Sarà l'alba di una nuova era per la Rai. Dal 4 novembre la nuova veste grafica di RaiPlay, la piattaforma streaming del servizio pubblico, accoglierà anche la prima produzione originale. È l'atteso show di Fiorello, "Viva RaiPlay!", trasmesso in contemporanea su Rai1 fino a quando, dal 13 novembre, sarà in esclusiva streaming. Siamo di fronte a una svolta epocale, l'ennesima della storia del servizio pubblico.

L'alfabetizzazione digitale di RaiPlay

La riforma della veste grafica di RaiPlay darà la possibilità alla Rai di creare la prima vera campagna di alfabetizzazione digitale del Servizio Pubblico. Il servizio streaming della Rai, completamente gratuito, cercherà di intercettare quelli che sono i trend del momento. Come? Con produzioni originali e un linguaggio nuovo, aderente alla contemporaneità. Non solo produzioni originali e dedicate. Il servizio sfrutterà l'immenso catalogo della programmazione e delle Teche Rai, valorizzando e migliorando la fruizione. È la risposta, forse solo un po' tardiva, del servizio pubblico ai colossi del settore, da Netflix a Prime Video fino ai nascenti Disney+ e AppleTv.

Un nuovo menu semplificato

La piattaforma, esistente dal 2016, sarà completamente rinnovata pur mantenendo attive le funzioni storiche: rivedere la programmazione, guardare in diretta i canali Rai e rivedere i programmi storici. Il nuovo menu sarà semplificato e molto vicino a quella che può essere l'esperienza-utente delle piattaforme dei competitor. Ci sarà anche la nuova funzione in stile "Netflix", che consentirà agli utenti di passare con un click in automatico da un episodio di una serie al successivo.

Il ruolo di Fiorello

Il ruolo di Fiorello e del suo "Viva RaiPlay!" sarà quello di far conoscere la rinnovata esperienza della piattaforma. Sarà un cambio di paradigma. Una rivoluzione digitale e culturale senza precedenti per il servizio pubblico. Le puntate del nuovo show di Fiorello dureranno meno di un'ora, ma in tv andrà in onda l'anteprima di 15 minuti, dalle 20.30, tra il 4 e l'8 novembre. In quei giorni, Fiorello illustrerà a tutti la piattaforma, come un moderno Alberto Manzi, il docente e scrittore che nel 1960 insegnava l'italiano in televisione. "Non è mai troppo tardi" era il nome di quella epocale trasmissione. Anche per l'alfabetizzazione digitale non lo è.