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“Il boss delle cerimonie” a Napoli scatena la polemica: “Non ci rappresenta, è oltraggioso”

La prima puntata del format “Il boss delle cerimonie”, girata al Grand Hotel La Sonrisa di Napoli, ha scatenato l’ira del popolo partenopeo, che si è subito ribellato di fronte all’ennesima rivisitazione “trash” e un po’ “kitch” della cultura nuziale napoletana.
A cura di Eleonora D'Amore
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UPDATE 19:57 – La risposta di Real Time alla polemica su "Il boss delle cerimonie"

La prima puntata de Il boss delle cerimonie ha fatto tappa a Napoli, precisamente al Grand Hotel La Sonrisa, prendendo a modello della cultura dei festeggiamenti nuziali del posto il noto Antonio Polesi, operante da 20 anni nel settore delle cerimonie. Il servizio di Real Time si apre con una panoramica dall'alto della vasta tenuta del sign. Polesi, commentata in questo modo: "Nel mezzo di una valle incantata ai piedi del Vulcano sorge un luogo da favola, dove il tempo sembra essersi fermato. È una fiaba? No, è il regno di Don Antonio. […] Tutte le coppie della zona sognano il suo castello per coronare il loro sogno d'amore, o almeno coloro che vogliono fare le cose in grande".

Il popolo partenopeo non ce l'ha fatta a vedere in tv la classica versione "trash"e un po' "kitch" della propria città, non trovando fedele la descrizione di un simile sogno nuziale, che talmente  poco si avvicina a quello che sente reale. Ad intervenire a gamba tesa, creando un gruppo Facebook chiamato "Chiediamo la chiusura del programma Il Boss delle cerimonie", è Federico Arienzo, vicepresidente della Municipalità 2 del comune di Napoli. Quest'ultimo ha così esordito nel gruppo social: "Da Vicepresidente della Municipalità 2 del comune di Napoli, mi vergogno per quello che state trasmettendo sui matrimoni qui in Campania. Mi dissocio da quanto viene raccontato come fenomeno comune, trattandosi di squallide rappresentazioni che indignano la stragrande maggioranza di un popolo che non merita di essere così raccontato. Lanceremo una campagna per boicottare questo schifo che state trasmettendo".

Una protesta in piena regola, convalidata dall'appello di Arienzo: "Trasmettessero una commedia di Eduardo, un film di Massimo Troisi o un concerto di Pino Daniele se vogliono raccontare la nostra cultura, la nostra identità", mentre sul sito ufficiale di Real Time è ancora possibile leggere: "Ogni episodio è il ritratto oggettivo di una tradizione profondamente radicata nella cultura partenopea, fatta di riti e simboli. Rimarremo a bocca aperta davanti a tutte le fasi principali di una vera festa napoletana: la scelta dell’abito nuziale, la serenata, le decorazioni della casa dei genitori prima che la sposa vada via per sempre, tutta la festa che si protrarrà per l’intera giornata fino ai fuochi d’artificio finali".

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