La presentazione dei palinsesti Rai 2020-2021 ha già destato una serie di polemiche per alcune scelte fatte dai dirigenti dell'azienda che, invece di puntare su risorse interne, ha deciso di dare spazio ad un volto noto come quello di Maria De Filippi. La conduttrice, infatti, è stata scelta per condurre un'unica serata, dedicata alla violenza sulle donne, nella quale sarà affiancata da Sabrina Ferilli e Fiorella Mannoia. A commentare la notizia, divulgata nella giornata di ieri, 16 luglio 2020, in conferenza stampa è stato Michele Anzaldi, segretario della Vigilanza Rai, che ha puntato il dito contro questa scelta dell'azienda.

Il commento di Anzaldi su Maria De Filippi in Rai

Una scelta che, per molti, si è rivelata incomprensibile. Perché scegliere un volto di punta del diretto competitor, piuttosto che puntare sulle risorse Rai, soprattutto per un contenuto così delicato ed importante? È la domanda che si sono posti in molti e, come di consueto, Michele Anzaldi non si è tirato indietro davanti alla possibilità di esprimere un giudizio sulla questione: “Per la giornata contro la violenza sulle donne, Rai 1 decide di umiliare le donne Rai: lo speciale lo condurrà Maria de Filippi, simbolo della concorrenza. Senza nulla togliere a De Filippi, alla Rai mancano professionalità femminili? Questo sarebbe puntare sulle risorse interne?

L'allusione alla "riforma Salini"

Una chiara allusione a quella che è stata definita dagli addetti ai lavori come la riforma Salini, con la quale l'amministratore delegato Rai, chiedeva che tutte le produzioni si avvalessero di risorse interne all'azienda e che il potere delegato agli agenti dei personaggi famosi, fosse drasticamente ridotto. Un compromesso che, secondo Anzaldi, non si è raggiunto, sul quale non è riuscito a non esprimere un parere scrivendo su Twitter: "Confermati sprechi privilegi propaganda. Trionfo società di produzione, strapotere degli agenti in conflitto di interessi, infornata di giornalisti esterni, nessuna valorizzazione degli interni, niente svolta a informazione e pluralismo. Pagano gli italiani".