Dopo l'inseguimento della Guardia di Finanza all'uomo che porta il cane in spiaggia, in diretta a Pomeriggio Cinque nella giornata di Pasquetta, anche Agorà casca alla voglia di sbattere i "fuorilegge" davanti alle telecamere raccontando l'inseguimento di un runner che "sta scappando letteralmente". Tutto con "La cavalcata delle valchirie" in sottofondo, come se fosse la scena clou di Apocalypse Now: "Si fermi, c'è il drone", urla l'agente all'inseguimento.

Si è scatenata ormai la caccia all'untore, anche in tv. Una deriva che andrebbe immediatamente arrestata e che non fa bene a nessuno e non è utile al racconto di questa pandemia. Mentre una parte di televisione sta cercando di trovare nuove strade attraverso la creatività e l'ironia  – vedi "Propaganda Live" su La7 – e l'utilizzo di una forma di racconto più pulita, asciutta e certamente sincera – vedi "Piacere Maisano ai tempi del Coronavirus" su Tv8 –  i talk cercano di mantenere la propria autorevolezza trasformandosi, più o meno involontariamente, attraverso i servizi dei loro inviati in "giustizieri" senza macchia, alla ricerca spasmodica di un povero cristo che cerca un secondo di libertà.

Non c'è nulla di sbagliato nel lavoro svolto dalle Forze dell'Ordine, questo è giusto ribadirlo. Far rispettare i decreti restrittivi rappresentano il primo scudo al diffondersi dell'epidemia di coronavirus. Sbattere il mostro in prima pagina, come Giancarlo Bizanti/Gian Maria Volonté nel film di Marco Bellocchio, è invece pericoloso, assurdo e surreale. Se il servizio di "Agorà" voleva essere in qualche misura ironico, non lo è certamente dato il tempismo sciagurato. È lecito aspettarsi maggiore attenzione dal servizio pubblico in giorni cruciali per la buona informazione. È il momento di essere esempio, di rispettare e far rispettare la deontologia. Lo dobbiamo a chi ci legge, alla collettività e alla nostra professione di giornalisti.