Il peccato originale di Fiorello è la lingua, l'italiano. Non c'è traccia di disprezzo per le nostri origini, la nostra cultura, ma solo una constatazione che riguarda un personaggio ormai enorme, imprescindibile nella storia dello spettacolo italiano di recente. Se Fiorello parlasse inglese non sarebbe meno popolare di David Letterman, Jimmy Fallon o qualunque altro personaggio del mondo televisivo internazionale si possa immaginare un'icona. Si tratta certamente di un ragionamento assurdo, ma il suo enorme talento spinge a credere sia così.

VivaRaiPlay ne è l'ennesima dimostrazione, qualora ci fosse qualche dubbio. Il traguardo raggiunto con questo programma prescinde persino dalla qualità del programma stesso, delle gag, dell'intrattenimento puro, perché completa un percorso di carriera incredibile, in cui l'enorme popolarità e la voglia di novità hanno camminato sempre di pari passo. E questa cosa è difficilissima.

Non smentirsi mai

Fiorello con VivaRaiPlay conferma che la rottura di ogni schema è il suo marchio di fabbrica. L'operazione fatta dalla Rai era necessaria, se ne sentiva un gran bisogno, ma non era scontato che si trovasse l'uomo giusto. Ed è accaduto anche questa volta. Perché è difficile preventivare quanto sarà penetrante l'operazione di VivaRaiPlay, ma una cosa sembra certa: pochi argomenti sono riusciti a rimbalzare tra una generazione e l'altra come quello che Fiorello sta facendo con il suo nuovo show.

Fiorello e il pubblico giovane

Ne parla il pubblico più adulto, misurandosi con la prospettiva di un grande cambiamento delle proprie abitudini, impaurito ma curioso; per le stesse ragioni, ma enfatizzatie ne parla il pubblico di anziani; e ne parla il pubblico di 30enni, molto scettici nei confronti della Rai e quindi increduli che proprio lì possa accadere una cosa che ritengono televisivamente e tecnologicamente ambiziosa. Ne parla, insomma, il pubblico che lui stesso aveva annunciato di voler coinvolgere: "Non puntiamo ai giovani, se arriveranno sarà una bella sorpresa". E se i giovanissimi ne parleranno lo scopriremo nelle prossime settimane.

Fiorello cambierà davvero la Rai e il suo pubblico?

Fino ad ora abbiamo visto solo 15 minuti di VivaRaiPlay, ma è chiaro che il programma potrebbe lasciare un segno significativo sull'immaginario televisivo collettivo, finendo per incidere in maniera potentissima e che comunque sarà difficile quantificare. Possiamo tranquillamente dire, però, che questa è l'operazione più significativa del mandato dell'amministratore delegato Fabrizio Salini alla Rai. Così come si può dire che VivaRaiPlay proietterà Fiorello nella santità della televisione italiana. Ammesso che non ci fosse già. Per l'ennesima volta fa qualcosa che disorienta, che lascia senza parole a prescindere, prima ancora che sia possibile farsene un'opinione.