La serie tv "Chiamatemi Anna", ispirata al romanzo scritto da Lucy Maud Montgomery, è diventata un vero e proprio fenomeno in grado di catturare milioni di fan, completamente rapiti dalle avventure di quella che siamo soliti ricordare come "Anna dai capelli rossi", tanto da scrivere una petizione affinché fosse realizzata anche una quarta stagione della serie. Con la stessa protagonista abbiamo visto anni addietro trasposizioni cinematografiche, per non parlare dell'anime giapponese realizzato sul finire degli Anni Ottanta dalla Nippon Animation, che ha cresciuto più d'una generazione. "Anne with an E" affronta tematiche che non la differenziano, se non per l'ambientazione, da uno dei tanti titoli che hanno affollato le piattaforme streaming in questi anni, dove l'adolescenza è messa al centro della narrazione e indagata in ogni suo aspetto. C'è da dire, però, che alcuni puristi, ora che la serie è arrivata in chiaro su Rai2, hanno avuto da ridire sul fatto che ci sarebbero molte discrepanze col racconto originale. Cerchiamo di capire, allora, quali siano le differenze che giacciono tra il racconto tradizionale e il suo adattamento.

L'infanzia di Anna rispecchia il romanzo

La serie tv canadese, lanciata per la prima volta nel 2017, è stata prodotta e sceneggiata da Moira Walley-Beckett (Breaking Bad) che ne ha fatto un racconto molto più stratificato, nostalgico e per certi versi maturo, rispetto a quello presentatoci nel 1908 dalla scrittrice canadese, che si stanzia all'interno di una trilogia. L'infanzia della piccola Anne Shirley è perfettamente identica a quella raccontata nel romanzo, ovvero una bambina scozzese rimasta orfana dei suoi genitori che dopo una breve permanenza in casa della sua vicina, la signora Hammond da cui viene maltrattata e sfruttata, si ritrova a trascorrere la sua infanzia in un orfanotrofio, finché non viene mandata per errore a casa dei fratelli Marilla e Matthew Cuthbert, proprietari della fattoria Green Gables. Qui, dopo una resistenza iniziale, Anna trova finalmente la famiglia che le è sempre mancata e si prepara a vivere quella fase così difficile della crescita che è il passaggio verso l'adolescenza. Nella sua nuova dimensione trova dei compagni di viaggio con cui condividere e affrontare le varie problematiche che si manifestano nel suo mondo. Ed è qui che la serie assume dei tratti decisamente diversi all'impostazione data dal libro, molto più moderni, come ha rivelato la sceneggiatrice: "Tutto quelle che vedete c'era già nel libro, io l'ho solo tirato fuori".

Come cambia il personaggio di Gilbert

Però, c'è da dire, che molti personaggi assumono dei tratti completamente diversi da quelli originali e altri, invece, non sono nemmeno descritti nel libro. Se Diana Barry è fedelmente ritratta come la migliore amica di Anna, con la quale vivrà una serie di avventure sottolineando quell'impronta anticonvenzionale e femminista, Gilbert Blyte rappresenta il ragazzo che sarà l'eterno rivale della protagonista in tutta la sua adolescenza. Tra loro, stando a quanto si evince dal romanzo, nasce una sorta di agguerrita competizione. In risposta ad una presa in giro che il ragazzo rivolge alla sua compagna di classe, nel libro si legge che i due non si parleranno per cinque anni, nonostante lui abbia provato più volte a farsi perdonare. Quest'astio latente, sarà lo sprone affinché Anna possa fare sempre del suo meglio, sfruttando la sua naturale mente brillante e maneggiando la sua fervida immaginazione. Finché i due, che partecipano ad un corso per diventare insegnanti, finiranno per riavvicinarsi e fare i conti con i loro sentimenti maturati negli anni. Nella serie, invece, esiste un continuo battibeccare tra Gilbert e Anna, perché fin dalle prime immagini lui si rivela essere quasi il suo alter ego, ma il suo prodigarsi per gli altri viene tradotto nella serie in un desiderio di studiare medicina, cosa che invece non accade nel libro. Immutato, invece, è l'amore che nascerà tra i due protagonisti.

L'episodio che affronta il tema del razzismo

Proprio legato a Gilbert c'è un altro episodio determinante di Chiamatemi Anna, con il quale la sceneggiatrice ha voluto affrontare il tema del razzismo. Su una nave mercantile, Gilbert incontra Sebastian detto Bash, un ragazzo di Trinidad emarginato dalla comunità di Avonlea, dove è ambientata la storia, perché di un'altra etnia. Il ragazzo, però, farà in modo che il suo nuovo amico possa integrarsi nel tessuto sociale in cui vive, cercando di abbattere i pregiudizi di disuguaglianza.

Il tema dell'identità sessuale

Anche il tema delle preferenze sessuali è affrontato in questa versione decisamente moderna di Anna dai capelli rossi. In questo caso viene raccontata la vicenda di Josephine, la zia di Diana Barry, descritta come una dama aristocratica che nutrirà un'immediata simpatica per la giovane e spigliata Anna. La donna è la protagonista di un episodio nel quale si affronta un tema molto delicato, come quello della sessualità: la dama, infatti, è particolarmente addolorata per la morte della donna con cui ha trascorso la sua vita, letta come un'amicizia che si trasforma in qualcosa di diverso nel momento in cui l'anziana donna rivela: "È l'unica persona che io abbia mai amato". Una tematica scottante che nel libro non viene raccontata in questi termini che sarebbero risultati scabrosi per quella che, in fin dei conti, doveva essere una lettura per ragazzi. Sotto l'ala protettiva della zia Josephine arriva, tra l'altro, anche un altro personaggio: Cole. Questo ragazzo, dalla sensibilità inaudita, attento, talentuoso e gentile racconta un'altra faccia di questa tematica, di cui nel romanzo non compare traccia.

La forza della serie tv rispetto al libro

Molti, quindi, sono i temi affrontati nelle tre stagioni che compongono "Chiamatemi Anna" che spaziano dalla crescita individuale a quella comunitaria, dove l'importanza della cultura è predominante, come dimostra la contrapposizione tra il severo maestro Mr Philips e la geniale Mrs Stacy che sarà una costante fonte di ispirazione per la protagonista: sognatrice, idealista e decisa ad emanciparsi, fondandosi sulla sua "mente aperta". Ed ecco che un romanzo degli inizi del Novecento, diventa una sorta di SKAM Italia ambientato indietro nel tempo. La forza di questa serie televisiva, a quanto pare sta proprio qui, nell'aver saputo innestare dei valori, delle problematiche attuali in un tempo che sembra così remoto, per poi scoprire che in fondo, nonostante sia passato un secolo, certe cose non sono mai cambiate. Il libro a cui si ispira il racconto, quindi, non è altro che un trampolino di lancio, un'infarinatura di quello che è diventata la serie tv, un romanzo di formazione e di crescita, ma senza le sfaccettature della modernità.