È il 6 maggio 1999 quando su Rai1 va in onda per la prima volta “Il ladro di merendine”. È la genesi televisiva del Commissario Montalbano, il primo adattamento televisivo dai romanzi del Maestro Andrea Camilleri, il terzo della serie che con la morte dello scrittore di Porto Empedocle si è fermata a 42 in tutto (34, invece, gli episodi in tv). È con “Il ladro di merendine” che comincia il mito televisivo di Montalbano, che cambia radicamente la carriera di Luca Zingaretti e la stessa percezione che si aveva della letteratura di Camilleri. Sarà l’inizio di una grande storia italiana, orgoglio del servizio pubblico che, di stagione in stagione, macinerà consensi da pubblico e critica.

La prima stagione nel 1999

Nella gara degli ascolti tv, come è nell’ordine delle cose, quel primo episodio parte “in sordina” rispetto alle percentuali bulgare delle stagioni successive. Vi assisteranno in 6.2 milioni di spettatori per il 24.45% di share. Montalbano è un personaggio ruvido, inedito per la televisione italiana. Incontra qualche resistenza da parte del pubblico più perbenista ma parte forte. Non troppo, considerato che da lì a poco sarebbe arrivato in tv il Grande Fratello, che di milioni di spettatori fu in grado di portarne più di 16, ma resta che la prima stagione Montalbano la chiude in crescendo: il secondo episodio, “La voce del violino”, fa registrare 6.8 milioni di spettatori per il 27.31% di share.

Il successo in replica

La forma dell’acqua”, primo romanzo della serie di Montalbano, apre la seconda stagione. È il 2 maggio 2000, l’esordio del 1999 viene leggermente migliorato: 6.4 milioni di spettatori per il 24.15% di share. Numeri che si confermano con “Il cane di terracotta” (6.3 milioni netti, 23.9%). Per molti, gli episodi del 2000 vengono considerati i migliori sotto il punto di vista dello stile e del linguaggio. Le repliche, nei 20 anni successivi, supereranno agevolmente il dato della prima tv. Sarà questa una caratteristica che si verificherà più volte, anche nelle repliche degli episodi successivi.

La definitiva consacrazione nel 2001

Nel 2001, “La gita a Tindari” e “Tocco d’artista” portano alla definitiva consacrazione con una media di 7.3 milioni di spettatori per il 29.65% di share. In tre stagioni, da due episodi ciascuno, Montalbano è già diventato un cult. In un tempo brevissimo, catalizza l’attenzione dell’opinione pubblica divenendo oggetto di discussione in famiglia, tra amici, tra colleghi, nei bar, negli uffici e sui mezzi pubblici. Montalbano e i personaggi creati da Camilleri sono ormai sulla bocca di tutti.

I primi record nel 2002

A conferma di ciò, gli sforzi della Rai e della Palomar di alzare l’asticella nella quarta stagione, per la prima volta da quattro episodi. L’esordio, nel 28 ottobre 2002, con “Il senso del tatto” fa il botto: 9.3 milioni di spettatori per il 33.51% di share. Si replica con “Gli arancini di Montalbano”, uno dei successi letterari più grandi per Camilleri e Sellerio: 9.8 milioni di spettatori e il 34.45%. È record per la Rai. Il terzo episodio, “L’odore della notte”, subisce un calo: 8.6 milioni di spettatori netti per il 30.37% di share. L’episodio conclusivo, “Gatto e cardellino”, bissa il successo degli “arancini”: 9.795.000 spettatori per il 32.84% di share.

L'esplosione definitiva del fenomeno Montalbano

È questo il momento in cui il fenomeno esplode. La produzione televisiva si ferma tre stagioni, il tempo per permettere a Luca Zingaretti, e il resto del cast, di rifiatare con altri lavori, per permettere allo stesso scrittore e alla casa editrice di pianificare il futuro dell’eroe di Vigàta. La quinta stagione arriverà solo nel 2005 tornando al formato da due episodi: “Il giro di boa” fa intrecciare le indagini del Commissario con i fatti d’attualità relativamente recenti, quelli del G8 di Genova. Fa discutere e segnare 8.8 milioni di spettatori netti per il 33.24% di share. “Par condicio”, ispirato ai racconti “Un mese con Montalbano” e “Catarella risolve un caso”, fa 8.4 milioni netti per il 31.77%. Quattro episodi arriveranno due anni più tardi. Nel 2008, “La vampa d’agosto” fa un brillante esordio da 9.219.000 spettatori per il 37.50% di share. “Le ali della sfinge”, secondo episodi, segna 8.7 milioni e il 30.97%. “La pista di sabbia” torna a percentuali meno impressionanti, ma comunque altissime: 7.5 milioni netti per il 27.76, chiudendo in ripresa con “La luna di carta”. È la sera del 17 novembre 2008 e davanti alla tv ci sono 8.2 milioni di spettatori netti per il 28.98% di share.

