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Festival di Sanremo 2019

Le pagelle della quarta serata del Festival di Sanremo 2019: i duetti

È la serata dei duetti, quella in cui i 24 Big in gara, condotti dal direttore artistico Claudio Baglioni accompagnato da Virginia Raffaele e da Claudio Bisio, saranno accompagnati da uno o più ospiti a scelta. Da anni, ormai, questa è una delle serate più attese e si conferma come una serata che lascia sempre qualcosa.
A cura di Francesco Raiola
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Ghemon e Diodato a Sanremo (LaPresse)
Ghemon e Diodato a Sanremo (LaPresse)
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È la serata dei duetti, quella in cui i 24 Big in gara, condotti dal direttore artistico Claudio Baglioni accompagnato da Virginia Raffalele e da Claudio Bisio, saranno accompagnati da uno o più ospiti a scelta. Da anni, ormai, questa è una delle serate più attese, quella in cui le canzoni si vestono di altri abiti, con gli ospiti a regalare sempre qualcosa di sé, che siano colleghi, ma anche protagonisti d altre arti, come avviene stasera quando ad accompagnare i cantanti ci saranno anche ballerini e attori. Ecco le pagelle di questi duetti del venerdì sera, in attesa della serata finale di sabato 9 febbraio.

Cristina D'Avena con Federica Carta e Shade – Senza farlo apposta

L'arrivo di Cristina D'Avena è sicuramente un colpo al cuore di un paio di generazioni. La cantante torna sul palco dell'Ariston dove ormai è una presenza sempre più apprezzata dopo il suo esordio qualche anno fa a furor di popolo. Un'esibizione generazionale.

Nada con Motta – Dov'è l'Italia

A parte qualche problema di sincronizzazione in un paio di punti, riportare Nada in questa versione rock e graffiata è assolutamente un merito che Motta può appuntarsi. Una performance che conferma la bellezza di questa canzone. Intensa.

Noemi con Irama – La ragazza col cuore di latta

Irama è andato sul sicuro, chiamando al suo fianco Noemi, che a Sanremo è un po' di casa: conosce bene quel palco, l'emozione che si prova e venendo dallo stesso suo percorso è un'ottima traghettatrice, con una voce che verso la fine mostra la sua forza.

Giovanni Caccamo con Patty Bravo con Briga

Anche per Giovanni Caccamo è un ritorno su un palco che conosce bene sia per esserci salito come concorrente sia per il suo lavoro da autore. Ovviamente il cantautore siciliano è più vicino a Patty Pravo che a Briga, ma la sua voce e la sua presenza al piano riesce a dare un tocco in più al brano. Elegante.

Enrico Ruggeri e Roy Paci con Negrita

Ecco, quando un duetto veste la canzone senza distruggerla, è quello che avviene con la tromba di Roy Paci che accompagna in maniera delicata, con un sapore di frontiera – cosa che tanto piace ai Negrita – la voce punk di Enrico Ruggeri. Rock di frontiera.

Il violinista Alessandro Quarta con Il Volo

C'è da dire che Il Volo ha azzeccato un grande duetto. Indipendentemente dall'amore o meno per la canzone, portare Alessandro Quarta ha sicuramente stupito il Teatro e tutti quelli che non lo conoscevano. Il “musical genius” del violino mondiale condivide con la band la fama più all'estero. Virtuosi.

Tony Hadley e le coreografie dei Kataklò con Arisa

Arisa non si accontenta di portarsi uno dei miti della musica anni '80, ovvero Tony Hadley degli Spandau Ballet, ma fa le cose in grande e con i Kataklò dà un bel po' di movimento alla performance. Svelta azzeccata.

Gué Pequeno con Mahmood – Soldi

Mahmood realizza uno dei suoi sogni e si porta sul palco uno dei personaggi più noti della scena rap italiana, ovvero Guè Pequeno che entra all'improvviso per cantare le sue barre nuove e poi andar via. Presenza leggera che però dà qualcosa in più. Spiazzante.

Diodato e Calibro 35 con Ghemon

Il miglior "duetto" della serata, non una rivisitazione ma un'altra canzone, e soprattutto un'altra canzone bellissima, rivista nei suoni, nei testi con Diodato che sin incastra perfettamente nel tappeto sonoro di Ghemon che i Calibro rileggono alla loro maniera. Perfetti.

Bungaro, Eleonora Abbagnato e Vogel con Francesco Renga – Aspetto che torni

Non è facile stare appresso alla voce di Francesco Renga e alla sua timbrica, Bungaro ci prova forse si perde un po' la sua bravura, ma non si perde quella della Abbagnato che mette in danza questo pezzo. Delicato.

