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Alessandro Mario: “Fare ‘Il commissario Montalbano’ è stato il mio Sanremo”

Alessandro Mario ha interpretato uno dei personaggi presenti nell’ultimo episodio de “Il Commissario Montalbano”: “Quando me l’hanno proposto, non ci ho pensato due volte. Per un siciliano fare Montalbano e come fare Sanremo ed io ho cantato la mia canzone”.
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Un personaggio, quello di Pietro Sanfilippo, che ha colpito molto i telespettatori de "Il Commissario Montalbano" che hanno visto l'episodio andato in onda ieri, "Amore". È Alessandro Mario, che non conosciamo bene solo per essere stato l'avvenente Marco della Rocca di "CentoVetrine" e che lunedì sera ha prestato il volto a uno dei misteriosi uomini che si sono frapposti sul cammino della bellissima Michela (Serena Iansiti), ex prostituta tragicamente scomparsa e su cui Montalbano apre un'indagine.

Sull'onda del grande successo di ascolti dell'episodio conclusivo della dodicesima stagione, Fanpage.it ha sentito il noto attore per rivolgergli alcune domande sul suo personaggio, sull'orgoglio, da siciliano, per aver preso parte ad una produzione così importante e sui suoi progetti futuri. Tra aneddoti e punti di vista, ne viene fuori il ritratto di un attore che rifugge la routine professionale (nonostante abbia lavorato nella grande serialità) e che mette al centro di tutto le emozioni.

Che tipo di lavoro hai svolto sul tuo personaggio Pietro Sanfilippo?

Quando mi hanno proposto di fare Pietro, il personaggio mi è piaciuto moltissimo. Amo questi uomini come lui, questi siciliani che hanno voglia di vivere, che sembrano pensare solo a se stessi e invece mostrano di avere un cuore. Anche se avevo girato più scene, alcune sono state tagliate, ma non fa niente. La scena che ho amato di più fare è proprio quella in cui Pietro tira fuori il suo lato più sensibile.

Cosa ha significato per te – da siciliano – prendere parte ad una fiction così importante per la tv nazionale?

Per me Montalbano è come Sanremo ed io sento di aver cantato la mia canzone. Il fenomeno l'ho sempre seguito, quindi quando mi è stato proposto di fare questo ruolo non ci ho neanche pensato. Poi c'è il passaggio ad Agrigento, che è la mia città, c'è la casa di Pirandello, ci sono una serie di coincidenze che ho amato, in cui ho sentito che il destino mi ha portato lì. Mettici quindi la Sicilia, Pirandello, i lavori di Camilleri, lavorare con Alberto Sironi (il regista, ndr) e Luca Zingaretti, la puntata poi è andata in onda nel giorno del compleanno di mia madre, quindi il quadro è completo. Sono felice.

Che aria si respira sul set di Montalbano? 

Nel mestiere dell'attore non esiste la routine, non deve esistere. Ho fatto la lunga serialità e non ho mai apprezzato chi ha un atteggiamento abitudinario. In Montalbano ho trovato questo. Non vedi Luca , Peppino o Cesare (rispettivamente Zingaretti, Mazzotta e Bocci, ndr) che siccome fanno sti personaggi da vent'anni vanno in leggerezza. No, c'è rigore. L'aria che si respira è di grandissima professionalità, con un grande regista (Sironi, ndr) che quando deve alzare la voce lo fa. Il rigore, lo dico sempre, è di grandissimo aiuto alla creatività.

Ci racconti un aneddoto dal set? 

Ci stavamo preparando per girare, Luca era impegnato in una telefonata con la sua bellissima moglie (Luisa Ranieri, ndr), le parlava d'amore. Poi è partito il ciak. È stato un bel momento.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Ci sarà una ripresa di "Sacrificio d'amore", a maggio, e nella seconda parte ci sarò io. Il personaggio è Tano Moncada, è un siciliano degli anni '20, il primo dopoguerra. È un siciliano orgoglioso, più ironico rispetto al mio personaggio fatto in Montalbano, più protagonista anche. È un uomo ironico, un uomo che se ne frega un po' di tutto e tutti, che non si fida di nessuno. Lui è un personaggio che si fida solo dei siciliani, di quelli come lui. Avrà delle storie sentimentali, sono convinto che vi piacerà.

Curi personalmente i tuoi social network? Hai un filo diretto con ammiratori e ammiratrici? 

Sono un po' orsetto sotto questo punto di vista (ride, ndr). C'è una pagina Facebook che è curata da fan, ormai diventate amiche, che mi seguono da anni. So che è un po' fuori moda, ma non riesco ad essere molto ‘social'. Non so snaturarmi. Ogni tanto collaboro anche io, ma da questo punto di vista non frequento così tanto. Poi nella vita sono attivissimo, sto con gli amici, mi piace scherzare, sono molto "sociale". Quindi "sociale" sì, ma "social" molto meno.

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