Montalbano nell'era social: arriva Belen Rodriguez

Dobbiamo aspettare il 14 marzo 2011 per una nuova stagione, l’ottava. Montalbano entra in un nuovo decennio, quello della digitalizzazione e dei social media. Affronta la sfida includendo nel cast del primo episodio il fenomeno più riconoscibile di questa rivoluzione: Belen Rodriguez. “Il campo del vasaio”, in onda per la prima volta il 14 marzo 2011, fa segnare 9.5 milioni di spettatori netti per il 32.59% di share. Da questo momento in poi, i numeri di Montalbano hanno un valore significativo perché lo scenario televisivo subisce l’ingerenza di internet e della iperconnettività. Per tutta la stagione, la produzione mantiene stabilmente la media sopra i 9 milioni di spettatori netti: un plebiscito.

Record dopo record, dal 2013 al 2017

Nel 2013, la nona stagione del Commissario Montalbano conferma questo trend e fa il grande botto agli ascolti tv. Per la prima volta, una intervista di Andrea Camilleri anticipa ogni episodio. Diventerà un altro tratto distintivo della serie. “Il sorriso di Angelica” fa segnare il 34.19% di share per 9.630.000 spettatori netti. Il 22 aprile 2013, “Il gioco degli specchi” spodesta tutti i record: 9.948.000 spettatori per il 35.17% di share. Avrà vita breve, perché una settimana dopo, il 29 aprile, “Una voce di notte” fa 10.2 milioni e il 36.43%. E la successiva, il 6 maggio, “Una lama di luce” segna 10.715.000 spettatori per il 38.13%. Nel 2016 a seguire, le stagioni tornano a farsi da due episodi e cambiano programmazione, approffittando della coda del Festival di Sanremo. Così, Montalbano ritorna con la decima stagione il 29 febbraio 2016 con “Una faccenda delicata”: 10.862.000 spettatori per il 39.06%. È un nuovo record. “La piramide di fango” chiude la stagione con 10.3 milioni di spettatori per il 40.95% di share. Fino a quel momento è la concentrazione di spettatori più alta di sempre. “Un covo di vipere” nel 2017 apre l’undicesima stagione: 10.674.000 spettatori per il 40.8%. “Come voleva la prassi” migliora il record: 11.268.000 spettatori per il 44.1% di share. È l’episodio in cui si tratta un efferato femminicidio che colpisce pubblico e critica. Sembrerebbe impossibile migliorare questi numeri, eppure la dodicesima stagione continua a sorprendere: il 12 febbraio 2018, “La giostra degli scambi” porta su Rai1 ben 11.386.000 spettatori per il 45.1% di share: è record totale e assoluto. La stagione si chiude con “Amore”, visto da 10.8 milioni netti per il 42.8% di share.

Un bellissimo 2019, dall'attacco dei sovranisti allo share più alto di sempre

Solo pochi mesi fa, ancora nel mese di febbraio, è andata in scena la dodicesima e ultima, per adesso, stagione che ha inevitabilmente attraversato il sentimento fortemente contrario ai migranti per la natura dei temi trattati. Prima di andare in onda con “L’altro capo del filo”, i protagonisti, la produzione e la stessa Rai si sono visti costretti a precisare che non si trattava di un episodio dalle tinte politiche. Il segno che nemmeno un gigante come Andrea Camilleri, padre del Novecento e fedele sostenitore dell’umanità, riesce ad essere esente allo scetticismo sovranista. Ma intanto gli spettatori restano tantissimi, anche Matteo Salvini twitta “a favore” e “L’altro capo del filo” fa segnare 11.1 milioni netti per il 44.9% di share, il più alto di sempre. Chiude “Un diario del ’43”, che celebra la morte di Marcello Perracchio e del suo personaggio, il dottor Pasquano, visto da 10.1 milioni di spettatori netti per il 43.3% di share.

Quello del Commissario Montalbano è un fenomeno irripetibile, come è possibile notare dalla logica assolutamente imprevedibile degli ascolti tv. E, per fortuna, è qualcosa di eterno, come l'uomo che lo ha creato.