È trascorso un anno esatto dalla morte di Nadia Toffa, uno dei momenti più significativi del 2019 in Italia e senza dubbio degli ultimi anni, se si considera la mole di interesse generato dalla triste vicenda dell'inviata e conduttrice de Le Iene scomparsa il 13 agosto di 12 mesi fa. Svariati gli eventi, le celebrazioni e le occasioni particolari in cui ex colleghi, amici e persone della società civile hanno ricordato un personaggio che ha saputo rendere gli ultimi mesi della sua vita assolutamente anomali, impensabili, speciali.

Il male che ha ucciso Nadia Toffa, la cui prima manifestazione risale alla fine del 2017, ha segnato due anni di televisione e di dibattito pubblico, non solo sul suo conto ma su come l'operazione mediatica della giornalista abbia messo al centro della discussione il tema delicato della malattia. Questo è certamente il risultato migliore ottenuto, una sensibilizzazione per un argomento notoriamente complesso da affrontare sul quale lei ha spinto negli ultimi mesi di vita, forse sapendo fossero gli ultimi e incaricandosi del peso di una missione.

Quell'annuncio in diretta Tv

Non sono mancate le polemiche per la sua vicenda, l'accusa di spettacolarizzazione del male nei suoi confronti e di chi aveva deciso di innalzarla a simbolo. Perché Nadia Toffa non aveva fatto nulla per nascondersi, ritirarsi a vita privata, vivere in una forma intima il rapporto e la sfida con il male. La sua è stata una (dis)avventura pubblica sin dal primo giorno, da quell'annuncio in diretta a Le Iene, a poche settimane dal malore: "Ho avuto un cancro".

La retorica della battaglia

Da allora è cambiato tutto e quel momento, pur accompagnato da una cifra melodrammatica incalcolabile, si è impresso nella storia della televisione. Nadia Toffa è diventato un personaggio trasversale, ha superato in confini della Tv, de Le Iene, il suo percorso di cura è diventato quello di tutti, non senza quella retorica immancabile della battaglia che ha fatto storcere il naso a molti, convinti non dovesse andare in quel modo, che tutto fosse esagerato e che queste cose vanno affrontate in una forma personale, senza ostentazioni.

Se questo 2020 ci ha insegnato a vivere quotidianamente esposti a una insidia per la nostra incolumità, la vicenda di Nadia Toffa si è innestata su un filone narrativo che ossessiona non solo gli italiani ma la civiltà moderna, toccando il nervo scoperto di quel male del secolo che rappresenta una insistente minaccia nel tempo in cui viviamo. Minaccia davanti alla quale, oltre che scientificamente, avvertiamo la necessità di doverci attrezzare da un punto di vista psico emotivo. Si tratti di noi o dei nostri cari. E Nadia Toffa, per prima, aveva provato ad attrezzarsi, scegliendo una strada precisa, integralista, poco importa se fosse giusta o sbagliata. Una cosa è certa: per varie ragioni che non sono solo quelle dell'affetto, dimenticarla è impossibile.