Nella lite sanremese esplosa tra Morgan e Bugo, ci è finito di mezzo anche Valerio Soave, manager del cantante e titolare dell'etichetta discografica Mescal. In particolare dopo l'intervento di Morgan nel salotto di Barbara d'Urso, dove si è scagliato duramente contro il manager, definendolo "sabotatore del suo Festival". Questa mattina Valerio Soave è intervenuto in collegamento a Storie Italiane, il programma del mattino di Rai1 condotto da Eleonora Daniele e per la prima volta dopo il caos, ha raccontato la sua versione dei fatti.

Valerio Soave smentisce di aver sabotato Morgan

Un'edizione del Festival iniziata in chiave polemica per Morgan, che ha più volte parlato di tentativi di sabotaggio nei suoi confronti e ha definito il manager di Bugo Valerio Soave come l'artefice del disastro scoppiato poi tra i due artisti. Insomma Soave avrebbe cercato di mettere Morgan il più possibile da parte. Il manager non ci sta e su Rai1 si giustifica:

Come potevo volere l'eliminazione di Morgan e di Bugo? L'artista era stato scelto in duetto, quindi se Morgan fosse andato via anche Bugo si sarebbe auto-eliminato. Promuovo un duetto e poi voglio l'eliminazione di Morgan? Attenzione. Mentre dappertutto c'è la definizione ‘Bugo featuring Morgan', a Sanremo si erano presentati insieme. La defezione di Morgan voleva significare l'eliminazione di Bugo.

Il presunto episodio di violenza

Soave ha parlato anche della presunta rissa che, stando alle dichiarazioni di Morgan, lui avrebbe messo in atto. Accuse pesanti, che l'artista ha ribadito non solo in conferenza stampa a Sanremo, ma anche a Live – Non è la d'Urso. "Lui provoca, ma non gli ho mai messo le mani addosso", chiarisce. E ancora: "Morgan è in pericolo, stategli vicino, perché quel che dice è frutto di manie di persecuzione".

Valerio Soave valuta l'ipotesi di sporgere denuncia

Il manager ha voluto chiarire anche la questione economica e la presunta richiesta di soldi da parte di Morgan, che avrebbe voluto 55mila euro per Sanremo. Una forma di ricatto, secondo Soave, mascherato sotto forma contrattuale. Tutti gli accordi pare che siano stati presi durante la famosa riunione del 18 dicembre, ma poi oltre un mese dopo Morgan avrebbe avanzato tali pretese tramite il suo avvocato. Secondo Soave la questione ora è nelle mani delle autorità competenti:

Io avrei dovuto versagli 55mila euro, lui aveva facoltà di non partecipare al Festival di Sanremo (…). Quando si parla di diffamazione, invece, diventa un reato d'ufficio: non si può più ritirarlo e il minimo previsto sono cinque anni di reclusione. Siccome gli voglio bene, dico che Morgan va aiutato e non condannato.