Giovedì 5 dicembre, Rai1 rende omaggio a Nilde Iotti con la docufiction ‘Storia di Nilde‘. A interpretare la politica, prima donna a essere nominata Presidente della Camera, Anna Foglietta. Fanpage.it ha intervistato l'attrice che ha tracciato un ritratto di Nilde Iotti, ha parlato del timore con il quale si è approcciata a questo ruolo e ha evidenziato l'esigenza che le donne tornino a lottare per i loro diritti.

Cosa ha significato per lei interpretare Nilde Iotti, un personaggio fondamentale sia nella politica italiana che nella lotta per l'emancipazione delle donne?

C'è stato un sincronismo pazzesco. Pochi giorni prima della chiamata alle armi (ride, ndr) e di essere scelta come interprete di questo personaggio così importante, ero stata alla Casa Internazionale delle Donne, un luogo simbolo per tutte noi. Avevo acquistato un libro sulla storia di tutte le donne costituenti. Avevo letto la biografia di ognuna di loro, inclusa quella di Nilde Iotti. Dopo pochi giorni, è arrivata la chiamata del mio agente. Mi ha detto che mi avevano scelta per interpretare Nilde.

Quel libro era un segno del destino…

Sì, l'ho interpretato così, ho trovato stranissima questa coincidenza. Alla luce di tutto quello che avevo letto, ero ancora più spaventata. Certo, conoscevo la storia di Nilde Iotti ma l'idea di andare così nel dettaglio mi intimoriva.

Qual è stata la difficoltà più grande nell'interpretarla?

Cercare di restituire quella sobrietà, quella pacatezza, quella passione fervente che l'alimentava, quegli occhi intelligenti. Ho cercato di lavorare molto sulla manipolazione della parola, sulla gestualità trattenuta. Nilde Iotti era una donna composta che, come la classe dirigente di quel tempo, faceva di tutto per rendersi comprensibile anche durante i comizi. Oggi avviene esattamente il contrario. Fanno di tutto per non farsi capire.

C'è un ricordo in particolare che la lega all'immagine di Nilde Iotti?

Ce n'è uno molto intimo e tenero. Avevo una zia che purtroppo non c'è più. Veniva soprannominata Nilde dal mio papà. Era una donna che le somigliava molto sia come estetica che come temperamento. Come la Iotti, mia zia aveva un atteggiamento autorevole ma comunque carico di empatia.

Quale messaggio vorrebbe che arrivasse agli spettatori dalla visione del film?

Credo che il film ci faccia riconciliare con una certa Italia che di cose buone ne ha fatte tante. La storia di questa grande donna dovrebbe riaccendere negli spettatori lo spirito battagliero, necessario per sconfiggere certe ideologie legate alla differenza di genere, alla violenza di genere. Tornare a lottare per i diritti delle donne. Alla ribalta ci sono queste storie di femminicidi, di violenza psicologica e culturale sulle donne. È qualcosa di deplorevole che mi rende arrabbiata, frustrata.

La stessa Nilde Iotti è stata vittima di pregiudizi per via della sua relazione con Palmiro Togliatti…

Assolutamente, la guardavano con sospetto. All'epoca Palmiro Togliatti era un uomo importantissimo, lei era la sua amante perché Togliatti era sposato con Rita Montagnana. Lo stesso Partito Comunista, che all'epoca era molto puritano, vedeva male questo rapporto come se potesse nuocere all'immagine del partito. Nilde Iotti è stata in grado di sopportare tutto questo, è stata accanto a Togliatti con grande dedizione e dopo la morte del compagno ha intensificato le sue battaglie politiche, dalla legge per l'aborto a quella sul divorzio. Provvedimenti necessari per la libertà della donna.

Quanto alla parità dei sessi, a che punto ritiene che sia l'Italia?

A volte è come se fossimo tornati un po' indietro. È come se ci trovassimo nelle condizioni di dover ribadire concetti elementari ma importanti come l'uguaglianza tra i sessi. Pensiamo, ad esempio, alla questione salariale. Le donne continuano a guadagnare meno degli uomini. Non dico che dobbiamo commiserarci, però è arrivato il momento di non accettare più certe condizioni e tornare in piazza a manifestare.

Lei presiede la onlus Every Child is My Child tramite la quale dà un aiuto concreto ai bambini siriani e alle loro famiglie. Quale risultato raggiunto dalla onlus la rende più fiera?

Abbiamo costruito una scuola. Sono 80 i bambini che la frequentano. Diamo loro la possibilità di imparare l'informatica, fare corsi di maglieria, di cucina. Diamo da mangiare ai bambini e alle loro famiglie. Tentiamo di farli entrare in una forma di normalità. E questo ci rende orgogliosi.

Quale obiettivo le piacerebbe realizzare al più presto?

Ci piacerebbe realizzare una ‘plaster school' anche in Italia, perché di bambini e famiglie che hanno bisogno di essere sostenute ce ne sono tantissime anche qui da noi. È un progetto molto ambizioso. In Italia la burocrazia è più complessa, ma ci stiamo lavorando e ci crediamo tanto. Prendersi cura dei bambini in difficoltà è la base dell'essere civili.

I suoi tre figli sono ancora molto piccoli, il primogenito ha 7 anni. Li coinvolge in qualche modo nelle sue iniziative benefiche?

Su Every Child is My Child sanno tutto. Spesso io sono in viaggio per queste iniziative e loro lo sanno. Inoltre, le maestre ne parlano a scuola. I miei bambini trattano i bimbi della plaster school come dei cugini. Li vedono attraverso le fotografie, conoscono i racconti che arrivano da quelle terre. Io spero che possano essere orgogliosi non tanto della loro mamma, quanto di sapere che ci sono state delle persone che si sono prese cura di bambini così sfortunati.

Dove la vedremo dopo ‘Storia di Nilde'?

Mi vedrete al cinema nel film di Carlo Verdone ‘Si vive una volta sola'. Ci abbiamo lavorato con tanta anima e tanto cuore. È un film che amerete. Uscirà il 27 febbraio.