Dal titolo può apparire un'impresa titanica, è vero, ma oggi se non hai un titolo non vai da nessuna parte. Ho visto, anzi abbiamo visto il terzo e quarto episodio de "L'Amica Geniale" insieme a Ludovica Nasti, la piccola Lila scelta da Saverio Costanzo per la serie Tv evento tratta dal romanzo di Elena Ferrante.

Farlo è stato piuttosto semplice, ho spiato la sua pagina Instagram per scoprire dove avrebbe visto la seconda puntata della serie in onda su Rai1, puntata nella quale, per la verità, lei non compare, visto che al suo posto c'è già Gaia Girace che veste i panni dell'amica geniale da adolescente. Il posto è semplicemente il pub della sua famiglia. Ci faccio un salto perché di martedì sera, ogni tanto, ci meritiamo di evadere dalla dieta, e per capire se Ludovica ci sarà veramente. Non c'è bisogno di camuffarsi, per riconoscermi qualcuno dovrebbe conoscermi, ma uso il prudente escamotage di andarci con mia madre.

Ludovica Nasti c'è e scatta immediato il flusso di commenti sotto voce tra i presenti. "È proprio bella", "In televisione mi sembrava diversa", "no, non cambia di una virgola", "quando è andata dalla Balivo sembrava più spigliata", "invece vedi che alla fine è timida…?". Pareri pronunciati per lo più sottovoce, per quanto l'impressione è che parecchi dei presenti siano amici di famiglia o parenti. Tante persone vanno a complimentarsi con i genitori di lei mentre sui due schermi in sala c'è ancora Amadeus con le sue discutibili giacche. Ludovica gira tra i tavoli, si piazza scherzosamente dietro al bancone di essere al centro dell'attenzione, la cosa non sembra pesarle, forse per naturale predisposizione a gestire queste situazioni, o perché ci si è già abituata.

Quando ancora scorrono gli spot di anteprima dei due nuovi episodi, posso già constatare che "L'Amica Geniale", almeno in questa fase iniziale, genera il fenomeno del gruppo di ascolto, cioè del raduno di persone per seguire un evento televisivo. È una cosa che oggi accade di rado, probabilmente solo per Sanremo e, forse, X Factor. È un fattore interessante, perché restituisce la misura e la portata dell'evento che la Rai è riuscita a creare in Italia. E spiega, in parte, anche gli ascolti registrati dalla serie che, seppure rilevanti, al sottoscritto sono parsi sottodimensionati rispetto all'entità del fenomeno e alla campagna di sponsorizzazione Rai. Se un gruppo d'ascolto come questo non è un caso singolo, i 7 milioni in media che hanno seguito il primo episodio potrebbero essere molti di più.

Ma torniamo al pub, completata l'ordinazione inizia il terzo episodio de "L'Amica Geniale" e cala il silenzio, così come le luci, per favorire la visione. È un silenzio parziale, che dura pochissimo e noi ci sentiamo un po' americani, o meglio non napoletani, perché benediciamo i sottotitoli: sono il solo modo per seguire l'episodio con l'audio limitato. Quando si parla in italiano, non si capisce nulla. Io continuo a seguire i movimenti di Ludovica, che adesso sta su uno sgabello, da sola, a guardare la Tv, concentrata come pochi lì dentro. Le vorrei chiedere tante cose, se ha già visto questo episodio completo, se le dispiace non essere più la sola Lila sullo schermo, quanto le sue insegnanti siano simili o diverse dalla maestra Oliviero (qui la nostra intervista a Dora Romano, l'attrice che la interpreta), ma alterare il suo grado di attenzione sarebbe un peccato. E allora con un occhio monitoro il televisore, con l'altro guardo lei, che ogni tanto si alza e fa un giro tra i tavoli, va dai suoi genitori, dice loro qualcosa, poi torna a sedere. Risate "in sala" quando si parla del marchese, qualche sguardo complice tra chi sa o ricorda i racconti di chi gli ha spiegato come si apprendesse, un tempo, del ciclo mestruale. Mia madre ricorda alcune cose, ma nel farlo ci tiene a precisare, ogni volta, che quelli non erano i suoi tempi.

Col trascorrere dei minuti si fa sempre più difficile seguire la storia. I bambini nel locale si spazientiscono e la stessa Ludovica inizia a mostrare segnali di stanchezza. Si getta tra le braccia della madre tra uno stacco pubblicitario e l'altro, come farebbe una bambina che ha sonno e vuole andare a casa. A tenerla sveglia e vigile sono le richieste di foto e a questa tentazione sono io stesso a cedere. Il richiamo del selfie è più forte di me. Glielo chiedo, lei si avvicina, sorride con gentilezza, scatto fatto, le diciamo che è bellissima e lei ringrazia, con voce dolce. Il secondo dei due episodi volge al termine, stiamo per andare via, ma prima scambiamo due parole con la madre di Ludovica, che ci chiede che impressione abbiamo avuto, ma quando guarda mia madre intuisce il malumore di chi non ha sentito nulla. Si scusa, ma in fondo siamo lì per la situazione, più che per la visione. Forse i tempi non sono ancora maturi per seguire una serie Tv in un pub, ma se una serie Tv è capace di portare decine di persone a ritrovarsi in un pub, vuol dire che qualcosa di speciale è accaduto.