Fabrizio Moro con Ultimo – I Tuoi particolari

Più che amici, fratelli, Ultimo ha voluto con sé Fabrizio Moro in un duetto che sa di passaggio di testimone, per il vincitore dello scorso anno che accompagna il fenomeno del 2018. Si sente la sintonia che c'è tra i due. Rodati e fraterni.

Neri Marcorè con Nek – Aspetto che torni

Nek vuole dimostrare che la sua "Mi farò trovare pronto" è un pezzo che si può anche ascoltare fuori da una discoteca e così porta con sé Marcorè, a proposito

Rocco Hunt e i Musici Cantori di Milano con BoomDaBash – Per un milione

Rocco Hunt l'ha scritto e cantarlo non gli viene difficile. IIl suo flow, insomma, è la continuazione perfetta di questo che è uno dei pezzi più radiofonici di tutto il gruppo sanremese. Estivo.

Brunori Sas con The Zen Circus – L'amore è una dittatura

Brunori deve accettare l'invito degli Zen Circus per salire su un palco su cui potrebbe essere protagonista già da qualche anno. Il cantautore arricchisce questa versione de "L'Italia è una dittatura". L'Italia che racconta.

Beppe Fiorello con Paola Turci – L'ultimo ostacolo

Beppe Fiorello non recita, canta proprio mettendo ancora una volta in mostra la sua multidisciplinarità. Aggiunge una voce maschile a un pezzo che era un piccolo gioiellino cantato solo dalla Turci riuscendo a dare il suo tocco a che con un recitato quasi rap finale. In punta di piedi.

Syria con Anna Tatangelo – Le nostre anime di notte

Anna Tatangelo porta con sé Syria per dare ancora più intensità a un pezzo che sente molto, che rappresenta un trampolino di lancio verso questo post-Fetsival. Sceglie un'amica, una voce che riesce a trovare un bell'equilibrio.

Jack Savoretti con Ex-Otago – Solo una canzone

Quella degli Ex-Otago più passa il tempo e più entra nelle teste degli ascoltatori. Il loro è l'esempio lampante di come si è pop oggi, di come si pyò credere fermamente in quel troppo spesso maltrattato pop. Savoretti sigilla quell'abbraccio, in questo caso tra due voci che si accompagnano in una versione più internazionale. Che pop!

Paolo Jannacci e Massimo Ottoni con Enrico Nigiotti – Nonno Hollywood

Nigiotti si fa accompagnare da Paolo Jannacci al pianoforte e Massimo Ottoni che crea disegno con la sabbia, ma praticamente non l'abbiamo visto, peccato, sarebbe stato più bello. Emozionante.

Irene Grandi con Loredana Bertè

Nelle prove Loredana Bertè non si era presentate e i giornalisti avevano potuto vedere Irene Grandi confrontarsi da sola sulla canzone. Bravissima. Con la Bertè si ripete ovviamente. Super Rock

Manuel Agnelli con Daniele Silvestri – Argento Vivo

Daniele Silvestri ha organizzato una festa più che un duetto: già Rancore e Rondanini formavano una super band, ma le cose in grande si fanno per bene e così arriva Agnelli e boom. All'inizio è strano, ma pian piano ci si rende cono che è esattamente quel cortocircuito di cui aveva bisogno questo pezzo, se duetto doveva essere. Straniante.

Biondo e Sergio Sylvestre con Einar – Parole Nuove

Un incontro di talent per questa canzone. La Raffaele parla di tre assi del pop e chiaramente esagera. Al massimo tre giovani da incitare, però con un'altra canzone. No, il rap di Biondo non ne fa un'altra canzone. Interessante la voglia di mescolare tre tipologie di voci, almeno. Sono giovani.

Ermal Meta con Simone Cristicchi

Cristicchi non sapeva l'effetto che avrebbe avuto questa sua lunga poesia in musica quando ha chiesto a Ermal Meta di duettare con lui. Il pezzo è intenso, perfetto per Meta, per la sua idea di cantautorato e per la sua voce. Non cambia molto, cambia tutto.

Sottotono con Nino D'Angelo e Livio Cori

Nino e Livio, Livio e Nino. Più passa il tempo più Nino entra in un mood che non gli appartiene, ma lo fa con la solita classe che gli ha permesso di trasformarsi mantenendo sempre il rispetto di tutti. Oggi modestamente si mette a fare da chioccia a Livio. Convincenti.

Morgan con Achille Lauro  – Rolls Royce

Era il duetto più atteso ed è arrivato alla fine: due personaggi sui generis a modo loro che si uniscono e mettono in scena una delle migliori performance della serata, con Morgan che spazia tra piano e basso. Certezze.

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