Il caos in Rai non si ferma. Non c'è solo lo stipendio e la posizione di Fabio Fazio a tenere banco, così come la lotta intestina tra direzione e amministrazione. Ora il caso si sposta anche sulle nuove assunzioni e sulla nuova linea editoriale di "Uno Mattina". Leggiamo su "La Stampa" che Giuseppe Carboni, il direttore del Tg1, si sarebbe detto preoccupato del nuovo assetto del programma del mattino, di cui è responsabile anche il Tg1. Per la rete, non c'è nessun problema ma la Vigilanza, attraverso il capogruppo del Pd in commissione di Vigilanza Rai, Davide Faraone, e il segretario della commissione di Vigilanza, Michele Anzaldi, potrebbe convocare il direttore del Tg1 Carboni in merito alla nuova linea editoriale.

Le parole di Davide Faraone e Michele Anzaldi

Così, dopo i dubbi sollevati da Michele Anzaldi sulle nuove assunzioni e sulle collaborazioni a "Uno Mattina", la futura linea editoriale del programma di Rai1 è la nuova patata bollente di Viale Mazzini:

Chiediamo l'immediata convocazione in commissione di Vigilanza Rai del direttore del Tg1 Giuseppe Carboni, in merito alle nuove assunzioni e la nuova linea editoriale che Rai1 intende dare a Uno Mattina. Non è accettabile che uno storico marchio dell'informazione Rai venga trasformato in un contenitore di propaganda per la Lega è Salvini. Carboni avrebbe paventato questo rischio addirittura in una lettera ufficiale. Secondo quanto riportato dalla Stampa e non smentito, il direttore Carboni avrebbe scritto una lettera all'Ad Salini preoccupato del rischio che Uno Mattina assuma una linea editoriale faziosa, visto il totale cambio di autori e conduttori che avrebbe deciso la direttrice di rete De Santis. Il Tg1 è corresponsabile della trasmissione, insieme a Rai1, quindi l'audizione del direttore è doverosa. La scelta di esterni scelti tra pubblici sostenitori di Salvini, è doppiamente inaccettabile, sia per l'evidente spreco di denaro pubblico dal momento che potrebbero essere usate risorse interne, sia per l'inaccettabile intento di creare una specie di ‘Uno Salvini' al servizio del ministro dell'Interno invece che dei telespettatori.