Un'accusa diretta a Maria De Filippi, Alfonso Signorini, Barbara d'Urso e Alessia Marcuzzi, individuati come "principali responsabili del decadimento culturale del nostro Paese". Non contempla mezze misure la lettera pubblica di un insegnante indirizzata ad alcuni dei principali volti della televisione italiana. Che vi sia arrivata come messaggio su WhatsApp o che l'abbiate vista su Facebook, Twitter o i vari social network, la missiva di Marco Galice, insegnante di Civitavecchia, è finita sotto gli occhi di molti, vittima di quella dinamica sintetizzabile con la parola "virale", decisamente infelice visti i tempi di pandemia che viviamo.

La lettera indignata di un insegnante contro la Tv

"Io vi accuso" è il titolo della lettera, che riprende il celebre incipit del J'accuse, con cui Emile Zola si scagliò contro il presidente della Repubblica francese, attraverso la quale l'insegnante punta il dito contro i quattro conduttori Mediaset citati "e tutta la schiera della vostra bolgia infernale".

Vi accuso di essere tra i principali responsabili del decadimento culturale del nostro Paese – scrive il docente – del suo imbarbarimento sociale, della sua corruzione e corrosione morale, della destabilizzazione mentale delle nuove generazioni, dell’impoverimento etico dei nostri giovani, della distorsione educativa dei nostri ragazzi.

E prosegue: "[…] con la vostra televisione trash, i vostri programmi spazzatura, i vostri pseudo spettacoli artefatti, falsi, ingannevoli, meschini, avete contribuito in prima persona e senza scrupoli al Decadentismo del terzo millennio che stavolta, purtroppo, non porta con sé alcun valore ma solo il nulla cosmico". La rabbia dell'insegnante si lega soprattutto all'effetto che un certo tipo di televisione avrebbe sui comportamenti delle nuove generazioni:

Siete complici e consapevoli promotori di quel perverso processo mediatico che ha inculcato la convinzione di una realizzazione di sé stessi basata esclusivamente sull’apparenza, sull’ostentazione della fama, del successo e della bellezza, sulla costante ricerca dell’applauso, sull’approvazione del pubblico, sulla costruzione di ciò che gli altri vogliono e non di ciò che siamo. Questo è il vostro mondo, questo è ciò che da anni vomitate dai vostri studi televisivi.

L'insegnante chiude la sua lettera (che trovate completa in fondo all'articolo) augurandosi "l'estinzione mediatica e le giuste pene da pagare" per gli accusati. Lo sfogo è potente e sintetizza un generalizzato sentimento di frustrazione che non solo molti  docenti, ma una corposa fetta di popolazione, in particolare tra i 30 e i 40 anni, nutre nei confronti di un medium per troppo tempo incapace di adeguarsi a nuovi linguaggi e necessità. Colpa che ascrivibile soprattutto alle reti generaliste, nello specifico quelle private, e i suoi volti principali di livello nazionale. 

Se la Tv è cattiva maestra, che ruolo ha internet?

Lo sfogo di Marco Galice contribuisce a riaccendere un dibattito sul ruolo della televisione – non solo quella definita propriamente "trash" – che non si è mai veramente spento e che ci portiamo dietro dai primi anni Novanta, quando a scatenarlo fu uno dei saggi più celebri di sempre sulla Tv, "Cattiva maestra televisione" di Karl Popper. Uno scritto in cui il filosofo austriaco rimarcava l'influenza negativa del mezzo proprio sulla formazione delle nuove generazioni, sdoganando una tematica che è andata ben oltre le dissertazioni intellettuali sull'argomento, rivelatasi un mantra utilissimo per bollare trasversalmente la televisione tutta come un ammasso indistinto di spazzatura. Un dibattito cui oggi andrebbe aggiunta una fondamentale integrazione, data l'invasione del web e dei social network nelle nostre vite che ha favorito una migrazione di massa delle nuove generazioni (e non solo) dalla televisione verso altri strumenti, per i quali non pare meno urgente la necessità di istruzioni per l'uso.