Continua a far discutere il polverone sollevato da Fedez durante il concertone del Primo Maggio. Di polemiche su quel palco ne sa qualcosa Piero Pelù, un abituè dell'evento romano, ricordato per le sue prese di posizione, spesso e volentieri provocatorie. Difficile dimenticare quando l'artista nel 1993 salì sul palco con un microfono con sù un profilattico, segno di rivolta contro le posizioni del Vaticano contrario ai metodi contraccettivi, negli anni in cui l'Aids faceva milioni di vittime: "Fu estemporaneo, ne avevo due in tasca che avevo preso in Belgio durante la tourneè. Decisi che avrei aspettato il momento buono, che arrivò nel collegamento con Vincenzo Mollica".

Pelù: "Il discorso di Fedez? Non faceva una grinza"

Pelù appoggia Fedez e il suo discorso contro il cosiddetto "sistema" che regola la tv pubblica. Raggiunto dal Corriere dalla sera, il cantante ha detto la sua, nonostante questa volta sul palco si sia limitato alla sua performance: "Fedez l'ho sentito in diretta come tutti voi, quel ‘best of' di tutte le esternazioni omofobe di un partito che ancora deve 49 miliardi di euro agli italiani l'ho trovato ineccepibile, non faceva una grinza". In quanto alla presunta censura che sarebbe arrivata preventivamente al rapper da parte dei vertici del servizio pubblico, racconta quanto ne sa: "Dicono che abbia passato il testo per farlo ‘gobbare' ai tecnici, perché potesse leggerlo meglio in diretta e che da lì sia nata tutta la vicenda con l'intervento successivo della Rai. Se è stato un trabocchetto, allora è un genio, ma io questo non lo so".

Piero Pelù: "Fummo banditi dalla Rai"

Dall'intervento contro Papa Wojtyla: "Papa, te non sai una s*** di sesso e dintorni", alla polemica contro Matteo Renzi definito dall'artista "Il boy scout di Licio Gelli". Chi meglio di Piero Pelù sa cosa significhi esporsi con forza su quel palco. "Io non fui censurato", spiega al Corriere, "però la Rai mi chiese di non sparare bombe troppo grosse, di non essere troppo aggressivo insomma…". Ma di certo non mancarono le conseguenze, dopo il suo intervento contro Wojtyla, ai tempi dei  Litfiba: "Fummo banditi per quattro anni, ostracizzati letteralmente e mai più invitati. E di fatto quando tornammo nel 1997 sfumarono il nostro intervento ancora prima che ci esibissimo e ho sempre pensato fosse una sorta di censura preventiva".