"Maltese – Il romanzo del commissario" si è chiuso su Rai1 dopo 4 puntate e un enorme successo di pubblico. Ancora una volta, la formula poliziesca funziona nella prima serata Rai, tanto più che la miniserie con Kim Rossi Stuart si è posta sulla scia del fortunatissimo "Il Commissario Montalbano" (i produttori sono gli stessi) ma anche di un cult del passato come "La piovra". All'indomani del gran finale, sono moltissimi gli spettatori che si pongono la fatidica domanda: ci sarà una seconda stagione?

Per quanto l'intreccio si sia concluso con la quarta puntata, lo scenario della serie – la Trapani degli anni 70 alle prese con una mafia sempre più potente – e il carisma del protagonista Dario Maltese si prestano alla possibilità di proseguire per un'altra annata. Non arrivano ancora conferme ufficiali da parte della Rai, ma a fare ben sperare sono le dichiarazioni del regista Gianluca Maria Tavarelli, rilasciate pochi giorni fa a "Il Sussidiario". Tavarelli ammette l'intenzione a continuare, seppure a ben precise condizioni

C'è la volontà di tutti di fare una seconda stagione anche se c'è da dire che la prima è costata anni di lavoro e quindi ci vorrà del tempo. (…) L'intenzione, però, del gruppo, da me a Kim Rossi Stuart, è di andare avanti solo se il senso sarà quello giusto. Non vogliamo rovinare una cosa bella tanto per dire che andremo a fare Maltese 2.

Il successo del poliziesco all'italiana in tv.

Del resto, i 6 milioni di spettatori dell'ultima puntata raccontano di un successo che la Rai ha tutto l'interesse a replicare. Per chiarire le tempistiche di "Maltese", Tavarelli ha spiegato che l'idea della serie è nata anni fa e che la sceneggiatura ha richiesto un lavoro di due anni. Anche la fiction italiana, insomma, sulla scia della serialità internazionale, insegue l'alta qualità. "La Rai sta capendo cose diverse", ha dichiarato il regista, "I bastardi di Pizzofalcone e Rocco Schiavone hanno toccato percorsi diversi rispetto ai soliti. Si è andati anche sul non certo, su cose che potevano prendere una direzione non facile, ma che comunque potessero dare un taglio internazionale e moderno". I titoli cui fa riferimento Tavarelli, non a caso, sono esemplificativi della già citata ascesa del poliziesco all'italiana, che non teme di affrontare temi e linguaggi forti e a cui il pubblico risponde con ascolti spesso altissimi.