17 Dicembre 2014
00:03

Viva “Fargo”, la serie che ci libera dalle regole

“Il tuo problema è che hai sempre pensato che ci fossero delle regole. Non ce ne sono”. Benvenuto “Fargo”, incrocio paradossale di situazioni e personaggi, divisi tra l’uomo e la scimmia. La serie in onda su Sky e ispirata al film omonimo dei Coen ha già conquistato tutti.
"Il tuo problema è che hai sempre pensato che ci fossero delle regole. Non ce ne sono". Benvenuto "Fargo", incrocio paradossale di situazioni e personaggi, divisi tra l'uomo e la scimmia. La serie in onda su Sky e ispirata al film omonimo dei Coen ha già conquistato tutti.

"Il tuo problema è che hai sempre pensato che ci fossero delle regole. Non ce ne sono". Benvenuti nel mondo di "Fargo" che ha fatto il suo ingresso in scena grazie all'ottimo Sky Atlantic HD, in un giorno dove la generalista piazzava la seconda ed ultima puntata del sermone di Roberto Benigni su "I Dieci Comandamenti" e poi nulla più, ivi compresi "Ballarò" e "diMartedì". Premiato dalla rete da subito, con l'hashtag in cima ai trending topic di twitter in tempo reale, "Fargo" in Italia è arrivato con il clamore mediatico (oltre a sperticate lodi da parte della critica) di chi ha vinto due premi Emmy 2014 vinti, migliore regia e miglior casting per un film, miniserie o speciale drammatico, e, più recente, le nomination ai Golden Globe 2015. Cinque in tutto, le più importanti: miglior miniserie o film per la televisione, miglior attore per Billy Bob Thornton, miglior attore per Martin Freeman, miglior attrice per Allison Tolman, miglior attore non protagonista per Colin Hanks. Sì, quel Colin Hanks figlio di Tom, spesso bistrattato, che trova in questa serie un ruolo a pennello e un'occasione d'oro per togliersi il peso del cognome.

Sin dalle prime sequenze, apprezziamo l'atmosfera di un classico film dei Fratelli Coen. Potrebbe essere quello omonimo, dal quale la serie è tratta, come "Non è un paese per vecchi", ora pare di essere in "A Serious Man" e ora anche ne "Il grande Lebowski". Come un carosello surreale, arrivano personaggi che ce ne ricordano altri. Il Lorne Malvo di Billy Bob Thornton è analogo a quel Anton Chigurh di Javier Bardem. Allison Tolman è l'agente di polizia Molly Solverson, che ricorda in tutto e per tutto il ruolo di Marge Gunderson, che ha portato Francis McDormand a vincere l'Oscar come miglior attrice. Martin Freeman, che spettacolo ragazzi, nel ruolo dell'assicuratore ameba Lester Nygaard, conferma il suo stato di grazia.

Per i nostalgici di "Breaking Bad", le notizie buone sono due: c'è Bob Odenkirk, il Saul Goodman di Albuquerque. Quale la seconda good news? Con le dovute distanze, vedere un uomo medio pronto ad esplodere e trasformarsi una macchina da guerra ed un fuorilegge vagabondo, carismatico e dall'aria pericolosa, fare coppia ricorda il celebre duo, quella che noialtri delle scorpacciate seriali siam sempre lì a tirarla in ballo, per devozione ed assenza. Si, sto parlando di loro, Walter White e Jesse Pinkman.  

"What if you're right and they're wrong?", dice il poster che mostra il pesciolino rosso andare controcorrente rispetto al branco di pesci gialli. Questo è solo il primo tra tantissimi simboli, citazioni e "easter egg" che la scrittura di Noah Hawley ha disseminato per noi, in un felice esperimento di televisione al giusto confine con il cinema, con un incrocio paradossale di situazioni e personaggi, divisi tra l'uomo e la scimmia. Quella spaccatura che Lorne rivela all'inerme Lester: "È una marea di sangue questa vita. La merda che ci fanno ingoiare, il capo, la moglie, gli amici. Se non gli spieghi che nel profondo sei ancora una scimmia, alla fine vieni spazzato via".

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