Nella TV contemporanea la fascia mattutina che va fino all'ora di pranzo rappresenta il blocco tradizionale per eccellenza e le principali reti generaliste tendono ad evitare grandi stravolgimenti perché sanno che sono quelle fasce a radicare le abitudini del pubblico. Ogni variazione è quindi oggetto di discussione e approfondite analisi di ascolti, basti pensare al caos generato un anno fa dall'arrivo di Elisa Isoardi a La Prova del Cuoco.

Per capire come la televisione abbia segnato e continui a vincolare le abitudini e i tempi di vita delle persone, tocca ricordare che prima di metà anni Ottanta il mattino era un orario praticamente deserto in termini di intrattenimento televisivo. Tutto iniziava al pomeriggio.

La grande novità di Pronto Raffaella?

A rompere questa consuetudine è stato "Pronto Raffaella?", in onda dal 1983 al 1985, di fatto il primo varietà del mezzogiorno in TV (trasmesso tutti i giorni dalle 12.05 fino alle 14.15). Nato da un'idea di Gianni Boncompagni, regista ed autore con Giancarlo Magalli e Lianella Carrell, andava in onda prima dell'ora di pranzo e consacrava definitivamente Raffaella Carrà come uno dei volti televisivi più amati dal pubblico italiano. Grande spazio a "Pronto Raffaella?" sarà dedicato da Renzo Arbore nel corso di "NO non è la BBC", speciale dedicato a Gianni Boncompagni, in onda su Rai2 il 26 settembre, in prima serata.

I primi piani della Carrà, le sigle e gli esordi di Fazio

La trasmissione era interamente declinata sulla conduttrice e svelava lo stile registico di Boncompagni che da lì in poi sarebbe diventato visibile ad occhio nudo. Renzo Arbore ha raccontato a Fanpage come i primi piani di "Pronto Raffaella?" siano stati precursori di quelli che Boncompagni perfezionò ulteriormente su Ambra a "Non è la Rai" e che divennero poi un suo marchio di fabbrica. Lo scopo del programma era quello di aprire uno spazio inedito in televisione e portare il pubblico in un contesto familiare, un'estensione della propria casa, così da avere la percezione che la Carrà, diva del sabato sera televisiva, si trovasse nel salotto o nella cucina di casa del telespettatore. In questo senso è stato precursore di tanti programmi quotidiani in onda nella stessa fascia oraria poi pensati in futuro.

Dettaglio tutt'altro che irrilevante quello riferito alle due sigle della trasmissione, "Fatalità" nella prima edizione, "Que dolor" nella seconda. Le musiche e i programmi di Raffaella Carrà, come noto, vivono in totale simbiosi e anche in questo caso la trasmissione rimase nell'immaginario collettivo grazie ai jingle. Risultato del sodalizio tra Raffaella Carrà e Sergio Japino fu inoltre l'inserimento in trasmissione di alcuni momenti di ballo e coreografie pensate proprio da Japino.

Come ricordato più volte, inoltre, il programma segnò gli esordi di un volto di spicco della televisione contemporanea, Fabio Fazio. Il conduttore allora faceva i suoi esordi come imitatore, una fase della sua carriera che ha sempre ricordato con una certa ironia, ricordando gli albori anche in televisione, nel corso di un'intervista a Raffaella Carrà di qualche anno fa.

Il gioco dei fagioli

A rendere memorabile  programma sono stati in particolare alcuni blocchi di "Pronto Raffaella?", e soprattutto i giochi, sui quali svetta il memorabile gioco dei fagioli, dal meccanismo semplicissimo ma accattivante: i telespettatori al telefono dovevano indovinare quanti fagioli ci fossero precisamente nel vaso trasparente. Gioco che, oltre a far crescere l'aspettativa in virtù di un crescente montepremi, ha rappresentato per una generazione di spettatori il gioco televisivo per antonomasia. Si è poi scoperto che Boncompagni, come ammise, aveva "rubato" l'idea ad un programma di una TV locale toscana, condotto da Cesara Buonamici, che sarebbe poi diventata volto del Tg5.

Le lacrime di Raffaella Carrà per la strage del Rapido 904

Un posto nella memoria storica dei telespettatori è inoltre riservato alle lacrime di Raffaella Carrà a poche ore dalla strage del Rapido 904, che causò la morte di 15 persone. Era la vigilia di Natale e quegli istanti televisivi hanno fatto la storia del piccolo schermo, identificando nel dolore della Carrà lo sgomento di un intero Paese.

Le imitazioni all'estero

"Pronto Raffaella?" ha di fatto stravolto la liturgia televisiva, confermando l'innata dote di Gianni Boncompagni, quella di individuare nuovi spazi televisivi e infilarcisi, per quel mai sopito spirito di contraddizione che veicolava il suo estro creativo. La trasmissione aprì anche a una nuova frontiera pubblicitaria, perché grazie a "Pronto Raffaella?" fu immediatamente chiaro come quello del mattino fosse un enorme bacino di pubblico al quale indirizzare spot e consigli per gli acquisti. Il successo in termini di ascolti fu impressionante, ma ancora di più fu segnante l'influenza sul pubblico, la capacità di penetrare nel parlato quotidiano delle persone. "Pronto Raffaella?" fu oggetto di studi televisivi all'estero e di imitazioni in tutto il mondo, più o meno fedeli. E la stessa Carrà, nella stagione della sua carriera in cui è divenuta un volto popolarissimo anche per il pubblico ispanofono, ha condotto una versione spagnola della trasmissione sulle reti di proprietà Mediaset, dal titolo "En Casa Raffaella".