In settimana Carlo Freccero lascerà il suo mandato di direttore di Rai2. Si parla di addio (o arrivederci?) tra il 28 o il 29 novembre, in occasione della scadenza del suo contratto di un anno. Nella puntata di Che tempo che fa del 24 novembre, l'annuncio ufficiale è arrivato da Fabio Fazio, che ha voluto ringraziare Freccero per l'opportunità di continuare a condurre il suo suo programma sul secondo canale.

Gli voglio dire grazie per tutto quello che abbiamo imparato anche involontariamente. E grazie soprattutto per la libertà che ci hai insegnato a coltivare.

Il passaggio di Fazio a Rai2

Divenuto direttore di Rai2 nell'autunno 2018 (lo era già stato dal 1996 al 2002), Freccero non ha nascosto le sue simpatie filo-governative ma al tempo stesso il suo più grande colpaccio è stato proprio quello di piazzare su Rai2 il più grande nemico del governo di allora: duramente osteggiato dalla Lega e dal suo elettorato, Fazio è stato sostanzialmente allontanato da Rai1 ma ha trovato in Rai2 una nuova dimensione per "Che tempo che fa". Se gli ascolti, inevitabilmente, non sono più gli stessi (anche per "colpa" della concorrenza delle fiction di Rai1, come lo stesso conduttore ha affermato con una frecciatina ironica nella scorsa puntata), probabilmente l'aura più sperimentale e ribelle di Rai2 è maggiormente idonea allo show di Fazio.

La Rai2 di Carlo Freccero

In questo anno alla direzione della rete, sono stati numerosi i cambiamenti e le rivoluzioni di Freccero. Se l'approdo di Fazio è stato il caso più emblematico, l'ormai quasi ex direttore è stato anche responsabile del ritorno di Simona Ventura in mamma Rai, con "The Voice of Italy", "Domenica Ventura" (che ora si chiama "La settimana Ventura") e "Il collegio 4". Freccero ha inoltre portato nell'azienda pubblica Stefano De Martino, da lui fortemente voluto al timone di "Made in Sud" e "Stasera tutto è possibile". Tra le sue "creature", anche il ritorno di Renzo Arbore e il "Maledetti amici miei" con Veronesi, Rubini, Papaleo e Haber. In questo anno, il coraggio e la voglia di tentare nuove strade non sono mancati: spesso gli ascolti sono stati deludenti, va detto (non è il caso de "Il collegio", un grande successo), ma è giusto ricordare che nel servizio pubblico l'Auditel non è l'unico parametro da considerare.