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Che Dio ci aiuti 6, Elena Sofia Ricci: “In onda nel 2021 salvo imprevisti, saranno 10 puntate”

Fervono i preparativi per tornare sul set di Che Dio ci aiuti 6. Elena Sofia Ricci, in un’intervista rilasciata a Fanpage.it, ha dichiarato che la nuova stagione si comporrà di dieci puntate e richiederà otto mesi di riprese. Impossibile, dunque, che vada in onda in autunno come inizialmente previsto. Per vedere i nuovi episodi, occorrerà attendere il 2021.
A cura di Daniela Seclì
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Elena Sofia Ricci è reduce dal grande successo di Vivi e lascia vivere. La fiction diretta da Pappi Corsicato è ormai giunta al gran finale. Tra i progetti che attendono l'amatissima attrice, la sesta stagione di Che Dio ci aiuti e il film su Rita Levi Montalcini. L'emergenza Coronavirus, però, ha messo i bastoni tra le ruote a tutti i lavoratori, inclusi gli artisti. L'attrice ne ha parlato in un'intervista rilasciata a Fanpage.it (qui le dichiarazioni su Vivi e lascia vivere, ndr).

Le riprese di Che Dio ci aiuti sono state sospese a marzo. Il ritorno sul set è vicino?

Dovremmo ricominciare a breve ma non mi sbilancio. Abbiamo solo date approssimative. Però so che dovremmo lavorare per otto mesi. Saranno dieci puntate.

Quindi le nuove puntate potremo vederle solo nel 2021?

Sì, se tutto va bene finiremo di girare a febbraio, marzo. È probabile, però, che mentre giriamo le ultime puntate, trasmettano su Rai1 le prime. In questo caso, il finale di stagione andrebbe in onda a fine maggio, ma in questo periodo le incognite sono infinite. L’unica cosa certa è che la serie non andrà in onda prima del 2021, visto che non l’abbiamo fatta.

Quali erano i piani iniziali?

Avremmo dovuto iniziare le riprese il 30 marzo e la fiction sarebbe dovuta andare in onda all’inizio dell’autunno di quest’anno.

Come cambierà la vita sul set per effetto del protocollo sanitario?

Non riesco a immaginare che la mia Suor Angela non possa abbracciare le sue ragazze. Abbiamo saputo che noi attori saremo monitorati continuamente. Faremo i tamponi e i test sierologici. Ci sarà un medico sul set. Per la prima volta erano state già scritte tutte le puntate di Che Dio ci aiuti, ma gli sceneggiatori hanno dovuto revisionarle proprio in virtù dell'avvento del Covid-19.

C'è grande attesa anche per il suo film su Rita Levi Montalcini. In questo caso, è tutto pronto?

Ho finito il doppiaggio due giorni fa, si trattava giusto di due battute. Lo stanno finendo, quello presumibilmente sarà pronto quest'anno. Ma anche in questo caso, è difficile dirlo con certezza.

Può anticiparci qualcosa?

È un film che non racconta tutta la vita di Rita Levi Montalcini, ma la poetica della scienziata. Parte da un caso realmente accaduto. Una ragazza che stava perdendo la vista e grazie alla scoperta del fattore di crescita del tessuto nervoso e agli studi di Rita Levi Montalcini sulla ricostruzione della cornea, non è diventata cieca. Racconteremo con dei flashback la storia della scienziata e la sua scelta di diventare medico ricercatore, il momento in cui ha fatto la scoperta che le è valsa il Nobel e la passione che aveva per i giovani.

Molti artisti si sono indignati perché il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte li ha definiti come coloro che "ci fanno tanto divertire". Lei come la vede?

Quando noi facciamo divertire, siamo dei farmaci. Noi non curiamo dal Covid-19 ma dalla depressione e dalla tristezza sì. Immaginate il lockdown senza televisione, senza musica, senza libri. In questo periodo, anziché starmene sul divano, ho raccolto storie piene di lacrime e disperazione, perché il nostro settore era già in crisi prima del lockdown e questo è stato il colpo di grazia. Serve progettare il futuro in maniera più decisa, rivedere il sistema di finanziamenti alla cultura e anche il modo di comunicare ciò che la cultura rappresenta. Comunque, state certi che il mondo dello spettacolo non si sta rigirando i pollici, ma sta valutando come cambiare le cose.

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