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Gli ex collaboratori di Fabrizio Corona: “Non ci pagava, per lui potevamo morire di fame”

Dino Giarrusso de Le Iene indaga ancora sul lavoro di Corona prima del suo recente arresto. Un business fatto di centinaia di eventi, con collaboratori mai pagati e contratti per servizi di promozione social non rispettati. Torna a parlare anche don Mazzi, che accolse Corona in comunità: “Si riabiliterà quando sarà morto”.
A cura di Valeria Morini
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La puntata de "Le Iene" del 18 ottobre torna a occuparsi del caso di Fabrizio Corona. Dopo il nuovo arresto per intestazione fittizia di beni, in seguito al ritrovamento di quasi 2 milioni di euro nascosti (che si presumono percepiti in nero), lo show di Italia 1 torna a indagare sul business portato avanti negli ultimi mesi dall'ex re dei paparazzi.

Dopo l'intervista a un ex collaboratrice che aveva raccontato il ritrovamento del denaro sequestrato, la Iena Dino Giarrusso ha stavolta parlato con altre persone che lamentano di essere state defraudate da Corona. In particolare, Giarrusso ha intervistato Fabrizio Scippa, tra i suoi più stretti collaboratori fino a pochi mesi fa, che ha spiegato: "Era una macchina da soldi, facevamo business su qualunque cosa. La quantità di eventi che abbiamo fatto è spaventosa. C'erano però lamentele continue da parte dei clienti, per contratti non rispettati". Tra queste lamentele, spiccano quelle di una coppia: lei ha creato bijoux con il marchio creato da Corona "SiPuede", lui ha pagato 2mila euro per realizzare alcuni tatuaggi sullo stesso Corona, in cambio di visibilità social e pubblicità. Promesse come da contratto, ma mai ottenute.

Fabrizio Scippa: "Mi deve 30mila euro di multe"

La ex collaboratrice della precedente intervista di Giarrusso è tornata a parlare, spiegando come Corona si rifiutasse di pagare chi lavorava per lui: "A chi aveva il fisso, come me, lo pagava subito (in nero). Le provvigioni invece non arrivavano mai. Li fa morire tutti di fame, a lui non frega un ca**o". Tra gli incarichi di Scippa c'era anche quello di autista di Corona, impossibilitato a guidare secondo le regole della semilibertà. I continui ritardi di Fabrizio si traducevano in diverse multe per eccesso di velocità durante il viaggio per raggiungere i luoghi degli eventi:

L'accordo era: se prendevo delle multe le pagava lui. Questo non è mai avvenuto e io sono arrivato a 20-30 mila euro di multe. Lui non me le ha mai pagate. Nel momento in cui sono andato a chiarire questa cosa, dicendogli che non avrei più lavorato per lui e chiedendo tutto quello che mi doveva – stipendio, provvigioni e multe – siamo arrivati alle mazzate.

Don Mazzi: "Si riabiliterà 20 anni dopo la morte"

Infine, Giarrusso ha raggiunto anche don Antonio Mazzi, responsabile della comunità che ha ospitato Corona nei mesi successivi alla scarcerazione. Il sacerdote ha ribadito la necessità che Fabrizio trascorresse più tempo nella struttura, dal momento che il suo percorso riabilitativo sarebbe ancora tutt'altro che finito:

Sapevo che aveva un ufficio in comunità, eravamo d'accordo che lui si ricominciasse a lavorare. Purtroppo quando ci sono certe dipendenze… Il suo è un complesso di superiorità.  Avevo chiesto che restasse più tempo da noi, conoscendo "l'articolo"… Era chiaro che dovesse essere ancora seguito. Questo si riabiliterà 20 anni dopo che è morto.

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