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Petraglia: “La seconda serie di Braccialetti Rossi si farà ma è difficile scriverla” (VIDEO)

Lo sceneggiatore di “Braccialetti Rossi” Sandro Petraglia, si è raccontato ai microfoni di Fanpage.it svelando i retroscena della serie più amata del momento.
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A cura di D.S.
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I fan della serie "Braccialetti Rossi", si preparano ad assistere all'ultima puntata e già aspettano la seconda serie. Fanpage.it ha intervistato Sandro Petraglia, lo sceneggiatore, che ha rivelato i motivi che l'hanno spinto a lavorare in questo progetto.

"Ho deciso di fare Braccialetti Rossi perché dentro c'erano due elementi curiosi e interessanti per me. Il primo è il fare una cosa che cammina sulla strada stretta tra realismo e non realismo, poi rispetto alle cose che fa specialmente la tv americana, qui non c'erano storie d'amore tra dottori, tra infermieri. Era tutto concentrato sulle persone ospedalizzate. E poi l'altra cosa era che i malati erano ragazzi, adolescenti. Questo per me rappresentava una cosa molto attraente. Mi sembrava ci fosse da raccontare molta vita, in un contesto che invece solitamente viene letto come un contesto dove ci sono cose dolorose."

Petraglia ha raccontato, anche, come sono riusciti a sventare il rischio di cadere nel pietismo:

"La cosa più difficile è stata tenersi la possibilità di giocare, di ridere, di divertirsi, quindi di fare anche la commedia dentro una struttura che prevedeva delle cose drammatiche."

La serie proviene dal format catalano "Polseres Vermelles", lo sceneggiatore ha spiegato analogie e differenze rispetto alla versione italiana:

"Rispetto al format spagnolo abbiamo preso i personaggi e alcune delle storie portanti. Però ho riscritto completamente i dialoghi, anche perché la tv spagnola ha un rapporto con il proprio pubblico di tipo completamente diverso dal nostro. La tv italiana è più sofisticata, più elaborata, anche perché noi siamo sempre molto critici."

Riguardo al cast, invece, ha dichiarato:

"La scelta del cast è stata davvero di grande qualità. Il personaggio che ha dato di più anche rispetto al copione è il ragazzino napoletano che fa Toni. Io ho scritto i dialoghi in italiano e invece lì, c'è stato l'utilizzo del dialetto, con la fantasia che ha messo il ragazzino, il gioco che si è instaurato tra lui e il regista. Hanno inventato tutta una serie di piccole varianti. Però sono molto colpito anche dall'intensità degli altri attori"

Ha evidenziato, infine, le difficoltà insite nella scrittura della seconda serie:

"Stiamo parlando di fare una seconda serie, però bisogna scriverla prima. Non è tanto facile dare un seguito a questa cosa, quei personaggi che hanno vissuto l'esperienza della malattia e già ne sono usciti, adesso è molto difficile farli rientrare. Mi sembra che si dia un'indicazione cupa, è come dire che la malattia non finisce mai. Insomma, vediamo. Sicuramente la faremo perché è anche il desiderio del pubblico. Quando si hanno questi successi, arrivano lettere, c'è un calore che senti e che ti fa venir voglia di andare avanti.  Però vogliamo far bene."

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