Prosegue il grande successo de "L'Amica Geniale", la serie tv di Saverio Costanzo tratta dalla tetralogia di romanzi di Elena Ferrante, confermata anche con l'annuncio ufficiale della seconda stagione, a testimonianza del grande affetto del pubblico per i personaggi che popolano il "Rione" in cui crescono Elena Greco e Lila Cerullo. Tra questi c'è la maestra Oliviero, l'insegnante delle elementari che tenta di aprire la strada dell'emancipazione alle due protagoniste, e che lotta contro la diffidenza delle loro famiglie.

La forza della maestra Oliviero

Per parlare della forza di questo personaggio, su Fanpage.it ospitiamo Dora Romano, l'attrice che ha dato vita alla Oliviero nella serie tv fornendo una prestazione maiuscola. Abbiamo trovato, nelle sue parole, una donna di grande spessore e carisma, che ha saputo costruire l'insegnante de "L'Amica Geniale" sulle emozioni di un vissuto che la accomunano ai luoghi e alle anime rappresentate nella serie. Come Elena e Lila, anche Dora Romano si è scontrata con le resistenze di un "Rione" che difficilmente accettava di considerare l'impatto positivo dell'istruzione e della cultura sul proprio destino.

Con l'attrice, c'è stata l'occasione di parlare della passione vibrante per il mestiere di attrice e del suo lavoro "certosino" sulla Oliviero: "Sarò eternamente grata a Saverio (Costanzo, ndr) perché mi ha voluto fortemente in questo personaggio. Mi ha dato questo ruolo prima ancora di scegliere gli altri personaggi, per questo ho voluto rispettare il mio impegno al meglio e in maniera certosina".

Sig.ra Romano, il personaggio della maestra Oliviero continua ad essere determinante per il futuro di Elena, anche nel terzo e nel quarto episodio. Per certi versi, continua ad esserlo anche come riferimento e parametro nel rapporto che la giovane Greco ha con Lila Cerullo. 

Si, perché la maestra Oliviero con la sua azione diretta su Lenù (il diminutivo di Elena, ndr) e sulla sua famiglia, è il deus che agisce sulla bambina e sul suo futuro. Di rimando, il rapporto tra Lenù e Lila è comunque molto stretto ed un po' del sapere di entrambe, viene amalgamato in unico sapere. Direttamente o indirettamente, questa maestra continuerà ad agire nella vita di queste due bambine.

Nel terzo episodio "Le metamorfosi" consiglia (possiamo anche dire ‘impone') ad Elena di non frequentare più Pasquale Peluso, perché figlio di assassino ma soprattutto “comunista”. Di quelli che "mangiano i bambini".

Siamo negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale e il fascismo, e tutto quello che ha portato, è ben presente nella narrazione. L'influsso nefasto della guerra è ben presente. Parliamo di una donna che all'epoca aveva più o meno 50 anni, e quella educazione, quella mussoliniana, è stata un pilastro per venti anni. Lei non riesce a uscire dalla trappola della mentalità fascista, non perché sia fascista, ma semplicemente perché è cresciuta sotto quella influenza. Ho provato a dare l'idea del comunismo, nell'accezione data dai fascisti: un fantasma di cui tutti avevano timore, perché pensavano di ritornare alla povertà e alla condizione di emarginazione in cui l'Italia è stata per anni.

Ma è vero che lei era una fan della saga letteraria della Ferrante, prima ancora di sapere che avrebbe avuto un ruolo nella miniserie? 

Certo, avevo già letto la saga della Ferrante e me ne ero innamorata perché tirava fuori il mio passato, come se quel libro lo avessi scritto io con la mia vita. Sono di origini molto umili; sono nata, cresciuta e vissuta in un vicolo a Castellamare di Stabia, dove ci conoscevamo tutti. Ognuno sapeva i fatti degli altri, avevo le mie amicizie e i miei rapporti erano regolati in maniera del tutto simile a quella che è la logica del rione. Anche io sono stata presa a botte da mia madre e la violenza, quella violenza, era di forma educativa. Io sono stato educata, come si dice a Napoli, a "mazze e panelle". Le ricordo ancora con estrema lucidità, le mazzate che ho preso da mia madre. Mio padre no, mio padre non mi ha mai sfiorata.

Quale personaggio, tra i tanti oltre al suo, l’ha colpita? 

Non c'è un personaggio in particolare, sono le dinamiche familiari ad avermi colpito moltissimo. I racconti di queste famiglie povere, emarginate e in un certo senso frustrate nella loro semplicità. Tutto questo rispecchiare la mia origine, mi ha rapito.

Com'è nata la sua maestra Oliviero?

Io ho cercato di fare uno studio sull'epoca facendo molto affidamento sui miei ricordi. Mio padre era nato nel 1905, quindi la sua educazione era orientata verso un secolo ottocentesco, più che attuale. Sono partita da lì. Poi, ho cercato di mettere insieme per il mio personaggio i ricordi delle tre insegnanti fondamentali per la mia vita: la maestra delle elementari, quella delle medie e la professoressa del ginnasio.

La sua è stata fusione delle tre tipologie di insegnamenti? 

Ho fuso le loro tre personalità, più che i loro insegnamenti. Ho messo insieme il loro carattere forte e autoritario, ma ho voluto dare loro l'umanità e la lungimiranza, l'apertura mentale che queste insegnanti non hanno avuto. Erano molto classiste, in questo senso. Era un'epoca dove i "figli di qualcuno" erano considerati più importanti degli altri. Io stessa, figlia di operaia, ho subito questo classismo.

Su quanto mi ha detto, ripenso al suo monologo sulla plebe visto nel secondo episodio. Oggi si tende a considerare la scuola come un peso, mentre ne “L’Amica Geniale” si ribadisce che studiare era da considerarsi un privilegio per pochi. Cosa consiglia l’attrice – e il vissuto del suo personaggio – alle generazioni più giovani?

Non ho figli ed è un mestiere che non invidio quello dei genitori. Posso però dire ai ragazzi di oggi che sono molto fortunati a vivere in un'epoca dove per affermarsi non c'è bisogno di realizzare una impresa come nel tempo dei personaggi de "L'Amica Geniale". Ripartendo da questo, oggi i ragazzi dovrebbero provare più empatia e gratitudine nei confronti del passato e di chi ha costruito un mondo obiettivamente più semplice.