Rula Jebreal ha incantato tutti al Festival di Sanremo 2020, con un intenso monologo sulla violenza che vede vittime molte donne in tutto il mondo. Ha citato dati allarmanti, ha rivolto un appello a tutti, uomini in primis, e soprattutto ha raccontato la tragica storia della madre morta suicida: un momento indimenticabile nella storia della kermesse, penalizzato però dalla messa in onda in tarda serata, praticamente a mezzanotte. Una scelta che ha scatenato inevitabilmente la polemica su Twitter.

Le critiche del pubblico

"Il monologo di Rula Jebreal non doveva essere trasmesso a mezzanotte ma alle 9 di mattina e in tutte le scuole", "Peccato solo aver mandato un tema così importante e attuale quasi a mezzanotte", "L'unico problema di questo monologo  è che dovrebbero essere le 20:55 e non le 23:55": sono alcuni dei tweet che si leggono in rete. Del resto, la scaletta infinita di Sanremo è un magma difficile gestire, come conferma anche il fatto che il videomessaggio di Roger Waters, portato proprio dalla Jebreal, non è stato neppure trasmesso per mancanza di tempo. Le stesse esibizioni dei Big sono iniziati alle 22 circa, dopo le Nuove Proposte e alcuni ospiti. Resta il fatto che un momento importante come quello della giornalista palestinese meritava decisamente una collocazione più centrale, dal momento che – com'era da attendersi – appare come il segmento più commentato della serata.

Il monologo di Rula Jebreal

Nel suo monologo Rula Jebreal ha portato in scena sul palco dell'Ariston due libri: su quello nero ha letto drammatiche testimonianze e dichiarazioni sulle violenze alle donne, su quello bianco stralci tratti dalle canzoni "La cura" di Franco Battiato, "La donna cannone" di Francesco De Gregori, "Sally" di Vasco Rossi ("Le canzoni che ho citato stasera sono tutte scritte da uomo, dunque vedete è possibile trovare le parole giuste, è possibile raccontare l’amore, l’affetto e la cura"). Ha ricordato il caso della madre Nadia, vittima di stupro quando aveva solo 13 anni: mai creduta, si tolse la vita dandosi fuoco quando Rula aveva 5 anni.

Questo è il momento in cui quelle parole devono diventare realtà. Per farlo dobbiamo urlare da ogni palco anche quando ci diranno che non è opportuno. Sono diventata la donna che sono per mia madre e grazie a mia figlia Miral, che è seduta in mezzo a voi. Lo devo a loro, lo dobbiamo a tutte loro. A una madre, una collega, a una sorella, a una vicina e anche agli uomini perbene. All’idea più grande di tutte: quella di libertà. Adesso parlo agli uomini. Lasciateci esser quello che vogliamo essere: madri o no, casalinghe, donne in carriera, siate in nostri comici, i nostri compagni, indignatevi insieme a noi quando qualcuno ci si chiede lei che cosa ha fatto per meritarsi questo. Domani chiedetevi pure come era vestita Rula. Che non si chieda mai più a una donna che è stata stuprata come era vestita quella notte. Che non si chieda mai più. Mia madre Nadia ha avuto paura di quella domanda e non ce l'ha fatta. Noi non vogliamo essere più vittime.

Chi è Rula Jebreal

Classe 1973, Rula Jebreal è nata ad Haifa, è palestinese con cittadinanza israeliana e italiana. Il padre è Othman Jebreal, commerciante e imam sufi di ascendenze nigeriane e arabo palestinesi, guardiano della moschea al-Aqsa. Dopo la morte della madre, Rula e sua sorella Rania sono cresciute in un collegio. Ottenuta una borsa di studio dal governo italiano, si è laureata in fisioterapia all’Università di Bologna, ma dal 1997 ha avviato la carriera di giornalista. Hacondotto il tg notturno di La 7, la rubrica  Pianeta 7, Omnibus, Annozero con Santoro e  Onda Anomala. Ha scritto due libri, l'autobiografico La strada dei fiori di Miral e La sposa di Assuan. Dal primo, il regista e pittore Julian Schnabel, per molti anni suo compagno di vita, ha tratto il film Miral con Freida Pinto. Vicina agli Obama, consigliera di Macron, è molto critica verso la politica israeliana. Ha una figlia, Miral, avuta dall'artista italiano Davide Rivalta. Dal 2013 è sposata con il banchiere americano Arthur Altschul Jr.