Le pagelle di questa terza serata del 69° Festival di Sanremo, in cui si esibiranno i secondi 12 Big, che completeranno il bouquet generale dopo l'esibizione della prima dozzina ieri. Anche questa sera proviamo a descrivere brevemente cosa è successo sul palco. Ormai il livello di esibizioni è tale che difficilmente si sbaglia.

Mahmood (Soldi)

"Ah ah" e Mahmood si prende l'Ariston. Ha il pezzo più radiofonico, probabilmente, una voce incredibile e un carisma alla faccia del suo essere esordiente. Una sorpresa. Ah Ah.

Enrico Nigiotti (Nonno Hollywood)

Non c'è dubbio che Enrico Nigiotti ci creda veramente. Il pezzo ha già vinto il "Premio Lunezia" e sul palco fa impressione vedere la differenza dalla sua precedente partecipazione. È un altro Nigiotti, più convinto, più esperto. Sfacciato.

Anna Tatangelo (Le nostre anime di notte)

Anna non sbaglia, nessuna emozione, nessun ritorno spaventoso, anzi, neanche l'emozione di Venditti prima la fa vacillare. La Tatangelo sale sul palco e non fa una grinza cantando quest'amore che si ritrova ("E ora siamo qui e siamo nudi per la prima volta"). Imperturbabile.

Ultimo (I tuoi particolari)

È qui per vincere, lui dirà di no, ma lo sa bene il perché il suo nome sia in testa a molte liste con i papabili. Quando il pezzo si apre Ultimo dà tutto se stesso e il pubblico apprezza e applaude. Scaramantico.

Francesco Renga (Aspetto che torni)

Elegantissimo, nella voce e negli abiti, Renga è un interprete impeccabile e si vede che canta con divertimento, soprattutto quando scende sulla pedana tra il pubblico. Sorridente ed emotivo.

Irama (La ragazza con il cuore di latta)

È esistito un tempo in cui il palco di Sanremo era emozionante, oggi pare che sia un palco come un altro. Irama ne è la dimostrazione, esibizione dritta, quando canta, con la parte più recitata in cui pare si senta meno a suo agio. Cuore di latta.

Patty Pravo con Briga (Un po' come la vita)

Non si può dire che Briga non abbia coraggio, anzi e lo dimostra stupendo tutti con l'abito e la pettinatura di questa sera. Ma è perfetto al fianco di Patty Pravo che a un certo punto lo guarda come se si calibrasse su di lui, aspettandolo. Belli e imperfetti.

Simone Cristicchi (Abbi cura di me)

La canzone di Simone Cristicchi ha colpito tutti appena il cantautore ha messo piede sul Teatro dell'Ariston e il pezzo resta forte anche questa seconda sera. Lontano dall'idea del tormentone, riesce nell'impresa di restare impressa senza un hook facile, ad esempio. Maturo.

Boomdabash (Per un milione)

La band salentina ama il reggae, è noto, ma per Sanremo ha scelto qualcosa che andasse oltre il genere, in fondo sono loro, è Ketra che hanno dato una ventata al nuovo pop italiano e sul palco sono trascinatori. In levare.

Motta (Dov'è l'Italia)

"Dov'è l'Italia amore mio, mi sono perso!", il ritornello di Motta riesce a entrare nella testa anche senza sonorità "classiche" radiofoniche. Via le paraculagini, per il cantante quel palco sembra già vissuto più volte. Veterano.

The Zen Circus (L'amore è una dittatura)

Appino è una certezza. Gli Zen sono una certezza. Questa sera più che mai la band non sbaglia nulla, hanno un pezzo forte che li dovrebbe proiettare alti, anche se uscire tardi non li aiuta. Da podio, almeno.

Nino D'Angelo e Livio Cori (Un'altra luce)

Senza i problemi d'audio la performance di Livio Cori e Nino D'Angelo assume contorni diversi dalla prima anche se l'ultima posizione d'uscita non li aiuta molto nella ricezione del pubblico. Stasera molto meglio della prima. LIBERATI.