La terza puntata de Il commissario Ricciardi, "Il posto di ognuno", vede ancora come grande co-protagonista il personaggio del brigadiere Maione. In un'estate napoletana torrida, il personaggio interpretato da Antonio Milo si ritrova faccia a faccia con il sentimento più vicino, e allo stesso tempo più distante, che c'è rispetto all'amore: la gelosia. Una delle sofferenze più cupe, di quelle che ti fanno passare la voglia di mangiare e di dormire. A Fanpage.it, l'attore Antonio Milo racconta il suo personaggio e la gioia di essere prima stato prima un lettore dell'universo creato da Maurizio de Giovanni: "Quando ho saputo di dover interpretare Maione, sono rimasto di sasso". La storia con Lucia: "Tra loro c'è ancora grande distanza, la prospettiva della gelosia adesso si rovescia. Ma il loro è un grande amore". E su Lino Guanciale: "Attore impressionante, di grande rigore siamo diventati amici". Spiragli per la seconda stagione de Il Commissario Ricciardi: "Ci sono ancora sei romanzi, si può lavorare".

Il commissario Ricciardi continua a macinare grandi ascolti. Ti aspettavi questo successo?

Non è mai scontato un successo. I risultati vanno affrontati sempre con grande rispetto e attenzione, perché il pubblico è anche imprevedibile. Certo, si partiva da uno zoccolo duro che è quello dei lettori di Maurizio de Giovanni, e un'attenzione particolare comunque ce l'aspettavamo. Non sempre, quando c'è un adattamento, i lettori sono contenti. Ho letto risposte, invece, assolutamente positive sulla serie, sui personaggi, sulle scelte. Di questo, siamo contenti e sono contento.

Il tuo personaggio, il brigadiere Maione, è uno dei più completi nell'universo di Ricciardi e, non a caso, è anche uno dei più amati da Maurizio de Giovanni.  

Io nasco come lettore dei romanzi del commissario Ricciardi. Penso che ci sia grande empatia in Maione, c'è anche umorismo, sentimento. Contestualmente, c'è il vuoto della perdita, un vuoto che Maione deve necessariamente riempire. Quel vuoto è il divario, la distanza che c'è con sua moglie Lucia. Una distanza che l'ha distratto, come abbiamo visto nella seconda puntata con le attenzioni che ha avuto per Filomena (interpretata da Irene Maiorino, ndr). Questo ha scatenato la gelosia di Lucia.

Però, Maione resiste a ogni lusinga. È un uomo d'amore?

Sì ed è un tradizionalista, legato alla famiglia. Di Filomena, ha assaggiato soltanto la genovese. E alla fine, come abbiamo visto, decide che la genovese la mangerà solo e soltanto da Lucia.

Nella terza puntata, la prospettiva della gelosia si è rovesciata.

Esatto. La tensione con Lucia non si scioglie e questa volta, è Maione a essere geloso perché che Lucia abbia interessi e distrazioni per qualcun altro. Ma tra i due, nonostante il grande dramma per la perdita del figlio Luca, c'è un amore forte, un amore grande. Che per questo, contempla anche ingelosirsi l'uno dell'altra.

ph: Anna Camerlingo
in foto: ph: Anna Camerlingo

Il brigadiere e il commissario: com'è il rapporto con Lino Guanciale?

Io e Lino ci siamo conosciuti sul set. Posso dire che si sono conosciuti prima i personaggi, poi gli attori. Dopo il trucco e il vestito di scena, esco dal camper per raggiungere il primo ciak e mi sento chiamare: "Uè Maione, andiamo?". Era proprio Lino Guanciale, vestito e pronto per fare il commissario Ricciardi. Gli rispondo: "Uè commissà, scendo subito". E alla fine ci siamo presentati di persona. È stata curiosa come cosa e appena ho visto Lino, sono rimasto folgorato.

Perché?

Perché Lino Guanciale era proprio il commissario Ricciardi, così come l'avevo immaginato da lettore. Come attore, poi ha fatto un grande lavoro perché il commissario Ricciardi per un attore è un personaggio ostico. Uno che vede i morti, non parla, tiene lontano le persone, ha sempre mal di testa. Non è una figura semplice e per restituire quell'empatia, bisogna avere grande rigore attoriale.

È nata un'amicizia tra voi?

Sì, è stato inevitabile. C'è stata affinità elettiva tra tutti e due. Penso si veda anche sulla scena.

Bambinella è il ‘femminiello' che Maione consulta per le informazioni: un rapporto destinato a crescere?

Sì, un rapporto costante, episodio dopo episodio. Anche con Adriano Falivene (l'attore che interpreta Bambinella, ndr) l'incontro è cominciato con i personaggi. Tra le prime cose che ho chiesto quando ho accettato la parte, è stato proprio il nome dell'attore. L'avevo cercato su Google, guardando le foto mi ero fatto un'idea. Quando l'ho visto in scena, mi è apparso irriconoscibile. Hanno fatto un lavoro magnifico. Anche qui, è scattata subito la scintilla, ma il merito è stato soprattutto di Alessandro D'Alatri.

ph: Anna Camerlingo
in foto: ph: Anna Camerlingo

Qual è stato il valore aggiunto che ha messo Alessandro D'Alatri?

Ha messo insieme attori con una stessa cifra, con una stessa caratteristica: la capacità di empatizzare. È venuto fuori un impasto interessante, magico.

Hai conosciuto Maurizio de Giovanni?

Ho avuto modo di conoscerlo prima e mi confessò che c'era anche il mio nome tra i papabili per il ruolo di Maione. Rimasi di sasso. Però, non abbiamo più parlato anche se abbiamo sentito la sua presenza e la sua vicinanza grazie ai suoi collaboratori sempre sul set.

Sei di Castellamare di Stabia, la città di Raffaele Viviani, una città che prende molto sul serio l'arte e il teatro. 

Castellammare di Stabia ha una grandissima storia teatrale. Ho iniziato lì a recitare, poi vinsi una borsa di studio e ho iniziato a fare teatro. Più di quindici anni, ho fatto solo teatro. La scuola teatrale mi ha dato le basi. Il primo incontro importante è stato con Armando Pugliese. Abbiamo fatto compagnia insieme più di dieci anni, lavorando con Silvio Orlando, Lina Sastri. Abbiamo fatto "Masaniello" e per me fare questo progetto, è stato un po' come fare l'università.

Sei anche un insegnante. Tanti giovani attori che vediamo in tv, penso a L'Amica Geniale, sono tuoi allievi.

Mi sento un formatore, più che un insegnante. Le parole "maestro", "insegnante" su un mestiere come questo, non le amo. Metto a disposizione dei giovani, quello che ho imparato. Dei riferimenti pratici su come fare certe cose, soprattutto in scena. Lavoro molto sulle tecniche che possono essere adattate davanti alla macchina da presa.

Qual è la differenza con il teatro?

Si lavora per settori, non c'è un flusso continuo per gestire le emozioni. Per questo, quando è arrivata la possibilità di fare televisione, sono volato a New York e ho continuato a studiare per potermi adattare. Nei miei corsi, propongo il metodo Strasberg e consiglio ai miei ragazzi come gestire il proprio bagaglio emotivo.

Chiudiamo tornando a Ricciardi. Quasi sei milioni di spettatori a puntata, un successo di critica e pubblico. Ci sarà la seconda stagione?

Non c'è nulla di ufficiale, ma essendoci altri sei libri c'è del materiale per lavorare. Ovviamente, non c'è ancora possibilità per sbilanciarsi troppo, ma credo ci siano i numeri per continuare.