Un giorno triste per Roma, oggi giovedì 5 novembre, giorno in cui si celebrano i funerali di Gigi Proietti, l'ultimo grande mattatore ed istrione che ha regalo sprazzi di pura comicità e di immenso talento allo spettacolo italiano. La città eterna ha chinato il capo, in un commovente saluto al suo Maestro, scomparso in quello che sarebbe stato il giorno del suo ottantesimo compleanno, lunedì 2 novembre. Il feretro ha attraversato la città, passando per piazza del Campidoglio, il Globe Theatre di cui per anni è stato direttore artistico, per poi concludere il suo viaggio nella chiesa degli artisti a Piazza del Popolo. Presenti molti volti dello spettacolo, ma il dolore immenso di questa perdita ha impedito ad alcuni di loro di poter ricordare il grande attore che è stato Proietti.

La scelta di Flavio Insinna ed Enrico Brignano

Ed è così, quindi, che Flavio Insinna ed Enrico Brignano due tra i suoi più noti allievi, che spesso e volentieri hanno ricordato il profondo legame con il loto Maestro, sono stata immobilizzati dal dolore e dalla commozione, decidendo di non prendere parte al ricordo del loro mentore, proprio perché vinti dalla sofferenza di una perdita incolmabile. Una scelta comprensibile per chi, come loro, è così emotivamente coinvolto, decisione che Marco Frittella enuncia durante la diretta dei funerali sulla rete ammiraglia della Rai.

Il saluto di Enrico Brignano

Ma qualcosa deve aver mosso il comico romano che, invece, nonostante la commozione ha deciso di parlare e ricordare, un'ultima volta il suo mentore. Salendo sul palco, in preda all'emozione, Enrico Brignano rivolge le sue parole a Proietti: "Maestro mio è arrivato il momento dei saluti se fossi bravo come te avrei composto un sonetto una poesia per dire quello che sei stato veramente per me, per tutta questa gente". Così inizia, con la voce un po' strozzata dalle lacrime il ricordo di Enrico Brignano che in un testo tra la prosa e i versi, rievoca la grandezza dell'uomo e dell'attore che è stato "Giggi con due g", come è lui stesso a ricordare. Quella bravura e quel talento che lo ha portato a dire: "veder l'abisso e dire sì, io mi ci butto, vedere il niente e trasformarlo in tutto". Un ricordo toccante, doloroso ed emozionante alla fine del quale non è riuscito a trattenere le lacrime.

Quando Gigi Proietti omaggiò Alberto Sordi

Eppure, non si può non rievocare il momento in cui, proprio Gigi Proietti nel 2003, dedicò un ultimo saluto ad Alberto Sordi, il simbolo della romanità per eccellenza. L'attore davanti ad un'immensa folla aveva omaggiato il grande Sordi, proprio con un sonetto in romanesco, per esaltarne la bravura, il talento, l'incredibile legame che da sempre lo teneva stretto alla sua Roma, esaltando l'affetto della gente che in migliaia avevano deciso di presenziare per accompagnarlo nel suo estremo viaggio.