Come si fa a dire che non sia un Festival politico? In conferenza stampa è ancora una volta Teresa De Santis, la direttrice di Rai1, a rispondere alle domande più dure sulla grande macchina che è pronta a partire questa sera con la prima serata. In un Festival di Sanremo in cui si parla, anche indirettamente, di violenze subite e perpetrate, come si fa a non leggere una duplice chiave politica? E, nel caso, che problema c'è? Sembra quasi rispondere la direttrice mettendola facile: "C'è la politicità nelle canzoni e raccontare storie personali vuol dire politicità che si esprime non solo nelle storie di partito". 

L'avviso al Governo

Teresa De Santis quasi lancia un avviso alle diverse componenti del Governo giallo-verde che potrebbero sentirsi chiamate in causa, nel corso delle cinque serate di questo atteso Festival di Sanremo:

La politicità di questi testi che possa dare fastidio al governo non la vedo: se chi governa il paese dovesse trovare negatività e attacchi penso sbaglierebbe, ma credo che non ci sia questo problema, non credo che manchi questa intelligenza.

E c'è stato ancora un ritorno sull'incidente, o presunto tale, nella prima conferenza stampa, quella in cui Claudio Baglioni parlò degli sbarchi: "Tutti potranno esprimere, anche in qualche gag, il loro pensiero, più o meno politico, più o meno espressione della loro politicità interiore. Non saremo omologati, ma c'è modo e modo di porre le cose. Per quanto ci riguarda, Claudio Baglioni ha risposto dando un tono che poteva somigliare a un comiziare, questo ha un po' falsato l'effetto e il risultato che si voleva ottenere". Poi ironizza sulla questione delle polemiche sui migranti: "Potrei annunciare presto una nuova trasmissione, la chiamiamo ‘Sbarchi'". 

Il caso del conflitto d'interessi

Ancora sul caso del conflitto d'interessi, Teresa De Santis è ritornata sulla questione sulla quale si era espressa già ieri:

Se Quincy Jones non fosse stato il produttore di tantissimi grandi artisti, le agenzie di management non fossero state più o meno le stesse, non sarebbe stato facilissimo per Quincy Jones mettere in piedi qualcosa come We Are The World, che in qualche modo ha incluso determinati artisti e ne ha escluso degli altri. C'erano conflitti d'interesse? Probabile. Ma è una conflittualità che può dare anche momenti di arte e di positività. Parliamo di arte, di cultura. Non si può applicare lo stesso criterio che si può e si deve applicare su business che hanno a che fare un po' meno con l'arte.

Sul piano dello share, ci si aspetta risultati alti per l'investimento dei pubblicitari: "Ci aspettiamo il risultato più ampio possibile, ma è una percezione forte che ci ha premiato sul campo della pubblicità. Quindi ci aspettiamo tanto e speriamo, ma lasciatemi fare gli scongiuri". E su Sanremo 2020: "L'anno prossimo si celebra il 70esimo anniversario del Festival di Sanremo, per questo motivo dovrebbe essere una edizione corale in qualche modo. Ci dovrà essere un po' tutto e mettere una ipoteca in qualunque termine, probabilmente è sbagliato".