Solo una settimana fa si chiudeva la prima edizione di The Voice Senior, un successo televisivo inaspettato che per un mese ha messo al centro dell'attenzione l'impresa dei concorrenti over 60 che hanno dato vita alla prima edizione del programma condotto da Antonella Clerici su Rai1. Tra loro c'era Elena Ferretti, seconda classificata dietro al vincitore Erminio Sinni, che come lui ha un passato altisonante nel mondo della musica, visto il grande successo che ha avuto all'estero negli anni '90 con vari pseudonimi. Chiamatela Alexis, Helena, Margaret, Rose, Sophie, Valentina, Victoria o Judy Crystal, sono tutti nomi che le appartengono in relazione al suo successo internazionale nell'ambito della musica Eurobeat e Italo Disco. Cosa ha rappresentato per questi artisti un'esperienza come quella di The Voice, raccontata come immune da ogni logica di competizione e rivalità? Abbiamo intervistato Elena Ferretti per farci raccontare le emozioni vissute nelle scorse settimane e le speranze per il futuro.

Sei arrivata al secondo posto. Domanda inevitabile: ti aspettavi di vincere?

In verità non mi aspettavo nemmeno il secondo posto, già una festa essere tra i finalisti. Erminio è bravissimo, mi ha emozionata sin da subito, ha molti fan che lo seguono ed è giusto che abbia vinto. Io mi sento vincitrice perché sapevo che il vincitore sarebbe stato lui e mi chiedevo chi ci sarebbe stato dopo di lui.

Voi due vi conoscevate già?

No, prima volta in assoluto. Ci siamo conosciuti per le blind in camerino, mentre ci preparavano. Ci guardavamo chiedendoci chissà cosa avrebbe cantato l'altro/a e quindi non abbiamo potuto fare altro che complimentarci a vicenda.

L'idea che sia prevalso il gioco e lo spirito olimpico è stata elemento ricorrente del racconto del programma. Era veramente così?

Si respirava davvero, almeno nel 99% dei casi. Eravamo lì a divertirci, dovevano tenerci come dei bambini in gita. Non avevamo niente da perdere e tutto da guadagnare, sin dalla prima apparizione. La nostra vita l'abbiamo fatta fino a qui, comunque vada non ne va di mezzo la nostra professione.

C'è il filo rosso che lega il tuo percorso a quello di Erminio Sinni. In carriera tu però hai fatto talmente tante cose che è difficile riassumerle.

Io sono stata corista in studio per alcuni artisti, cantante di gruppi di vario genere, tra cui La sala da ballo, Blues, Canzoni in milanese. Poi ho questo filone parallelo che mi ha accompagnato dagli anni Ottanta fino ad oggi, con incisioni per dischi dedicati al mercato asiatico, messicano, in realtà ho capito che sono arrivati un po' ovunque con vari pseudonimi.

Quindi sei una celebrità dall'altra parte del mondo

Sì, poi loro hanno collegato tutti i vari nomi a Elena Ferretti creando un canale e delle pagine Wikipedia. Non me lo aspettavo, sapevo che lì in Giappone noi cantanti di questo genere fossimo famosi, ma non credevo fino a questo punto. A dirmelo, negli anni Novanta, fu Claudia Moroni, corista di Vasco Rossi, che dopo una tournée in Giappone tornò dicendomi "guarda che lì i nostri pezzi sono come il pezzo di Corona qui". E quelli erano gli anni in cui Corona imperversava dalle nostre parti.

Tu non sei mai stata in Giappone per tastare dal vivo questo successo?

No, me lo hanno chiesto ma io avevo l'orchestra qui con mio marito e sarebbe diventato troppo problematico lasciare qui persona senza lavoro o ferme, per andare a fare due o tre serate. Allora dissi di no, ora ci andrei di corsa.

L'idea che è passata del programma è anche che questa cosa rappresentasse una breve parentesi nelle vostre vite. Invece mi pare che tu non abbia mai smesso di cantare.

Io ho sempre cantato, come tutti mi sono fermata il 23 febbraio del 2020 come tutti i lavoratori dello spettacolo. Ho cercato sempre di vivere di musica, per poi dovermi adattare al fatto che anche il mercato della musica dal vivo si sia deteriorato. Appena riaprono i locali ripartirò, non si può stare senza cantare.

Insomma, lo spirito che avevate nel partecipare al programma non è affatto diverso da quello con cui un giovane partecipa a un talent show tradizionale.

Assolutamente, anche perché quando eravamo ragazzi noi questi talent non c'erano. L'ultimo al quale dissi di no è stato lo Zecchino d'oro, i miei genitori volevano assolutamente che partecipassi, ma mi tirai indietro. Quando si è presentata quest'occasione di The Voice invece ci sono andata di corsa. È stato il mio Zecchino d'oro dei 60 anni.

Suonerai anche tu nel Capodanno di Rai1 insieme a Erminio Sinni?

No, ci sarà solo lui e infatti gli ho detto che la sola cosa che gli invidiavo era proprio quella.

Però in un percorso in Tv nei prossimi mesi ci speri?

Lo spero davvero, mi auguro venga fuori qualcosa e che non finisca tutto qui, riuscendo a sfruttare la situazione e poter fare qualcosa di più. Ne ho tutta la voglia, dico da settimane che per noi non è iniziata la terza età, ma la terza vita.

Qual è il ricordo più vivo che ti porti dietro di questa esperienza?

Direi la finale, la consapevolezza di essere tra i primi tre. Ma soprattutto il fatto che si sia creata una bella amicizia con tutti. Ormai ci si scrive sui social come fossimo ragazzini, ci siamo ripromessi di sentirci e organizzare un momento per stare insieme. La cosa triste è stata non poter festeggiare tutti insieme. La prima volta che siamo riusciti ad abbracciarci con Marco ed Erminio è stato proprio nel momento dell'elezione del vincitore. Non si poteva non fare.

Altro refrain del programma è stato la sfortuna che voi avreste avuto rispetto ai cosiddetti artisti che ce l'hanno fatta. Nel tuo caso si è trattato di questo o di una scelta?

Io credo che nel mio caso sia dipeso più dalle scelte. Io ho deciso di vivere di musica ma senza stravolgere la mia famiglia, perché a me andava bene fare le serate e tornare a casa durante la settimana, portare i figli a scuola e in piscina. Già gli portavamo via troppo tempo, a Natale e Capodanno, i sabati sera. Poi non escludo sia stata anche una questione di fortuna, magari non l'ho vista, magari non l'ho beccata al volo. Anche per carattere mio, non ero una che sgomitava per arrivare al successo, a me bastava vivere con la musica.

Le serate nei locali, caricare e scaricare gli strumenti, le nottate in macchina.

Quanti strumenti abbiamo caricato e scaricato! Ancora adesso mi ritrovo a fare i miei 40-50 km di notte, in macchina…