Lo scorso febbraio la Rai era finita nel mirino dell'Agcom, che aveva stanziato una multa da 1.5 milioni di euro motivando questa scelta con una violazione del Contratto di Servizio da parte della tv di Stato nel corso del Festival di Sanremo. Ad oggi la multa è stata, però, congelata. Questa la decisione presa dal Tar che ha rinviato l'udienza al 15 aprile.

La decisione del tribunale in favore della Rai

Il Tar del Lazio ha accolto con un provvedimento monocratico il ricorso della Rai nei confronti dell'Autorità delle garanzie per le comunicazioni (Agcom). Nel provvedimento emanato dal tribunale amministrativo si legge: "sussistono i requisiti di estrema gravità ed urgenza anche in considerazione della natura e della entità degli adempimenti la cui esecuzione viene posta a carico della Rai Radiotelevisione Italiana Spa entro il termine di 30 giorni" con un conseguente slittamento dell'udienza collegiale per esaminare la pratica al prossimo 15 aprile. Ciò significa, quindi, che al momento il Servizio Pubblico non è chiamato a sanare la multa da 1.5 milioni di euro comminata dall'Autorità, una volta chiusosi il Festival di Sanremo.

Cosa contesta l'Agcom alla Rai

L'Agcom aveva contestato all'azienda televisiva di aver commesso una serie di errori che toccavano tanto la politica, quanto questioni di carattere etico-sociale e aveva richiesto che ai dipendenti della tv di Stato fossero forniti "strumenti finalizzati a contrastare la diffusione di informazioni non veritiere o incomplete, anche attraverso il coordinamento organizzativo, della responsabilità editoriale intesa ad assicurare lo sviluppo del senso critico, civile ed etico nella collettività nazionale; misure finalizzate a sensibilizzare i conduttori dei programmi e i propri dipendenti e collaboratori, anche attraverso specifiche azioni formative, ad attenersi scrupolosamente ai principi di imparzialità, indipendenza e pluralismo". In questo modo l'Autorità cercava di appianare una serie di falle riscontrate nel sistema-Rai, in cui sono stati individuati anche singoli episodi lontani dal Festival della canzone italiana, nei quali i volti della tv di Stato non hanno saputo garantire l'eguaglianza e l'imparzialità richiesta dal Contratto di Servizio 2018-2022, tacciando l'azienda di pluralismo.