809 CONDIVISIONI
8 Novembre 2019
12:56

Perché il talk show politico si è spostato a destra

La quasi rissa tra Vauro e il “Brasiliano” a Dritto e Rovescio ci porta a interrogarci sulla metamorfosi del talk show in questi ultimi anni. Finita l’era berlusconiana, che ha fatto la fortuna di Santoro, Floris e simili, questo genere televisivo ha attraversato un momento di crisi profonda, da cui pare essersi risollevato con una mutazione genetica che lo ha portato a guardare a destra. E la sinistra è diventata una specie di voce fuori dal coro.
A cura di Andrea Parrella
809 CONDIVISIONI
La "quasi" rissa tra Vauro e il Brasiliano a Dritto e Rovescio
La "quasi" rissa tra Vauro e il Brasiliano a Dritto e Rovescio

C'è stato un tempo in cui Vauro in Tv era la parte dominante. Un tempo in cui, soprattutto per effetto dell'onnipresente Berlusconi, il talk show politico e d'attualità funzionava solo se era inteso in una chiave anti destrorsa. I discorsi di sinistra (o presunta tale) erano la norma, chi si opponeva a quel linguaggio un'anomalia.

La rissa in Tv tra Vauro e il Brasiliano

Evitando ogni rimpianto nostalgico, si può dire che oggi non è più così e lo dimostra, in parte, quello che è accaduto a Dritto e Rovescio, con la quasi colluttazione fisica in diretta tra Vauro e Massimiliano Minnocci alias "Brasiliano", personaggio romano vicino all'estrema destra. Un quasi scontro finito col vignettista che dà del ‘fascio di merda' al suddetto con l'accusa di aver minacciato Francesca Fagnani e il conduttore Paolo Del Debbio che intima a tutti e due di calmarsi, pena la cacciata dallo studio.

In queste ore ha preso vita il classico gioco delle parti, da una parte chi contesta Vauro, difendendo nemmeno troppo velatamente la presenza in studio del "Brasiliano", e l'altra che naturalmente evidenzia la discutibile scelta di dare parola, e qualificare dunque come opinionista, a un personaggio che non ha mai nascosto le sue idee politiche, ostentate attraverso tatuaggi con svastiche, volti di Hitler e Mussolini.

Dritto e Rovescio rientra tra quelle trasmissioni che si stanno affermando presso il pubblico generalista per l'intento voluto di andare oltre i confini di ciò che è lecito, non tanto in termini di linguaggio televisivo, ma per legge. Il mantra, frutto di una distorsione, è sempre quello: si può parlare di tutto in televisione, l'importante è come. Appunto: come? Accogliendo ogni tipo di istanza o ospite che se ne faccia portatore solo perché la gente è stufa? Oppure solo perché bisogna dare parola a tutti, quando è chiaro che ci siano contesti e contesti per farlo?

Il precedente del Brasiliano a Realiti Sciò con Enrico Lucci

Il Brasiliano, ad esempio, era già stato protagonista di un programma televisivo, Realiti Sciò. In quel caso Enrico Lucci gli chiese anche di mostrarli i tatuaggi, perché appunto si può parlare di tutto, ma la sua reazione fa capire che ci sono modi e modi di trattare quel tutto.

La metamorfosi del talk show

Al netto dei giudizi di merito, il caso Vauro a Diritto e Rovescio è spia di un fenomeno che riguarda la mutazione genetica del talk show politico in questi ultimi anni, figlia dei tempi che corrono. La fine dell'era berlusconiana lo aveva gettato in una crisi profonda, uno stato di pre-morte, prima che il talk ritrovasse linfa vitale grazie a un cambio di segno. Se anni fa l'appuntamento settimanale con Annozero di Michele Santoro era un evento e Ballarò di Floris, altro totem di sinistra, contribuiva adettare a sua volta l'agenda politica, la percezione attuale è che a far discutere e uscire dalla propria bolla, quindi a dominare la scena televisiva, siano quei talk show politici e di attualità che forzano i confini del politicamente corretto e del buonsenso strizzando l'occhio alla destra e ai temi più cari a quella parte politica.

Programmi che considerano tesi da confutare (e non da dimostrare) il sovranismo, il "prima gli italiani" e i grandi topic legati all'era post ideologica che stiamo vivendo, in cui un concetto come l'antifascismo non rappresenta più una certezza granitica. È così che Vauro, simbolo del talk show di un determinato momento storico, è divenuto una specie di voce fuori dal coro.

La percezione oltre i numeri

Il bacino di utenza è certamente inferiore a quello di qualche anno fa, la televisione è cambiata e Del Debbio e Mario Giordano (celebri le sue uscite in difesa delle tradizioni nostrane), volti di punta di questa nuova generazione di talk show, nemmeno si avvicinano ai numeri che il genere televisivo era in grado di garantire un tempo. Ma se la percezione comune non è spesso corroborata dai numeri, è altrettanto vero che gli ascolti non sono il solo parametro per misurare l'influenza di un programma televisivo sul pubblico.

809 CONDIVISIONI
Emma Thompson in “E poi c’è Katherine”, commedia sul declino di una star dei talk show notturni
Emma Thompson in “E poi c’è Katherine”, commedia sul declino di una star dei talk show notturni
Pierfrancesco Favino a diMartedì: "Per Craxi la politica era la lettura del mondo"
Pierfrancesco Favino a diMartedì: "Per Craxi la politica era la lettura del mondo"
Nicola Savino risponde a Elisabetta Gregoraci: "Mai parlato di destra o sinistra, sono avvilito"
Nicola Savino risponde a Elisabetta Gregoraci: "Mai parlato di destra o sinistra, sono avvilito"
Lascia un commento!
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni