Si è finalmente risolta la spiacevole vicenda della fake news contenuta nel più recente dei libri di Bruno Vespa, "Rivoluzione", che in uno dei capitoli citava l'onorevole Michele Anzaldi, ex Partito Democratico e recentemente passato tra le file di Italia Viva, la nuova compagine politica fondata da Matteo Renzi.

La gaffe letteraria di bruno Vespa

Il giornalista di Rai1 attribuiva erroneamente ad Anzaldi un viaggio aereo per l'America in business class che l'onorevole, in realtà, non ha mai fatto. A diversi mesi di distanza arriva la correzione del dettaglio all'interno delle copie digitali di "Rivoluzione" e delle ristampe in versione economica, come si può notare dalle due immagini a confronto.

La mano di Salvini dietro alla fake news su Anzaldi

Un errore che, se è stato risolto per quel che riguarda le copie digitali e per le future ristampe, rimarrà indelebile sulle copie stampate del libro e già vendute, nonostante sia stato lo stesso autore a riconoscere lo scivolone, ammettendo che dietro alla fake news su Anzaldi ci fossero Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti, i quali si trovavano sullo stesso volo di quello che poi non si sarebbe rivelato Anzaldi, ma in classe economy.

Ma chi c'era davvero su quall'aereo?

Era stato proprio Anzaldi a muovere la contestazione nei confronti di Bruno Vespa, sottolineando come il racconto riportato dallo scrittore fosse del tutto "privo di fondamento" e sottolineando di non essere mai stato in America negli ultimi dieci anni. Bruno Vespa si era scusato con Anzaldi nonostante Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti continuassero a sostenere di aver visto l'onorevole sul volo per Newark, "sicuri dei loro ricordi", come scriveva il conduttore al deputato ex Pd. "Per scrupolo professionale  – proseguiva la lettera di Vespa – ho voluto tuttavia approfondire la questione, scoprendo finalmente che il deputato che viaggiava in business class era l’onorevole Librandi (prima Forza Italia, adesso Italia Viva, ndr)".

Al netto delle scuse, Anzaldi aveva espresso a Fanpage.it tutte le sue perplessità: "In ogni caso è sorprendente e grave la leggerezza nella verifica delle fonti (sarebbe stata sufficiente una telefonata) da parte di un giornalista del servizio pubblico radiotelevisivo e del suo editore, la Rai, che dovrebbero essere affidabili e credibili, a maggior ragione attenti a effettuare le dovute verifiche trattandosi di un parlamentare della competente commissione di Vigilanza sulla Rai".