Nella serata del debutto italiano de "L'amica geniale", la serie evento diretta da Saverio Costanzo tratta dalla tetralogia di Elena Ferrante, abbiamo raccolto le impressioni di uno dei suoi protagonisti. Antonio Buonanno, attore napoletano di grande esperienza teatrale, è Fernando Cerullo, il padre di Lila. Il suo è un ruolo cruciale per il destino della ragazzina creativa, lungimirante e, appunto, "geniale". Un uomo che, mosso da un sentimento di profonda frustrazione per la sua mancata realizzazione nel mestiere di calzolaio, impone alla figlia di fermarsi con gli studi, rifiutando di accettare ogni consiglio contrario. Del resto, è un'epoca quella rappresentata dal romanzo e dalla serie tv in cui è il padre a dettare legge in famiglia. Fernando Cerullo lo fa con autorità cieca, un'autorità che sfocia frequentemente in violenza.

Antonio Buonanno, "L'amica geniale" è destinata a lasciare il segno nella storia della serialità televisiva italiana. Come stai vivendo questo momento?

In questo momento c'è grande euforia, è il momento del premio. Abbiamo lavorato tantissimo anche in condizioni meteo molto contrarie, però il ritorno è molto più importante, più gratificante della fatica.

Fernando Cerullo è un uomo ricco di sfumature, molto complesso e fondamentale per il destino di Lila e per gli eventi che andrà a scatenare. Come hai lavorato sul personaggio?

Non è stato immediato approcciarmi a Fernando. Con Saverio Costanzo abbiamo lavorato molto come se fosse il teatro. Abbiamo fatto letture, confronti e Fernando Cerullo è nato così. Ho lavorato molto sulla sua frustrazione. Perché è un uomo che non è riuscito a realizzarsi, non ha nulla di geniale perché anche dove ha avuto delle capacità e delle possibilità, nel suo mestiere di calzolaio, ha fallito.

Com'è il rapporto con sua figlia Lila?

Sua figlia Lila è un vulcano di capacità, di lungimiranza e di genialità, appunto, che diventa una minaccia per il suo micromondo di serenità mediocre che ha creato. Questo non può portare che allo scontro.

Nel secondo episodio, vediamo Fernando scaraventare letteralmente Lila dalla finestra. Come si recita la violenza? 

Quello è stato un momento molto importante. Ne abbiamo parlato molto con Saverio Costanzo. È un gesto istintivo perché Fernando non è un uomo cattivo. Ha un gesto dettato dalla frustrazione, perché come uomo si sente chiuso in un angolo. È una reazione spropositata. È stato difficile continuare a insultare questa bambina caduta giù dalla finestra, ma con il dolore di un padre. Il lavoro è tutto sulla frustrazione. Perché è la frustrazione che porta al momento di follia e questo vale per i casi di cronaca così come nella finzione scenica.

Com'è lavorare con Saverio Costanzo? 

Saverio è un regista di grandissima sensibilità artistica. Sa qual è il processo creativo ed emotivo dell'attore. Dopo il motore e il ciak, tu attore stai costruendo e buttando fuori delle emozioni. Lui dal monitor era perfettamente cosciente di quale fosse il tuo processo emotivo e mentale, questo ha abbattuto qualsiasi problema di incomunicabilità. È stato semplicissimo lavorare con lui, sotto questo aspetto. È un regista che ha il polso della situazione, un regista che ascolta ed è interessato ad ascoltare. Questo è un aspetto bellissimo per chi fa arte, no?

Elisa Del Genio e Ludovica Nasti, che carriera possono fare queste due giovanissime attrici?

Ci siamo innamorati e legati a loro due, così come a Gaia e Margherita (Girace e Mazzucco, ovvero Lila ed Elena da adolescenti, ndr). Hanno tutta la vita davanti, quindi faranno grandi cose. E lo faranno perché sono bambine eccellenti.

Cosa vi ha detto Elena Ferrante? 

Non l'abbiamo mai vista. Nemmeno Saverio, il quale ha avuto una corrispondenza molto fitta durante la lavorazione, ma senza mai incontrarsi dal vivo. Dice Saverio: "È come lavorare con una persona che vive a Shangai". Dopo il primo blocco di riprese ci siamo visti per delle prove e per conoscere i ragazzi del secondo blocco e chiedemmo un po' di impressioni, Saverio ci disse: "Siamo tutti contenti, anche la Ferrante". Ci riportò proprio il commento della Ferrante, che fu: "È proprio come l'avevo immaginato". Quando un autore ti dice questo, penso sia il massimo.