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Il Coronavirus sembra il soggetto di una serie tv, ma è la vita reale: dobbiamo vincere noi

L’emergenza Coronavirus sta acuendo ogni problema del nostro Paese mirando alle nostre coscienze e alle nostre consapevolezze, oltre che alla nostra salute. Sembra un bellissimo soggetto di una appassionante serie televisiva. Solo che è la vita vera. La nostra. La televisione deve continuare a svolgere il suo ruolo fondamentale. Sarà difficilissimo, ma bisognerà continuare a sforzarsi di sorridere.
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Cosa sta succedendo al mondo fuori di noi? L'emergenza Coronavirus sta acuendo ogni problema del nostro Paese. È una situazione anomala, che mette tutto e tutti in discussione. Questo è un virus che ci ha preso già tutti, mirando alla nostre coscienze e alle nostre consapevolezze. E sembra un bellissimo soggetto di una appassionante serie televisiva. Solo che è la vita vera. La nostra.

Già non eravamo un granché in fatto di umana comprensione, di disponibilità e accoglienza verso gli altri. E ora c'è qualcosa nell'aria che ci costringe a chiudere ancora di più i nostri spazi di condivisione, a serrare il nostro personale confine in maniera netta e categorica. Come un film di John Carpenter, o un romanzo di Stephen King. Tutto questo ci cambierà definitivamente. Cambierà in maniera irreversibile il nostro rapporto con gli altri, la nostra visione del mondo.

Molti perderanno parecchi pezzi della loro umanità, ognuno confinato nella propria ‘panic room'. Mai come adesso servono cultura e conoscenza per salvarsi da un finale tragico. Abbiamo bisogno di un grande sforzo per restare il più possibile integri quando tutto questo sarà passato. In questo senso, la televisione – compresi tutti i media legati all'intrattenimento – deve continuare a svolgere il suo ruolo fondamentale. Sarà difficilissimo, ma bisognerà continuare a sorridere con trasmissioni leggere. È difficilissimo, perché bisognerà farlo con quella ‘debita distanza‘ che nelle ultime due settimane ci ha messo di fronte a studi televisivi vuoti e scene da film apocalittico.

Ma è proprio ora, che la minaccia di una pandemia globale è molto reale, che fuori la gente ha paura, che in gioco c'è non soltanto la nostra salute ma anche la nostra identità, la nostra coscienza collettiva, che la televisione deve continuare a fare la televisione. Bisogna pensare fuori dal comune, proprio come dovrà fare tutto il resto del Paese, anche in tv. Trovando altre strade, altre forme di linguaggio, nel rispetto dell'ultimo decreto firmato da Giuseppe Conte. Arrivare persino a pensare a intere trasmissioni con collegamenti video dalle proprie abitazioni. Bisogna pensare fuori dal comune, proprio come dovrà fare tutto il resto del Paese, anche in tv. Lo so, sembra un altro episodio di "Black Mirror". Ma è la vita, quella reale.

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Gennaro Marco Duello (1983) è un giornalista professionista. Laureato in Scienze della Comunicazione al Suor Orsola Benincasa di Napoli. Lavora a Fanpage.it dal 2011. Ha esordito nella narrativa nel 2022 con il romanzo Un male purissimo (Rogiosi). California Milk Bar - La voragine di Secondigliano (Rogiosi, 2023) è il suo secondo romanzo.
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