita di scena del giornalista romano, viene discussa la decisione di nominare ad interim, fino a gennaio 2012, l'attuale direttore del TgR, Alberto Maccari, nonostante la decisione presa dal CdA di rimuovere dall'incarico Minzolini, a detta dello stesso presidente Garimberti, non sono mai appare "così scontate".

Il presidente dei senatori dell'Idv, Felice Belisario, non ha usato toni bassi per commentare la scelta del CdA di nominare Maccari come nuovo direttore.

Il direttore generale della Rai, Lorenza Lei, ha fatto l'ennesima proposta indecente: per sostituire Minzolini, megafono del governo Berlusconi, avanza la candidatura di Maccari, da sempre in quota Pdl, secondo la solita, insana lottizzazione.

Critico anche lo stesso Nino Rizzo Nervo, componente del Consiglio d'Amministrazione Rai.

La nuova soluzione proposta dalla Rai non garantisce alla più importante testata televisiva italiana una direzione stabile e di conseguenza indipendente e autorevole.

Viene tirato in ballo addirittura il nome di Silvio Berlusconi da Aldo Di Biagio (FLI).

Con Maccari al Tg1 al posto di Minzolini, Berlusconi esce dalla porta e rientra dalla finestra.

Decisamente più critica ed aspra e la voce che si solleva su Twitter. Il popolare social network sta reagendo con numerosi tweet alla notizia della fine dell'era "minzoliniana", quasi tutti sottolineano con la solita verve satirica di un tweet, che finalmente il "peggio sta passando". Carino anche uno che sottolinea che, adesso, andato via Berlusconi e Minzolini, in piena crisi non sapremo più come "sfogare la nostra voglia di satira".

Adesso c'è curiosità di conoscere quale sarà il futuro del Tg1 sotto la nuova direzione editoriale. L'obiettivo primario di Alberto Maccari è quello di restituire al telegiornale più importante del servizio pubblico, se non altro, quella fidelizzazione che, nei due anni di gestione "minzoliniana", è crollata vertiginosamente verso il basso.

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